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Società cancellata: notifica fiscale dopo 5 anni?

Una società cancellata ha ricevuto una notifica di cartelle di pagamento. I giudici di merito hanno annullato gli atti. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla validità della notifica avvenuta oltre cinque anni dopo la cancellazione, ha ritenuto la questione complessa. Invece di decidere, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un’analisi più approfondita, alla luce di recenti sentenze delle Sezioni Unite sul tema della società cancellata e della sopravvivenza del mandato al difensore.

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Società Cancellata: Fino a Quando il Fisco Può Notificare gli Atti?

La notifica di un atto fiscale a una società cancellata dal Registro delle Imprese rappresenta un campo minato di questioni giuridiche. Cosa succede quando l’amministrazione finanziaria agisce dopo che sono trascorsi cinque anni dalla cancellazione? La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza interlocutoria, ha deciso di non dare una risposta immediata, preferendo un rinvio per una discussione più approfondita in pubblica udienza. Questa decisione sottolinea la complessità della materia e le sue importanti implicazioni procedurali.

I Fatti della Causa

Una società a responsabilità limitata, già cancellata dal Registro delle Imprese, si vedeva notificare due cartelle di pagamento per imposte (Irap, Ires, Iva) relative all’annualità 2015, per un importo di oltre 43.000 euro. La società impugnava le cartelle, ottenendo ragione sia in primo grado (CTP) che in appello (CGT). I giudici di merito ritenevano, in sostanza, che l’azione di riscossione fosse preclusa.

L’Amministrazione Finanziaria e l’Agente della Riscossione, non condividendo la decisione, hanno proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che la notifica fosse legittima ai sensi della normativa speciale che regola gli effetti della cancellazione societaria ai fini fiscali.

Il Nodo Giuridico della Società Cancellata e il Limite dei 5 Anni

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’articolo 28, comma 4, del D.Lgs. n. 175/2014. Questa norma stabilisce che, ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione, l’estinzione della società ha effetto solo dopo che siano trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle Imprese.

In pratica, per cinque anni, il Fisco può agire come se la società cancellata esistesse ancora. Ma cosa succede allo scadere di questo termine?

La Posizione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rilevato un dato cruciale: la notifica del ricorso per cassazione era avvenuta nel 2024, mentre la società era stata cancellata nel 2017. Era quindi trascorso il quinquennio previsto dalla legge. Questo fa emergere due problemi complessi:
1. La legittimazione processuale: Una volta scaduto il termine, la società è da considerarsi definitivamente estinta anche per il Fisco, con la conseguenza che riprende vigore l’articolo 2495 del codice civile.
2. L’ultrattività del mandato al difensore: La notifica è stata effettuata al procuratore domiciliatario della società. È ancora valido il suo mandato, nonostante l’estinzione del suo cliente?

Le Motivazioni dell’Ordinanza

La Corte di Cassazione ha ritenuto che la questione meritasse un approfondimento, specialmente alla luce di recenti e importanti pronunce delle Sezioni Unite. In particolare, è stata richiamata la sentenza n. 3625 del 2025, che ha chiarito come la norma sull’inopponibilità quinquennale sia temporanea e che, alla sua scadenza, la disciplina processuale ordinaria torni pienamente applicabile.

Inoltre, il tema si intreccia con i principi, anch’essi elaborati dalle Sezioni Unite, sull’ultrattività del mandato al difensore e sulla stabilizzazione del rapporto processuale quando una parte viene meno. Di fronte a un quadro così complesso e alle sue rilevanti conseguenze pratiche, i giudici hanno deciso di non risolvere il caso in camera di consiglio, ma di rinviarlo a una pubblica udienza. Questa scelta consentirà un dibattito più ampio e una ponderazione più attenta di tutti gli interessi coinvolti, garantendo una decisione più meditata su un punto di diritto di fondamentale importanza.

Le Conclusioni

L’ordinanza interlocutoria non fornisce una risposta, ma pone le basi per una futura decisione che farà chiarezza su un aspetto cruciale del contenzioso tributario. La scelta della Cassazione di rinviare la causa a pubblica udienza dimostra la delicatezza del bilanciamento tra le esigenze di riscossione dell’erario e la certezza giuridica legata all’estinzione di un soggetto giuridico. Gli operatori del diritto e le imprese attendono ora la sentenza definitiva, che stabilirà con precisione i confini dell’azione fiscale nei confronti di una società cancellata e dei suoi ex soci o liquidatori una volta superata la soglia dei cinque anni.

Per quanto tempo la cancellazione di una società dal registro delle imprese è inefficace nei confronti del Fisco?
Secondo l’art. 28 del d.lgs. 175/2014, gli effetti della cancellazione sono inopponibili all’amministrazione finanziaria e agli agenti della riscossione per un periodo di cinque anni dalla data della richiesta di cancellazione.

Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate notifica un atto a una società cancellata dopo più di cinque anni?
L’ordinanza non fornisce una risposta definitiva, ma evidenzia che, una volta scaduto il quinquennio, la norma speciale cessa di avere effetto e riprende pieno vigore la disciplina del codice civile (art. 2495 c.c.), secondo cui la società si estingue. La Corte ha ritenuto la questione complessa e l’ha rinviata a una pubblica udienza per approfondirla.

Perché la Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria invece di una sentenza definitiva?
La Corte ha ritenuto che la questione, riguardante la validità della notifica e la legittimazione processuale dopo la scadenza del quinquennio, fosse particolarmente complessa e si intrecciasse con recenti e fondamentali pronunce delle Sezioni Unite. Pertanto, ha optato per un rinvio a pubblica udienza per consentire una trattazione più approfondita e un dibattito completo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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