LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rimborso ritenute dividendi: fondo USA batte il fisco italiano

Un fondo di investimento statunitense ha richiesto all’Amministrazione Finanziaria il rimborso ritenute dividendi applicate in Italia nella misura del 15%. Il fondo lamentava una discriminazione rispetto ai fondi italiani, tassati con un’aliquota più favorevole del 12,5%. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo legittimo il prelievo in base all’accordo bilaterale contro le doppie imposizioni tra Italia e Stati Uniti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fondo estero. I giudici di legittimità hanno stabilito che la tassazione italiana viola il principio europeo di libera circolazione dei capitali, applicabile anche ai Paesi terzi. La differenza di trattamento penalizza ingiustamente gli investitori esteri. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo giudizio.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 21591 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 5 n. 21591/2023)

Il caso del fondo estero e il rimborso ritenute dividendi

Un fondo di investimento con sede negli Stati Uniti ha avviato una battaglia legale contro l’Amministrazione Finanziaria italiana. Il motivo dello scontro riguarda il rimborso ritenute dividendi percepite dal fondo tra il 2007 e il 2010. Durante questi anni, il fondo estero possedeva quote di partecipazione in diverse società italiane. Al momento della distribuzione degli utili, lo Stato italiano ha applicato una trattenuta fiscale del 15%. Questa percentuale era prevista dall’accordo bilaterale contro le doppie imposizioni stipulato tra Italia e Stati Uniti. Il fondo ha ritenuto questa tassazione eccessiva e discriminatoria rispetto a quella applicata ai fondi italiani. Per questo motivo, ha presentato una formale richiesta di restituzione delle somme pagate in eccedenza. L’ufficio delle imposte ha ignorato la richiesta, costringendo il fondo a rivolgersi ai giudici tributari.

La disparità di trattamento tra investitori nazionali ed esteri

I giudici di primo e secondo grado hanno inizialmente dato ragione all’Amministrazione Finanziaria. Secondo i primi giudici, l’esistenza di un trattato internazionale escludeva qualsiasi forma di discriminazione. Inoltre, i giudici ritenevano che il fondo estero dovesse dimostrare lo svantaggio effettivo subìto. Per fare questo, il fondo avrebbe dovuto mettere a confronto l’intero sistema fiscale italiano con quello statunitense. Il fondo non ha accettato questa decisione e ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La tesi difensiva si basava su un dato numerico molto semplice. Nello stesso periodo, i fondi di investimento residenti in Italia subivano una tassazione sostitutiva molto più bassa, pari al 12,5% o addirittura al 5%. Questa differenza creava un evidente svantaggio economico per gli operatori stranieri che decidevano di investire nel mercato italiano.

Il principio della libera circolazione dei capitali oltre i confini europei

La Corte di Cassazione ha affrontato la questione analizzando le regole del diritto dell’Unione Europea. Il principio cardine in questa vicenda è la libera circolazione dei capitali. Questa regola vieta agli Stati membri di introdurre ostacoli o restrizioni ai movimenti finanziari. La particolarità di questo principio risiede nella sua estensione geografica. A differenza di altre libertà europee, la circolazione dei capitali protegge anche i trasferimenti verso i Paesi non appartenenti all’Unione Europea, come gli Stati Uniti. Di conseguenza, uno Stato non può tassare in modo più severo i dividendi diretti all’estero solo perché il beneficiario ha la sede fuori dall’Europa. Una simile differenza di trattamento scoraggia gli investitori stranieri e danneggia il mercato finanziario interno.

Le motivazioni della decisione sul rimborso ritenute dividendi

Nelle motivazioni della decisione sul rimborso ritenute dividendi, i giudici di legittimità hanno chiarito due concetti fondamentali. In primo luogo, l’accordo bilaterale tra Italia e Stati Uniti fissa solo un limite massimo alla tassazione, stabilendo che l’aliquota non può superare il 15%. Questo limite non impedisce allo Stato italiano di applicare una tassa inferiore per evitare discriminazioni. In secondo luogo, la Cassazione ha stabilito che il confronto deve avvenire solo all’interno della legge italiana. Non ha alcuna importanza il livello di tassazione esistente negli Stati Uniti. L’Amministrazione Finanziaria non può giustificare una tassa interna più alta compensandola ipoteticamente con le regole fiscali del Paese d’origine del fondo. La disparità di trattamento esiste nel momento in cui lo Stato italiano applica due pesi e due misure sul proprio territorio.

Le conclusioni della Cassazione sulla tassazione discriminatoria

Nelle conclusioni della Cassazione sulla tassazione discriminatoria, la Corte ha accolto il ricorso del fondo statunitense. I giudici hanno cancellato la sentenza d’appello che aveva negato il diritto al rimborso. La decisione conferma che la differenza tra la ritenuta del 15% e l’imposta nazionale del 12,5% costituisce una violazione delle regole europee. Ora la causa dovrà tornare davanti alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame. I nuovi giudici dovranno applicare i principi stabiliti dalla Cassazione e decidere sulle questioni economiche ancora aperte. Questa pronuncia rappresenta una vittoria importante per tutti i soggetti non residenti che investono in Italia.

Perché un fondo estero ha diritto al rimborso delle ritenute sui dividendi?
Un fondo estero ha diritto al rimborso se subisce una tassazione italiana più alta rispetto a quella applicata ai fondi nazionali simili, poiché questa differenza viola il principio europeo di libera circolazione dei capitali.

Il trattato contro la doppia imposizione impedisce di chiedere il rimborso?
No, l’accordo internazionale stabilisce solo un limite massimo di tassazione ma non impedisce allo Stato di applicare un’aliquota interna più bassa per evitare discriminazioni fiscali.

Si deve considerare la tassazione del Paese estero per valutare la discriminazione?
No, la valutazione della discriminazione deve basarsi esclusivamente sulle regole fiscali dello Stato italiano in cui avviene l’investimento, senza considerare le tasse applicate nel Paese di residenza del fondo.

Termini giuridici

Ritenuta alla fonte
Una trattenuta sulle somme di denaro dovute a un contribuente, effettuata direttamente da chi paga, che la versa allo Stato per conto del beneficiario.
Doppia imposizione
La tassazione dello stesso reddito o patrimonio da parte di due Stati diversi in capo al medesimo soggetto.
Libera circolazione dei capitali
Un principio dell'Unione Europea che vieta agli Stati membri di ostacolare il trasferimento di denaro e investimenti finanziari, anche verso Paesi fuori dall'Europa.
Silenzio-rifiuto
Il comportamento della pubblica amministrazione che, non rispondendo entro i termini a una richiesta del cittadino, equivale a un provvedimento di diniego.
Imposta sostitutiva
Un'imposta unica che sostituisce le normali tasse sul reddito, applicata con un'aliquota fissa su specifiche categorie di guadagni.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)