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Dato Ponderale — Anno 2026

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Altri anni per Dato Ponderale

Provvedimenti

630 dosi di ketamina: no a lieve entità spaccio stupefacenti
L'Imputato ha impugnato la condanna per traffico illecito di sostanze stupefacenti, lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio stupefacenti. Il ricorrente trasportava e deteneva seicentotrenta dosi singole di ketamina. I giudici di merito hanno escluso l'ipotesi attenuata a causa dell'ingente quantitativo della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un elevato dato ponderale impedisce di considerare il fatto di minima offensività e condannando l'Imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se la droga è varia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione illecita di eroina, cocaina e hashish. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. I giudici hanno confermato la decisione di merito, evidenziando che la pluralità di sostanze, il rilevante peso della droga sequestrata e le modalità di detenzione indicano una spiccata professionalità e una capacità di diffusione sul mercato incompatibili con la minima offensività. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua cantinola, di cui possedeva le chiavi, ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, sufficienti a confezionare oltre duemila dosi. Oltre alla droga, erano presenti strumenti di confezionamento, appunti contabili e telefoni cellulari dedicati. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità dell'imputato, evidenziando che la destinazione allo spaccio era palese e che il diniego delle circostanze attenuanti generiche era ampiamente giustificato dalla gravità dei fatti e dalla mancanza di elementi positivi a suo favore. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per chi vende ai domiciliari
Il Ricorrente, già agli arresti domiciliari, è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso di 198 dosi di cocaina e 806 dosi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità e contestando l'aumento di pena per la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato numero di dosi e la commissione del fatto durante la detenzione domiciliare escludono categoricamente la minore gravità del fatto. Di conseguenza, Il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio: la contabilità nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di circa 24 grammi di cocaina e 130 grammi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità nel reato di spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione complessiva esclude la minima offensività del fatto. Elementi come la diversità delle sostanze, il possesso di materiale per il confezionamento e un taccuino con la contabilità dell'attività illecita dimostrano una spiccata capacità di diffusione sul mercato. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Droga in carcere: no alla lieve entità dello spaccio
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per aver tentato di introdurre hashish in un istituto penitenziario per consegnarlo a un detenuto. La difesa ha impugnato la sentenza chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che non si può applicare la lieve entità dello spaccio a causa del peso significativo della droga, dell'elevata percentuale di principio attivo e delle modalità professionali della condotta, elementi incompatibili con una minima offensività del fatto. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità stupefacenti: impronta singola ma condanna intera
L'Imputato è stato condannato per detenzione di marijuana dopo il ritrovamento di quattro buste di droga in un giardino condominiale chiuso. Solo una busta recava le sue impronte digitali, per un peso inferiore a cento grammi. L'Imputato ha richiesto l'applicazione della circostanza della lieve entità stupefacenti, sostenendo che la restante droga appartenesse ad altri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il contesto complessivo, caratterizzato da un nascondiglio comune e dall'assenza di segni distintivi sulle confezioni, dimostra un accordo tacito tra i detentori. Di conseguenza, la gravità complessiva dell'azione esclude la lieve entità stupefacenti, confermando la condanna e l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a sconti per incensurati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato deteneva in casa circa 340 grammi di cocaina, suddivisi in ovuli, equivalenti a oltre mille dosi. I giudici hanno respinto la richiesta di riqualificare il fatto come di lieve entità, evidenziando l'elevata quantità di droga sequestrata. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ricordando che la semplice incensuratezza non è più sufficiente per ottenerle, soprattutto in presenza di un comportamento non collaborativo con le forze dell'ordine. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione a fini di spaccio: condannato per 46 grammi di hashish
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva che i 46 grammi di hashish rinvenuti nella sua abitazione fossero destinati esclusivamente all'uso personale. I giudici hanno respinto la tesi difensiva evidenziando che da quel quantitativo si potevano ricavare oltre 645 dosi singole. Inoltre, le forze dell'ordine avevano sequestrato in casa un quaderno con la contabilità dell'attività illecita, contenente nomi e cifre riconducibili alle vendite. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Possesso di stupefacenti: i criteri di prova
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del possesso di stupefacenti, stabilendo che il superamento dei limiti tabellari non costituisce prova automatica di spaccio. Per una condanna, sono necessari ulteriori indizi concreti che dimostrino la destinazione della sostanza alla vendita, come il confezionamento o il possesso di strumenti per la pesatura.
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Spaccio e fatto di lieve entità: la quantità non può essere ignorata
Un uomo condannato per spaccio di stupefacenti ha contestato la decisione dei giudici di non applicare la pena più mite prevista per il 'fatto di lieve entità', nonostante la modesta quantità di droga. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: i giudici non possono escludere questa ipotesi meno grave senza una motivazione completa. La sola organizzazione dell'attività non basta. È necessario valutare in modo complessivo tutti gli elementi del caso, inclusa la quantità di sostanza. La sentenza è stata quindi annullata su questo punto e il caso dovrà essere riesaminato da un altro giudice, che dovrà fornire una spiegazione adeguata.
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Detenzione di stupefacenti: droga in cameretta, niente sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a un uomo trovato con 700 grammi di hashish, nascosti nella camera da letto del figlio. I giudici hanno escluso l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', valorizzando non solo l'ingente quantitativo (pari a 1749 dosi), ma anche le modalità di occultamento e la presenza di due telefoni cellulari. Questi elementi, secondo la Corte, indicano un ruolo non marginale di 'custode-depositario' inserito in una rete di narcotraffico, giustificando una pena superiore ai minimi previsti. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Fatto di lieve entità? No, se la serra di droga è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per coltivazione e detenzione di stupefacenti, escludendo la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. La decisione si basa non solo sull'ingente quantitativo di droga, pari a oltre undicimila dosi, ma soprattutto sull'assetto professionale dell'attività. La presenza di una serra attrezzata, macchinari per il confezionamento e canali di vendita dedicati ha dimostrato un'organizzazione imprenditoriale incompatibile con l'ipotesi di reato minore. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: negato con 100g e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. L'imputato era stato trovato in possesso di 100 grammi di hashish. I giudici hanno stabilito che, per escludere la lieve entità, non basta considerare solo la quantità della sostanza. In questo caso, i precedenti penali specifici dell'imputato hanno dimostrato un suo stabile inserimento nel mondo del narcotraffico. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di droga: spaccio o uso personale? La Cassazione decide
Un uomo viene condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio e per commercio di prodotti contraffatti. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine trovano in casa sua circa 94 grammi di stupefacenti (hashish e marijuana), un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. Le chat sul suo cellulare confermano l'attività di vendita. L'imputato si difende sostenendo che la droga fosse per uso personale e di gruppo. La Corte di Cassazione, però, respinge il ricorso. La Corte stabilisce che la notevole quantità, il bilancino e i messaggi sono prove sufficienti per confermare l'accusa di spaccio, rendendo la condanna definitiva.
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Spaccio: 500g di hashish non sono un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro in materia di spaccio di droga. Un uomo, condannato per detenzione di quasi 500 grammi di hashish, aveva chiesto di riconoscere il 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la sua richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, una quantità così ingente di stupefacente, da cui si potevano ricavare oltre 5.000 dosi, è un fattore talmente grave da escludere automaticamente la possibilità di un 'fatto di lieve entità'. Questo 'dato ponderale' dimostra una capacità di generare guadagni elevati, incompatibile con la definizione di piccolo spaccio. La condanna dell'imputato è quindi diventata definitiva.
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Coltivazione di Stupefacenti: Condannati dalle fototrappole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per coltivazione di stupefacenti. I due complici, ripresi da fototrappole mentre curavano, raccoglievano e sorvegliavano una piantagione di canapa indiana, si erano difesi sostenendo di credere che le piante fossero prive di principio attivo. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando l'appello inammissibile. La decisione si basa sulle prove evidenti della loro partecipazione attiva e coordinata. Inoltre, l'ingente quantitativo di sostanza ricavabile (903 dosi) ha escluso in modo definitivo l'ipotesi dell'uso personale, rendendo la condanna per coltivazione di stupefacenti finalizzata allo spaccio inevitabile e definitiva.
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Detenzione a fine di spaccio: 33g di droga bastano per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione a fine di spaccio nei confronti di un uomo trovato in possesso di 33 grammi di marijuana, quantità sufficiente per 266 dosi. L'imputato sosteneva che la droga fosse per uso personale, ma i giudici hanno dato peso a due elementi chiave: l'ingente quantitativo e il fatto che l'uomo si trovasse in una zona notoriamente conosciuta per lo spaccio. Secondo la Corte, questi indizi sono sufficienti a dimostrare l'intenzione di vendere la sostanza, rendendo la tesi difensiva non credibile. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: no con tanta droga, anche se collabori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per detenzione di stupefacenti, negando l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. Per un imputato, la grande quantità e varietà di droga, un'ingente somma di denaro e i precedenti penali indicavano un'attività strutturata. Per il complice, che aveva collaborato, il notevole quantitativo di droga trasportata (58 ovuli) è stato ritenuto sufficiente a escludere il reato minore. La sentenza stabilisce che il solo dato ponderale può essere decisivo per negare il 'fatto di lieve entità', anche in presenza di collaborazione.
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Detenzione di stupefacenti: 600g sono troppi per uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nei confronti di un individuo trovato in possesso di oltre 600 grammi di GBL. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse per uso personale e che, al massimo, il fatto dovesse essere considerato di lieve entità. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: una quantità così ingente è oggettivamente incompatibile con un consumo esclusivamente personale. Questo 'dato ponderale' è stato ritenuto sufficiente sia per escludere la lieve entità del fatto, sia per negare la concessione delle attenuanti generiche, data la rilevante capacità della sostanza di essere immessa sul mercato e la conseguente gravità del reato.
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