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Controricorrente — Anno 2026

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Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Omessa notifica al liquidatore: conseguenze nel ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di omessa notifica al liquidatore di una società estinta nell'ambito di un ricorso tributario. Invece di dichiarare inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, i giudici hanno stabilito che si tratta di un vizio sanabile. Di conseguenza, hanno ordinato all'ente ricorrente di integrare il contraddittorio, notificando l'atto al liquidatore entro 60 giorni, e hanno disposto la riunione con un altro procedimento connesso, rinviando la causa a una nuova udienza per la trattazione del merito.
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Licenziamento autoferrotranvieri: regole procedurali
Un lavoratore del settore trasporti impugna il licenziamento disciplinare per vizi procedurali. La Cassazione analizza la normativa speciale per gli autoferrotranvieri (R.D. 148/1931), distinguendo tra violazioni procedurali sostanziali, che causano la nullità del licenziamento, e irregolarità formali. In questo caso, né la tardiva costituzione del Consiglio di Disciplina né la concentrazione di alcune funzioni istruttorie in un unico soggetto sono state ritenute lesive del diritto di difesa, portando al rigetto del ricorso del lavoratore e alla validazione del licenziamento.
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Termini rito Fornero: la Cassazione sui termini brevi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore, ribadendo la specificità dei termini rito Fornero. L'ordinanza chiarisce che il termine breve di 60 giorni per l'impugnazione in Cassazione decorre dalla semplice comunicazione della sentenza d'appello, e non si applicano i termini ordinari più lunghi. La mancata osservanza di questo termine perentorio comporta l'inammissibilità del ricorso.
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Lavoro tra coniugi: prova rigorosa per la subordinazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2364/2026, ha stabilito che il lavoro tra coniugi si presume gratuito. Per dimostrare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, il coniuge-lavoratore deve fornire una prova rigorosa della subordinazione, come un orario fisso, una retribuzione mensile e la soggezione al potere direttivo dell'altro coniuge. Nel caso di specie, una donna che lavorava nella gioielleria del marito separato non è riuscita a fornire tale prova, vedendosi negato il riconoscimento del rapporto di lavoro e le relative spettanze economiche.
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Contratto a progetto: quando si converte in subordinato
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a progetto in rapporto di lavoro subordinato. La mancanza di un progetto specifico e distinto dall'attività ordinaria aziendale rende il contratto nullo, con conseguente trasformazione automatica in un impiego a tempo indeterminato. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Abuso del processo: quando il ricorso è temerario
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una figlia contro gli eredi del padre per la restituzione di un immobile concesso in comodato. Il ricorso, basato su motivi già decisi o nuovi e infondati, è stato qualificato come abuso del processo, comportando per la ricorrente una condanna al risarcimento del danno per lite temeraria, oltre al pagamento delle spese legali.
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Mansioni superiori: quando il numero di addetti conta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di mansioni superiori e del relativo inquadramento come quadro direttivo. La decisione conferma che, per ottenere la qualifica superiore, non è sufficiente coordinare un certo numero di dipendenti, ma è necessario soddisfare i precisi requisiti numerici e qualitativi stabiliti dal contratto collettivo di riferimento. La Corte ha ribadito che la valutazione dei fatti e delle prove operata dal giudice di merito, se congruamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Responsabilità professionale avvocato: cosa succede?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex lavoratore che chiedeva il risarcimento per responsabilità professionale avvocato. La Corte ha stabilito che la condotta di insubordinazione del lavoratore (rifiuto di un trasferimento) era di per sé sufficiente a giustificare il licenziamento, interrompendo così il nesso causale tra la presunta negligenza dei legali e il danno subito. Anche se i legali avessero commesso un errore, l'esito non sarebbe cambiato a causa del comportamento del loro stesso assistito.
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Responsabilità notaio: non risponde per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità del notaio per i danni subiti da un'acquirente a causa di una falsa dichiarazione del venditore riguardo l'estinzione di un'ipoteca. La Corte ha stabilito che il notaio, riportando nell'atto la dichiarazione del venditore accettata dall'acquirente, adempie ai suoi doveri. La verifica della veridicità di tali dichiarazioni ricade sul rischio contrattuale assunto dall'acquirente, che avrebbe potuto richiedere verifiche aggiuntive.
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Responsabilità professionale direttore lavori: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due professionisti, un direttore dei lavori e un progettista strutturale, per i danni causati durante una ristrutturazione edilizia. La sentenza sottolinea che la responsabilità professionale del direttore lavori include un dovere inderogabile di vigilanza, che non può essere eluso fidandosi delle rassicurazioni del committente o di terzi. Anche l'assoluzione in sede penale è stata ritenuta irrilevante ai fini della responsabilità civile, che si fonda sulla semplice colpa. I ricorsi sono stati respinti in quanto miravano a un riesame del merito, inammissibile in sede di legittimità.
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Revocazione sentenza Cassazione: quando è inammissibile
Un lavoratore chiede la revocazione di una sentenza della Cassazione che confermava il suo licenziamento, presentando un nuovo documento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione si basa sull'impossibilità di chiedere la revocazione sentenza Cassazione per la scoperta di nuovi documenti e sul fatto che la precedente decisione non era di merito. Viene inoltre evidenziato il mancato rispetto dei termini.
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Doppia iscrizione INPS: socio amministratore e oneri
Un socio unico e amministratore di una s.r.l. artigiana, già iscritto alla Gestione Separata, ha contestato la richiesta dell'INPS di versare contributi alla Gestione Artigiani sul reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la doppia iscrizione INPS è legittima quando l'attività del socio non si limita al ruolo di amministratore, ma consiste in una partecipazione abituale e prevalente alla vita aziendale, anche se di natura organizzativa e non manuale. In tal caso, il reddito d'impresa costituisce la base imponibile per i contributi alla gestione artigiani.
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Pegno di titoli: doveri del custode e buona fede
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore contro una banca per la svalutazione di azioni date in pegno di titoli. La Corte ha ritenuto che la domanda, incentrata sulla violazione dei doveri di custodia e buona fede, fosse nuova rispetto a quelle presentate nei gradi di merito, che contestavano l'esistenza stessa del pegno.
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Società pubblica: no conversione contratto illecito
Un lavoratore, impiegato tramite società appaltatrici ma di fatto alle dipendenze di una società pubblica, ha richiesto la costituzione di un rapporto di lavoro diretto con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura di società pubblica impone l'assunzione tramite concorso, impedendo la conversione giudiziale di un contratto di lavoro sorto in violazione di tali norme imperative, anche in caso di appalto illecito.
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Intimazione testi telefax: quando è valida per la Cassazione
Un'azienda ricorre in Cassazione contestando la validità di un'intimazione testi telefax che aveva portato alla revoca di una decadenza dalla prova. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'intimazione via telefax è prevista dalla legge e che la sua validità può essere provata anche dalle dichiarazioni dei testimoni stessi, in base al principio del raggiungimento dello scopo dell'atto.
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Eccezione di prescrizione: come riproporla in appello
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per contestare le condizioni di un conto corrente. Dopo una decisione parzialmente favorevole in primo grado, la Corte d'Appello ha riformato la sentenza, condannando la banca a restituire una cospicua somma. La banca ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'errata valutazione della prescrizione sulle rimesse. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, non per il merito della questione, ma perché la banca non aveva correttamente riproposto la sua eccezione di prescrizione nel giudizio d'appello, considerandola così rinunciata.
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Identità delle parti: la Cassazione e l’enunciazione
Una società, condannata a pagare una somma a una banca in virtù di una fideiussione, ha ricevuto un avviso di liquidazione per l'imposta di registro. L'avviso si basava sull'enunciazione del contratto di fideiussione nella sentenza di condanna. La società ha impugnato l'atto, sostenendo la mancanza di identità delle parti tra il contratto e il processo, poiché alcuni fideiussori originari non erano parte in causa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'applicazione dell'imposta per enunciazione è sufficiente un'identità sostanziale e anche solo parziale tra le parti dell'atto enunciato e quelle del processo.
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Specificità motivi appello: quando l’atto è valido
Una cliente contesta in Cassazione la sentenza d'appello, sostenendo la mancanza di specificità dei motivi d'appello della banca. La Suprema Corte rigetta il ricorso, affermando che l'appello era ammissibile perché le censure erano pertinenti alle questioni di usura e determinatezza degli interessi affrontate dal Tribunale, rispettando il requisito della specificità dei motivi d'appello.
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Lavoro subordinato docente: quando non sussiste
Una docente, dopo anni di insegnamento presso un istituto universitario, ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato docente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza chiarisce che, per le prestazioni intellettuali come l'insegnamento, la continuità del rapporto non basta. Per qualificare un rapporto come subordinato sono necessari specifici indici, come l'esercizio del potere direttivo e di controllo da parte dell'istituto, un orario di lavoro fisso e vincolante, e un vincolo di esclusività, elementi che nel caso di specie sono risultati assenti.
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Decreto penale di condanna: esclusione illegittima
Un candidato viene escluso da una selezione pubblica per un decreto penale di condanna emesso a suo carico. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esclusione è illegittima. La motivazione risiede nel fatto che il candidato aveva tempestivamente proposto opposizione al decreto; tale atto ne determina la revoca automatica (ipso iure). Di conseguenza, al momento dell'esclusione, la condanna non era più giuridicamente esistente, rendendo il provvedimento dell'azienda privo di fondamento.
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