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IVA all’importazione: stop responsabilità spedizioniere

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Dogane, confermando che il rappresentante doganale indiretto non è responsabile in solido con l’importatore per il pagamento dell’IVA all’importazione. La vicenda nasce da un avviso di rettifica emesso contro uno spedizioniere poiché il mandante aveva utilizzato indebitamente il plafond IVA. La Corte ha chiarito che l’IVA all’importazione non rientra tra i dazi doganali e che manca una norma nazionale esplicita che estenda la responsabilità solidale allo spedizioniere per tale imposta.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

IVA all’importazione: la Cassazione esclude la responsabilità dello spedizioniere

Il tema della responsabilità solidale nelle operazioni doganali è da sempre al centro di intensi dibattiti legali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito definitivamente i confini della responsabilità del rappresentante indiretto per quanto riguarda l’IVA all’importazione, segnando un punto a favore degli operatori professionali del settore logistico.

I fatti di causa

La controversia ha avuto origine nel 2014, quando una società di spedizioni ha effettuato due importazioni di materiale tessile dall’India per conto di un cliente. Quest’ultimo, qualificandosi come esportatore abituale, aveva fornito le dichiarazioni d’intento necessarie per non corrispondere l’IVA in dogana, avvalendosi del meccanismo del plafond.

Tuttavia, a seguito di controlli successivi, l’Agenzia delle Dogane ha accertato che l’importatore non aveva maturato il diritto a tale beneficio fiscale. Di conseguenza, l’Amministrazione ha emesso un avviso di rettifica pretendendo il pagamento dell’imposta e degli interessi non solo dall’importatore, ma anche dallo spedizioniere in via solidale. Dopo due gradi di giudizio favorevoli allo spedizioniere, la questione è giunta dinanzi alla Suprema Corte.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Dogane, confermando l’orientamento già espresso dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Il punto centrale della decisione riguarda la natura dell’IVA all’importazione e la sua distinzione dai dazi doganali in senso stretto.

Secondo i giudici, il coinvolgimento di un soggetto terzo nella responsabilità fiscale non può avvenire in modo automatico o attraverso una forma di responsabilità oggettiva per fatto altrui. È necessaria una base normativa chiara che, nel caso dell’ordinamento italiano, non prevede espressamente la solidarietà dello spedizioniere per l’IVA.

Autonomia dell’imposta rispetto ai dazi

Un passaggio fondamentale dell’ordinanza chiarisce che l’IVA all’importazione non fa parte dell’obbligazione doganale definita dal Codice Doganale dell’Unione. Mentre per i dazi esiste una normativa europea che prevede la responsabilità solidale del dichiarante, per l’IVA la Direttiva 2006/112/CE lascia agli Stati membri la discrezionalità di designare i debitori. L’Italia, tuttavia, non ha introdotto una norma specifica che indichi lo spedizioniere come responsabile solidale per questa specifica imposta.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sul principio di certezza del diritto. Poiché l’IVA all’importazione è un’imposta interna che viene riscossa in occasione dell’importazione, ma che mantiene una sua autonomia disciplinare, non si possono applicare analogicamente le regole previste per i dazi doganali. La giurisprudenza unionale (causa C-714/20) ha stabilito che la responsabilità del rappresentante indiretto deve essere prevista in modo esplicito e inequivocabile dalle disposizioni nazionali. In assenza di tale previsione nel d.P.R. 633/1972 o nel TULD, la pretesa del fisco verso lo spedizioniere risulta priva di fondamento legale.

Le conclusioni

Le conclusioni della Suprema Corte confermano che lo spedizioniere, pur agendo come rappresentante indiretto, non può essere chiamato a rispondere delle violazioni commesse dall’importatore relative all’utilizzo del plafond IVA. Questa sentenza protegge gli intermediari doganali da rischi finanziari imprevedibili legati alla veridicità delle dichiarazioni d’intento fornite dai propri clienti. Resta ferma la responsabilità dell’importatore, unico soggetto che beneficia effettivamente del regime di esenzione e che ha il controllo sulla propria posizione fiscale.

Lo spedizioniere doganale deve pagare l’IVA se l’importatore dichiara un falso plafond?
No, la Cassazione ha stabilito che lo spedizioniere non è solidalmente responsabile per l’IVA all’importazione, poiché tale imposta è distinta dai dazi doganali.

L’IVA all’importazione è considerata un dazio doganale?
No, secondo la giurisprudenza europea e nazionale, l’IVA all’importazione non rientra nella nozione tecnica di dazio doganale e segue regole di responsabilità diverse.

Esiste una legge italiana che obbliga lo spedizioniere a pagare l’IVA del cliente?
Attualmente l’ordinamento italiano non contiene una norma esplicita e inequivocabile che preveda la responsabilità solidale del rappresentante indiretto per l’IVA.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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