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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione nega sconti di pena

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di tentato furto pluriaggravato. I ricorrenti contestavano la sussistenza della recidiva reiterata specifica e la determinazione della pena da parte del giudice d’appello. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla pericolosità sociale del reo e la graduazione della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché motivate in modo logico e non arbitrario. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 9 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 26760 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 5 n. 26760/2023)

Il caso del tentato furto pluriaggravato e la contestazione della recidiva

La pronuncia della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità penale legata al reato di tentato furto pluriaggravato e alla corretta applicazione delle circostanze aggravanti. La vicenda trae origine dall’azione di due soggetti che hanno tentato di sottrarre beni altrui con modalità particolarmente gravi. I giudici di merito hanno ritenuto configurabile il reato, applicando un aumento di pena dovuto alla recidiva reiterata specifica e infraquinquennale. Questo istituto comporta un aumento della sanzione per chi commette un nuovo reato della stessa indole entro cinque anni da una precedente condanna. I condannati hanno proposto ricorso contestando proprio la sussistenza di questa circostanza e lamentando una mancata riduzione della pena. La difesa ha sostenuto che la pericolosità sociale non fosse stata adeguatamente dimostrata e che il bilanciamento tra le circostanze attenuanti e aggravanti fosse squilibrato.

La discrezionalità del giudice nella determinazione della pena

La determinazione della sanzione penale non è un calcolo matematico rigido ma un processo affidato alla prudente valutazione del magistrato. La legge attribuisce al giudice di merito il potere discrezionale di stabilire la pena base e di applicare gli aumenti o le diminuzioni previsti per le circostanze. Questa scelta deve basarsi sulla gravità del reato e sulla capacità a delinquere del colpevole. La Cassazione ha chiarito che il controllo di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione di merito sulla congruità della pena. Il sindacato della Suprema Corte si limita a verificare che il ragionamento del giudice non sia frutto di mero arbitrio o palesemente illogico. Se la motivazione è coerente con i principi del codice penale, la decisione sulla misura della pena resta insindacabile. I ricorrenti non possono quindi pretendere una riduzione della sanzione semplicemente proponendo una diversa valutazione dei medesimi fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio.

Le motivazioni della Cassazione sulla recidiva e sulla pena

I giudici di legittimità hanno ritenuto del tutto generiche le contestazioni sollevate dai ricorrenti in merito alla recidiva. La Corte d’appello ha correttamente evidenziato la maggiore pericolosità sociale espressa dalla commissione del nuovo delitto. Questa valutazione si fonda sulla condotta concreta dei soggetti e sui loro precedenti penali, elementi che giustificano pienamente l’applicazione della recidiva reiterata. Anche le doglianze riguardanti la mancata applicazione della massima riduzione di pena per il tentativo sono state giudicate inammissibili. La graduazione della sanzione rientra infatti nei poteri esclusivi del giudice di merito, il quale ha motivato la propria scelta in modo logico e coerente con la gravità del fatto. Non è emerso alcun profilo di illogicità o di arbitrio nella decisione impugnata, rendendo impossibile un intervento correttivo da parte della Cassazione.

Le conclusioni: la conferma della condanna per tentato furto pluriaggravato

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati, confermando la decisione della Corte d’appello. Questa pronuncia ribadisce la linea di rigore nei confronti di chi commette un tentato furto pluriaggravato in presenza di precedenti penali specifici. Alla dichiarazione di inammissibilità consegue l’obbligo per i ricorrenti di pagare le spese del procedimento. Inoltre, la Suprema Corte ha condannato ciascun ricorrente al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria viene applicata quando il ricorso viene proposto in modo palesemente infondato o generico, gravando inutilmente sulla macchina della giustizia. La decisione sottolinea l’importanza di formulare motivi di ricorso precisi e fondati su reali violazioni di legge, evitando contestazioni astratte che non trovano riscontro nelle norme del codice di procedura penale.

In quali casi si applica la recidiva reiterata specifica?
Si applica quando un soggetto, già condannato in precedenza per più reati, commette un nuovo delitto della stessa indole entro cinque anni dalle condanne precedenti, dimostrando una spiccata pericolosità sociale.

La Corte di Cassazione può ricalcolare la pena stabilita nei gradi precedenti?
No, la Cassazione non può ricalcolare la pena o sostituirsi al giudice di merito, ma può solo verificare che la determinazione della sanzione sia stata motivata in modo logico e non arbitrario.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
Comporta il rigetto definitivo del ricorso, il passaggio in giudicato della condanna, l’obbligo di pagare le spese processuali e il versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Recidiva reiterata
La condizione di chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato per altri reati in precedenza, mostrando una maggiore pericolosità sociale.
Tentato furto pluriaggravato
Il tentativo non riuscito di sottrarre beni altrui, commesso in presenza di più circostanze che rendono il fatto più grave, come la destrezza o la violenza sulle cose.
Inammissibilità
La condizione di un ricorso che non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti di legge o presentato in modo generico.
Cassa delle Ammende
Un fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme versate da chi perde i ricorsi in Cassazione.
Circostanze attenuanti generiche
Elementi non scritti espressamente dalla legge che il giudice valuta per diminuire la pena, legati alla condotta o alla personalità del colpevole.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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