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Ritenuta alla fonte: sì sui dividendi, no sul conguaglio

L’Azienda italiana ha impugnato il rifiuto del Fisco di rimborsare la ritenuta alla fonte del 5% applicata sia sui dividendi distribuiti alla Società Madre olandese, sia sulla maggiorazione di conguaglio. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso del Fisco sia quello incidentale dell’Azienda. La decisione conferma che la ritenuta alla fonte sui dividendi è legittima ed è ormai definitiva per via del giudicato. Al contrario, la ritenuta applicata sulla maggiorazione di conguaglio deve essere rimborsata. Questo importo non mira a evitare la doppia imposizione, ma a contrastare l’elusione fiscale, escludendo l’applicazione delle deroghe previste dalla Direttiva europea Madre-Figlia. Di conseguenza, l’Azienda ottiene il rimborso delle sole trattenute sulla maggiorazione.

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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Ritenuta alla fonte e doppia imposizione tra Italia e Paesi Bassi

La disciplina della ritenuta alla fonte sui flussi finanziari tra società appartenenti allo stesso gruppo ma residenti in Stati diversi rappresenta uno dei temi più complessi del diritto tributario internazionale. La Corte di Cassazione ha affrontato questa materia analizzando il confine tra la tassazione dei dividendi e quella delle imposte di conguaglio. La pronuncia chiarisce quando lo Stato italiano può trattenere una percentuale sulle somme destinate all’estero e quando invece deve rimborsare il contribuente. La controversia nasce dal rifiuto dell’Amministrazione Finanziaria di restituire le somme trattenute a una società italiana che aveva distribuito utili e pagato una maggiorazione di conguaglio alla propria società madre nei Paesi Bassi.

Il caso: la tassazione dei dividendi e della maggiorazione

Un’importante azienda italiana ha distribuito nel millenovecentonovantasette una rilevante somma alla propria società controllante olandese. Questa somma comprendeva sia la normale distribuzione di utili sia una quota a titolo di maggiorazione di conguaglio. All’epoca del pagamento, l’azienda italiana ha applicato una ritenuta alla fonte del cinque per cento sull’intero importo versato, trasferendo la relativa somma al fisco italiano. Successivamente, l’azienda ha richiesto il rimborso di questa trattenuta, ritenendo che la normativa europea vietasse tale prelievo. Il fisco ha opposto un rifiuto silenzioso, dando inizio a un lungo contenzioso. Una precedente decisione giudiziaria ha confermato in via definitiva la legittimità della tassazione sui dividendi ordinari. La discussione è rimasta aperta solo per la parte di trattenuta applicata sulla maggiorazione di conguaglio.

Quando si applica la ritenuta alla fonte sui flussi transnazionali

La Direttiva europea Madre-Figlia stabilisce un principio generale di esenzione dalle ritenute per gli utili distribuiti tra società dello stesso gruppo all’interno dell’Unione Europea. Questo meccanismo serve a evitare che lo stesso reddito subisca una tassazione ripetuta in capo alla società che lo produce e alla società che lo riceve. Tuttavia, i trattati bilaterali tra singoli Stati possono prevedere delle deroghe per prevenire fenomeni di doppia imposizione. Nel caso dei rapporti tra Italia e Paesi Bassi, la convenzione bilaterale consente l’applicazione di una tassa ridotta al cinque per cento sui dividendi. Il problema giuridico principale consiste nello stabilire se la maggiorazione di conguaglio possa essere equiparata a un dividendo e se, di conseguenza, possa subire lo stesso trattamento fiscale.

Le motivazioni della sentenza sulla ritenuta alla fonte

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, confermando il diritto dell’azienda al rimborso della ritenuta alla fonte sulla maggiorazione di conguaglio. La Corte ha spiegato che questa maggiorazione non costituisce una reale distribuzione di utili, ma rappresenta un’imposta aggiuntiva virtuale. Lo scopo originario di questa tassa era quello di allineare il credito d’imposta del socio alle imposte effettivamente pagate dalla società in Italia, evitando che il beneficiario godesse di agevolazioni non dovute. Di conseguenza, questa somma non ha la funzione di evitare la doppia imposizione economica dei dividendi. Per questa ragione, non si può applicare la deroga prevista dalla convenzione bilaterale tra Italia e Paesi Bassi. La ritenuta del cinque per cento applicata su tale importo contrasta quindi con il divieto assoluto stabilito dalla Direttiva europea.

Le conclusioni sul diritto al rimborso delle tasse

La decisione della Cassazione mette un punto fermo su una complessa questione di fiscalità internazionale. L’azienda italiana ottiene definitivamente il rimborso delle somme trattenute sulla maggiorazione di conguaglio, mentre perde la possibilità di recuperare la tassa sui dividendi ordinari a causa del precedente giudicato. La sentenza riafferma la supremazia del diritto dell’Unione Europea sulle norme interne e sulle convenzioni bilaterali quando queste ultime non rispettano le finalità di semplificazione del mercato unico. Le autorità fiscali nazionali non possono estendere le tasse di salvaguardia a strumenti che hanno scopi puramente anti-elusivi e che non incidono direttamente sulla doppia imposizione dei redditi societari.

Che cos’è la maggiorazione di conguaglio e come viene tassata?
Si tratta di un’imposta aggiuntiva applicata in passato per equilibrare il credito d’imposta dei soci con le tasse pagate dalla società. La Cassazione ha stabilito che su questa somma non si applica la ritenuta alla fonte nei rapporti con società madri europee.

Quando si può chiedere il rimborso della ritenuta alla fonte sui dividendi esteri?
Il rimborso è possibile solo se la trattenuta contrasta con le direttive europee o con i trattati internazionali contro le doppie imposizioni, a patto che non si sia già formato un giudicato definitivo sulla questione.

Qual è l’impatto della Direttiva Madre-Figlia sulle tasse societarie?
Questa direttiva vieta agli Stati membri di applicare ritenute alla fonte sugli utili distribuiti da una società figlia alla propria società madre situata in un altro Paese dell’Unione Europea, favorendo la libera circolazione dei capitali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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