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Società estinta: nullo il ricorso dopo la cancellazione

La Cassazione ha annullato una sentenza tributaria perché il ricorso era stato proposto da una società estinta. Dopo la cancellazione dal registro imprese, l’ente perde la capacità processuale. Le sue posizioni giuridiche si trasferiscono agli ex soci, unici legittimati ad agire. La questione riguardava accertamenti fiscali per operazioni inesistenti notificati a una società già cancellata. Poiché la società estinta non poteva stare in giudizio, l’intero processo è stato dichiarato nullo sin dall’origine.

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Società estinta: perché il ricorso tributario è nullo se proposto dopo la cancellazione?

Con la recente ordinanza n. 18062/2024, la Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale: una società estinta a seguito di cancellazione dal Registro delle Imprese non ha più capacità processuale. Di conseguenza, qualsiasi azione legale intrapresa in suo nome è inammissibile e determina la nullità insanabile dell’intero giudizio. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti sulle conseguenze fiscali e processuali che seguono la fine della vita di un’impresa.

I fatti del caso: accertamento fiscale a una società già cancellata

Il caso trae origine da una verifica fiscale a carico di una S.r.l. operante nel settore sportivo per l’anno d’imposta 2012. L’Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di costi per circa 142.000 euro, documentati da fatture ritenute relative a operazioni inesistenti. Di conseguenza, emetteva avvisi di accertamento per recuperare IRES, IRAP e IVA.

Tuttavia, un dettaglio cruciale era stato trascurato: la società era stata messa in liquidazione nel novembre 2012 e definitivamente cancellata dal Registro delle Imprese il 29 gennaio 2013. Gli atti impositivi e il successivo ricorso in Commissione Tributaria, depositato nel 2018, erano stati quindi notificati e proposti nei confronti di un soggetto giuridicamente non più esistente. Sia in primo grado che in appello, i giudici di merito avevano rigettato le istanze della società, senza però rilevare il difetto originario di capacità processuale.

La questione giuridica e la decisione della Cassazione sulla società estinta

Gli ex soci della società, subentrati nei rapporti giuridici pendenti, hanno proposto ricorso in Cassazione sollevando per la prima volta la questione: può una società estinta impugnare un avviso di accertamento? La risposta della Suprema Corte è stata netta e inequivocabile: no.

La Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., dichiarando che l’azione non avrebbe mai potuto essere proposta. La cancellazione dal Registro delle Imprese, infatti, produce l’effetto estintivo della società, equiparabile alla morte di una persona fisica.

Il principio della successione dei soci

La Cassazione ha richiamato il consolidato orientamento delle Sezioni Unite (sent. 6070/2013), secondo cui l’estinzione della società determina un fenomeno successorio. I rapporti obbligatori, sia attivi che passivi, non si estinguono ma si trasferiscono ai soci. Questi ne rispondono nei limiti di quanto riscosso in sede di liquidazione o, per certi tipi societari, illimitatamente.

Di conseguenza, la legittimazione processuale (la capacità di agire e resistere in giudizio) che faceva capo alla società si trasferisce ai soci, i quali diventano litisconsorti necessari. Il liquidatore, al contrario, perde ogni potere di rappresentanza legale. Nel caso di specie, il ricorso avrebbe dovuto essere proposto direttamente dagli ex soci in qualità di successori, non dalla società ormai inesistente.

L’irretroattività della sopravvivenza fiscale quinquennale

Un altro punto chiarito dalla Corte riguarda la normativa (art. 28, d.lgs. 175/2014) che ha introdotto una sorta di ‘sopravvivenza’ quinquennale della società cancellata ai soli fini fiscali. I giudici hanno specificato che tale norma non ha efficacia retroattiva. Si applica solo ai casi in cui la richiesta di cancellazione è stata presentata dopo la sua entrata in vigore (13 dicembre 2014). Poiché la società in questione era stata cancellata nel 2013, tale disposizione non era applicabile.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione sulla base del vizio insanabile e originario del processo. Il ricorso era stato presentato da un soggetto privo di capacità processuale, essendo la società estinta. Questo difetto fondamentale, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, avrebbe dovuto portare a una pronuncia di inammissibilità fin dal primo grado. Poiché la causa non poteva validamente iniziare, l’unica conseguenza possibile era l’annullamento senza rinvio, chiudendo definitivamente la controversia per un vizio di rito che ha assorbito ogni questione di merito.

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida un principio di certezza giuridica: la cancellazione dal Registro delle Imprese è un evento con effetti drastici e immediati. Ignorare lo status di società estinta in un contenzioso tributario porta a un esito processuale infausto. Per i creditori, inclusa l’Amministrazione Finanziaria, l’azione deve essere diretta contro gli ex soci. Per gli ex soci, invece, è fondamentale essere consapevoli di essere loro i successori nei rapporti pendenti e gli unici legittimati a difendere le posizioni che un tempo erano della società.

Una società cancellata dal Registro delle Imprese può avviare una causa?
No. Secondo la Corte, con la cancellazione la società si estingue e perde la capacità di stare in giudizio. Un eventuale ricorso da essa proposto è improponibile e l’intero processo è affetto da nullità insanabile.

Chi risponde dei debiti fiscali di una società estinta?
I debiti, così come i crediti, si trasferiscono agli ex soci in un fenomeno di tipo successorio. Essi rispondono delle obbligazioni sociali nei limiti di quanto ricevuto dal bilancio finale di liquidazione o illimitatamente, a seconda del regime di responsabilità previsto per il tipo societario. Sono loro i soggetti legittimati a impugnare gli atti fiscali.

Il liquidatore può rappresentare in giudizio una società estinta?
No. L’estinzione della società a seguito della cancellazione determina la perdita della legittimazione a rappresentarla anche per l’ex liquidatore. La legittimazione processuale per i rapporti sociali pendenti si trasferisce esclusivamente agli ex soci.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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