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Traffico di influenze illecite: la Cassazione chiarisce

La Cassazione esamina un caso di traffico di influenze illecite tra un direttore di un ente fiscale e un imprenditore. Pur annullando la condanna penale per prescrizione, la Corte conferma la responsabilità civile, chiarendo i confini tra mediazione illecita e millantato credito.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Traffico di Influenze Illecite: Prescrizione Penale ma Danno Civile

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25650 del 2024, torna a pronunciarsi sul delicato reato di traffico di influenze illecite, offrendo importanti chiarimenti sui suoi elementi costitutivi e sulle conseguenze per gli imputati anche in caso di estinzione del reato. Il caso riguarda un patto illecito tra un imprenditore e il direttore di un’agenzia fiscale territoriale, finalizzato a influenzare un controllo della Polizia Tributaria. Sebbene la condanna penale sia stata annullata per prescrizione, la Corte ha confermato la responsabilità civile, un esito di grande rilevanza pratica.

I Fatti: La Promessa di una Villa in Cambio di “Favori”

La vicenda giudiziaria ha origine da un accordo tra un noto imprenditore, presidente di una società immobiliare, e il direttore di un’agenzia fiscale locale. L’imprenditore, venuto a conoscenza di un’ispezione fiscale in corso da parte della Polizia Tributaria, si rivolgeva al direttore per chiedergli di intervenire a suo favore.

In cambio di questa mediazione, il direttore avrebbe ottenuto la promessa di acquistare una villa in costruzione a un prezzo significativamente inferiore a quello di mercato. Dando seguito all’accordo, il direttore contattava un tenente della Polizia Tributaria responsabile della verifica, chiedendo informazioni sull’indagine e presentando l’imprenditore come un suo conoscente “apprensivo”, con l’implicito invito a un trattamento di favore.

Le Questioni Procedurali: L’Utilizzabilità delle Intercettazioni

Le difese hanno sollevato diverse eccezioni procedurali, in particolare sull’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche. Sostenevano che le captazioni fossero state autorizzate per un reato diverso (concussione) e che il traffico di influenze illecite non rientrasse tra i delitti per i quali sono consentite.

La Cassazione ha respinto queste argomentazioni, chiarendo due principi fondamentali:
1. Connessione tra i reati: Esisteva un legame oggettivo e un disegno criminoso comune tra l’ipotesi originaria e quella contestata, entrambi caratterizzati dalla strumentalizzazione della funzione pubblica da parte del direttore. Questo ha reso legittimo l’uso delle prove raccolte.
2. Riqualificazione giuridica: La modifica del nome del reato da corruzione a traffico di influenze non rende inutilizzabili le intercettazioni, poiché si tratta di una diversa qualificazione giuridica dello stesso fatto storico, per il quale l’autorizzazione era stata legittimamente concessa.

Il Cuore del Reato: L’Analisi del Traffico di Influenze Illecite

La Corte si è concentrata sulla distinzione tra traffico di influenze illecite e il reato di millantato credito (oggi abrogato). La differenza sostanziale risiede nella realtà dell’influenza: il millantatore si vanta di un’influenza inesistente, mentre nel traffico di influenze la relazione con il pubblico ufficiale è reale e viene sfruttata.

Nel caso di specie, il direttore non si limitava a millantare un’influenza, ma utilizzava la sua posizione istituzionale e la relazione funzionale esistente tra l’Amministrazione Finanziaria e la Polizia Tributaria per compiere un atto di mediazione illecita. L’intervento non era un semplice interessamento, ma era finalizzato a inquinare l’esercizio della funzione ispettiva in cambio di un’utilità personale.

La configurazione della mediazione onerosa illecita

La condotta è stata qualificata come “mediazione onerosa illecita”. Questo significa che la punibilità scaturisce dall’accordo stesso tra il privato e il mediatore, diretto a “influenzare” l’operato del pubblico ufficiale, indipendentemente dal raggiungimento del risultato. L’illiceità risiede proprio nella proiezione esterna del patto, ovvero nell’obiettivo di alterare la corretta funzione amministrativa.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto infondati nel merito i ricorsi degli imputati, confermando la ricostruzione dei giudici di appello. Secondo la Corte, le prove dimostravano chiaramente la richiesta dell’imprenditore, l’intervento del direttore e il nesso sinallagmatico con la promessa della villa a prezzo di favore.

L’azione del direttore è stata giudicata indebita e illegittima non solo perché priva di competenza funzionale su quella specifica verifica, ma soprattutto perché finalizzata ad acquisire notizie riservate e a orientare un controllo fiscale in modo non imparziale. La relazione tra il direttore e il tenente, sebbene fisiologica tra i due enti, è stata strumentalizzata per scopi privati, integrando così tutti gli elementi del reato di traffico di influenze illecite.

Le Conclusioni

Nonostante la solidità dell’impianto accusatorio, la Corte di Cassazione ha dovuto dichiarare l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione. L’eccessivo tempo trascorso dai fatti ha impedito una condanna penale definitiva. Tuttavia, la sentenza ha una portata pratica fondamentale: ha confermato integralmente le statuizioni civili. Questo significa che gli imputati sono stati condannati in solido a risarcire i danni subiti dalla parte civile, l’Amministrazione Finanziaria, e a pagare le spese legali. La decisione ribadisce un principio cruciale: l’estinzione del reato non cancella l’illecito e le sue conseguenze patrimoniali, garantendo così una forma di ristoro per il danno arrecato all’immagine e all’imparzialità della pubblica amministrazione.

Quando una mediazione presso un pubblico ufficiale diventa traffico di influenze illecite?
La mediazione diventa illecita quando è finalizzata a far compiere al pubblico ufficiale un atto contrario ai suoi doveri o a ottenere un qualsiasi atto favorevole non dovuto, in cambio della promessa o della dazione di un vantaggio patrimoniale. L’elemento chiave è l’intenzione di inquinare l’esercizio della funzione pubblica.

L’annullamento della condanna per prescrizione cancella anche l’obbligo di risarcire il danno?
No. Come stabilito in questa sentenza, la Corte di Cassazione può annullare la sentenza penale per prescrizione ma confermare le statuizioni civili. Di conseguenza, l’obbligo di risarcire il danno alla parte civile e di pagare le spese legali rimane valido.

Qual è la differenza tra traffico di influenze illecite e millantato credito?
Il traffico di influenze illecite presuppone che il mediatore sfrutti una relazione reale ed esistente con il pubblico ufficiale. Il millantato credito, figura di reato oggi abrogata, puniva invece chi si vantava di un’influenza, che poteva anche essere inesistente, al solo scopo di ottenere un compenso. In questo caso, la relazione del direttore con la Polizia Tributaria era reale e istituzionale, ma è stata sfruttata per fini illeciti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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