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Controricorrente — Anno 2026

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Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Fondo di Garanzia INPS: quando non interviene?
La Corte di Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario, il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro, non si era verificato. Di conseguenza, la responsabilità per il TFR e le retribuzioni maturate si trasferisce sul nuovo datore di lavoro, rendendo inefficaci nei confronti dell'INPS eventuali accordi di deroga alla responsabilità solidale.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'INPS in una causa per un assegno sociale. La Corte chiarisce che il motivo del travisamento della prova non può essere utilizzato per ottenere un riesame dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. La decisione si fonda sulla distinzione tra una nuova valutazione del merito e un errore percettivo del giudice, ribadendo i rigidi limiti del ricorso per cassazione.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS se, prima dell'insolvenza del datore di lavoro, il loro rapporto è stato trasferito a un'altra azienda solvibile tramite cessione d'azienda. In questo caso, il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo datore, che diventa responsabile per i crediti maturati, incluso il TFR. La continuità del rapporto di lavoro esclude il presupposto fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto stesso.
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Definizione agevolata controversie: come funziona?
Un contribuente, a seguito di un avviso di accertamento IVA relativo alla presunta fittizietà di un trust estero, ha visto il suo caso arrivare fino alla Corte di Cassazione. Prima della decisione nel merito, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata controversie prevista dalla L. 130/2022. La Suprema Corte, prendendo atto dell'adesione e del relativo pagamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza esaminare le ragioni del ricorso. Le spese processuali sono state compensate tra le parti.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: guida pratica
Un cittadino ha impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello che lo condannava a un risarcimento danni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di una grave mancanza procedurale: l'omesso deposito della copia notificata della sentenza impugnata. Questa ordinanza evidenzia come l'improcedibilità del ricorso in Cassazione sia una conseguenza diretta del mancato rispetto di oneri formali, impedendo qualsiasi valutazione nel merito delle ragioni dell'appellante.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della compensazione spese di lite in un caso in cui il giudizio si è estinto per una riassunzione irrituale. La decisione si fonda sulla oggettiva controvertibilità e incertezza della normativa processuale applicabile al momento dei fatti, ritenuta una ragione grave ed eccezionale per derogare al principio della soccombenza.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, in causa contro gli enti previdenziali per contributi non versati, ha aderito alla definizione agevolata pagando integralmente il debito. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali.
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Querela di falso: firma falsa e rinvio del processo
Un'avvocatessa presenta ricorso in Cassazione in una causa di risarcimento danni. Solleva una querela di falso, contestando l'autenticità della firma di una controparte sul controricorso. La Corte di Cassazione, rilevata l'ammissibilità della querela, sospende la decisione sul merito e rinvia la causa a pubblica udienza per gli accertamenti necessari.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver fatto ricorso in Cassazione contro avvisi di addebito, ha aderito alla definizione agevolata. La Corte ha dichiarato il giudizio estinto, chiarendo che l'adesione e il pagamento della prima rata sono sufficienti per porre fine alla lite, senza una pronuncia nel merito o sulle spese legali.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 977/2026, ha stabilito che è legittima la compensazione spese legali quando l'ente debitore salda la prestazione dovuta dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. Secondo la Corte, il comportamento collaborativo dell'ente e il fatto che la lite prosegua al solo fine di recuperare le spese, costituiscono quelle 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Esonero spese legali: Cassazione chiarisce l’art. 152
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esonero dalle spese legali, previsto per le cause di natura assistenziale, si applica anche quando un cittadino si oppone alla richiesta di restituzione di somme già percepite. La Corte ha chiarito che resistere a una domanda di ripetizione dell'indebito equivale a un'azione per ottenere la prestazione, garantendo così la tutela del cittadino con basso reddito. La sentenza ha annullato la condanna alle spese del primo grado, decidendo direttamente nel merito a favore del ricorrente.
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Calcolo pensione pro rata: Cassazione conferma
Una cassa di previdenza per professionisti ha impugnato una sentenza che la condannava a ricalcolare una pensione, avendo applicato retroattivamente un metodo di calcolo meno favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'illegittimità del calcolo pensione pro rata retroattivo e ribadendo che il diritto al ricalcolo si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Procedimento ex art. 445-bis: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del procedimento ex art. 445-bis, stabilendo che il giudice può solo accertare la sussistenza del requisito sanitario per una prestazione previdenziale, ma non può dichiarare il diritto alla prestazione stessa. Nel caso di specie, un tribunale aveva erroneamente riconosciuto il diritto a una pensione di vecchiaia anticipata, andando oltre il thema decidendum del giudizio, che è limitato alla sola valutazione medico-legale. La sentenza è stata cassata in parte qua.
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Compensazione pecuniaria volo: check-in non richiesto
Due passeggeri chiedevano la compensazione pecuniaria volo per un ritardo di cinque ore. La compagnia aerea si opponeva sostenendo che, essendo stati avvisati della riprogrammazione, i passeggeri non si erano presentati al check-in all'orario originale. Il Tribunale ha dato ragione ai passeggeri, affermando che il diritto alla compensazione pecuniaria volo dipende dal ritardo all'arrivo e non dalla presenza all'imbarco all'orario originario. Il procedimento in Cassazione si è estinto per rinuncia della compagnia aerea.
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Sospensione vendita fallimentare: i limiti del curatore
In una procedura di vendita fallimentare, una società si aggiudica un ramo d'azienda. Successivamente, il curatore sospende la vendita per un'offerta migliorativa, ma solo dopo aver già depositato in cancelleria gli atti della prima aggiudicazione. La Corte di Cassazione stabilisce che il potere del curatore di disporre la sospensione della vendita fallimentare cessa con il deposito degli atti. Da quel momento, la competenza a sospendere la vendita passa in via esclusiva al giudice delegato, al fine di garantire una sequenza procedurale chiara e la stabilità delle vendite.
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Prescrizione crediti tributari: fallimento interrompe?
Una contribuente si oppone a una richiesta di pagamento sostenendo la prescrizione decennale del credito tributario. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva accolto la tesi della contribuente, stabilendo che la corte d'appello aveva errato nel non considerare un fatto decisivo: l'interruzione della prescrizione dei crediti tributari a seguito della domanda di insinuazione al passivo presentata dall'ente di riscossione nella procedura fallimentare a carico della contribuente. Tale domanda, infatti, interrompe la prescrizione per tutta la durata della procedura concorsuale.
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Compenso professionale: quando spetta senza risultato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un consulente a ricevere il proprio compenso professionale per un'attività di assistenza in un'acquisizione aziendale, anche se l'affare non si è concluso. L'ordinanza sottolinea che le contestazioni dei clienti sull'operato del professionista sono state respinte perché formulate in modo generico e tardivo, violando le preclusioni processuali. La Corte ha ribadito che l'obbligazione del professionista è di mezzi e non di risultato, e il compenso è stato liquidato secondo le tariffe professionali in base al valore dell'operazione.
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Impugnazione tardiva: come evitare l’inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la vendita di un immobile in una procedura fallimentare. La decisione si fonda sul principio che, in caso di impugnazione tardiva, è necessario contestare tutte le autonome ragioni della decisione del giudice precedente. L'omessa contestazione di anche una sola di esse rende il ricorso inammissibile per difetto di interesse.
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Decadenza aggiudicazione: quando si perde il bene?
Una società, dopo essersi aggiudicata un'azienda in un'asta fallimentare, è stata dichiarata decaduta per non essersi presentata alla firma del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società. Il motivo principale è che i motivi di ricorso non contestavano la reale ragione della decisione del tribunale (la mancata stipula come previsto dal bando), ma sollevavano questioni non pertinenti. La sentenza sottolinea l'importanza di rispettare la 'lex specialis' del bando di gara per evitare la decadenza dall'aggiudicazione.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiarisce
Una società, dopo aver perso in appello una causa per il risarcimento di merci smarrite durante un trasporto, ha presentato ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, la società ha rinunciato al ricorso con l'accettazione delle controparti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto misura sanzionatoria di stretta interpretazione.
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