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Recidiva Reiterata

Definizione

La condizione di chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato per altri reati in precedenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Recidiva reiterata: negata la prevalenza delle attenuanti
Un uomo condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa lamentava vizi di motivazione riguardo al calcolo della pena e contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva reiterata. I giudici di merito avevano infatti disposto la semplice equivalenza tra i due fattori, fissando la condanna finale a otto mesi di reclusione grazie al rito abbreviato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i numerosi e gravi precedenti penali giustificano appieno la recidiva reiterata e la legge vieta espressamente di far prevalere le attenuanti generiche in simili contesti. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese di giustizia oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: l’aggressione nega le attenuanti
L'imputato ha aggredito e minacciato gli agenti di polizia intervenuti per contenerne le escandescenze dovute a uno stato di forte agitazione psicomotoria. L'uomo ha sostenuto che la condotta aggressiva fosse avvenuta solo dopo il completamento delle attività della pattuglia, contestando la condanna per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che le violenze e le intimidazioni sono proseguite sia prima che dopo il primo contatto, rendendo necessario l'intervento di ulteriori equipaggi per trasportare l'uomo in ospedale. I giudici hanno confermato la piena contestualità dell'aggressione rispetto alle funzioni di pubblica sicurezza. La Corte ha inoltre confermato la prevalenza della recidiva reiterata sulle attenuanti generiche, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violenza a pubblico ufficiale: l’aggressione non cancella le regole
Un detenuto ha aggredito fisicamente e minacciato un agente penitenziario per imporgli di far accedere un altro compagno al cortile di passeggio, violando il regolamento dell'istituto penitenziario. I giudici hanno accertato la colpevolezza dell'imputato per violenza a pubblico ufficiale, evidenziando la piena consapevolezza del divieto e la finalità di ostacolare i doveri del funzionario. L'imputato ha proposto ricorso lamentando l'assenza di nesso tra l'aggressione e la funzione pubblica, oltre a chiedere la prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché fondato su motivi generici e rivalutazioni di merito. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese legali, oltre a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e prescrizione: stop alle vecchie condanne
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per falso e ricettazione con applicazione della recidiva reiterata. I giudici di merito avevano conteggiato come precedente una vecchia condanna per omesso versamento di ritenute previdenziali, fattispecie tuttavia depenalizzata nel 2016. La Suprema Corte ha affermato che i reati depenalizzati non possono fondare la recidiva. Venuta meno tale aggravante qualificata, la recidiva reiterata e prescrizione hanno inciso direttamente sulle imputazioni. Il reato di falso materiale è risultato del tutto prescritto per il decorso del termine massimo di nove anni, con conseguente annullamento senza rinvio della condanna. Per il reato di ricettazione, invece, il termine di prescrizione non è ancora decorso; la Cassazione ha quindi confermato la responsabilità penale, annullando la sentenza con rinvio per consentire alla Corte d'appello di ricalcolare la misura della pena.
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Circostanze attenuanti generiche e recidiva: stop agli sconti
L'imputato subisce una condanna per diversi reati e propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa contesta la decisione dei giudici di merito per non avere concesso le circostanze attenuanti generiche con valore prevalente rispetto alle circostanze aggravanti contestate. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. Il codice penale vieta espressamente la prevalenza di qualsiasi attenuante sulle aggravanti nei confronti di chi presenta una recidiva reiterata. I giudici confermano la condanna originaria e impongono all'imputato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Bancarotta semplice e recidiva: confermata la sanzione
L'imprenditore ha subito una condanna per il reato di bancarotta semplice e recidiva reiterata. I giudici di merito hanno negato le attenuanti generiche e applicato una sanzione severa vicino al limite massimo, a causa dei suoi numerosi precedenti penali per reati fallimentari. L'imputato ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata riduzione della pena, l'applicazione della recidiva e la quantificazione complessiva della condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato la piena legittimità della decisione: la condotta passata dimostra una persistente inclinazione al reato e giustifica il diniego di ogni beneficio. Il ricorrente deve ora pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato associativo: vertici e recidiva
L'Imputato, condannato per aver promosso e organizzato un sodalizio criminoso con recidiva reiterata specifica, ha impugnato la sentenza di secondo grado lamentando la mancata estinzione dell'accusa per prescrizione del reato associativo e il presunto travisamento delle prove. I Supremi Giudici hanno respinto totalmente le censure difensive. Sul fronte temporale, l'aggravante del ruolo apicale e la recidiva hanno esteso il termine prescrizionale a oltre diciannove anni decorrenti dal maggio 2011, rendendo il reato pienamente perseguibile. Sul piano probatorio, le intercettazioni e le testimonianze autonome reggono in modo granitico l'accertamento penale, a prescindere dal sequestro di polizze o apparecchiature informatiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di merce contraffatta: niente sconti doppi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un commerciante abusivo sorpreso a vendere gadget musicali falsificati. L'imputato rispondeva del reato di ricettazione di merce contraffatta. La difesa chiedeva l'annullamento della perizia e l'applicazione di un ulteriore sconto di pena per danno patrimoniale di speciale tenuità, oltre all'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto ogni richiesta. La prova della falsità dei prodotti risiede legittimamente nella testimonianza del titolare dei diritti d'autore. Inoltre, la lieve entità del danno economico era già stata considerata per concedere la speciale attenuante della ricettazione, impedendo di applicare due volte lo stesso beneficio. Infine, i precedenti penali specifici hanno giustificato pienamente l'aumento di pena per recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche e recidiva: la legge vieta lo sconto
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna d'appello, lamentando la mancata prevalenza delle circostanze attenuanti sul proprio aumento di pena. La difesa sosteneva che i giudici avessero errato nel non concedere lo sconto massimo previsto dal codice penale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta e ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Nel rapporto tra attenuanti generiche e recidiva qualificata, l'articolo sessantanove del codice penale impedisce espressamente che i benefici prevalgano sulle forme più gravi di ricaduta nel reato. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver promosso un giudizio fondato su motivi palesemente contrari alla legge.
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Circostanze attenuanti generiche tra recidiva e nuovo giudizio
Due imputati hanno proposto ricorso per contestare il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte di appello aveva respinto la richiesta sostenendo erroneamente che le attenuanti fossero già state concesse in primo grado, trascurando la domanda sul rapporto di prevalenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del primo imputato, disponendo l'annullamento della sentenza con rinvio per omessa motivazione. Al contrario, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso del secondo imputato per la presenza della recidiva reiterata. La legge vieta espressamente di considerare prevalenti le circostanze attenuanti generiche in presenza di recidiva reiterata. Tale divieto rende privo di interesse pratico qualsiasi nuovo giudizio di merito sul punto per il secondo soggetto.
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Prescrizione del reato: la Cassazione respinge il calcolo tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per contraffazione e uso di pubblici sigilli contraffatti. La difesa ha chiesto di anticipare la data di commissione dell'illecito per ottenere l'estinzione dell'accusa. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato non può essere dichiarata sulla base di una richiesta di retrodatazione mai sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Tale richiesta comporta una nuova valutazione dei fatti preclusa ai giudici di legittimità. Fissata la data del fatto al giorno dell'accertamento, il conteggio del tempo tiene conto della recidiva reiterata e infraquinquennale. Il termine massimo di estinzione maturerà solo a distanza di oltre undici anni, rendendo definitiva la condanna con l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto consumato o tentato: la fuga breve non evita la condanna
Un uomo si impossessa di alcuni beni e viene bloccato dalle forze dell'ordine subito dopo il fatto, mentre veniva sorvegliato a distanza. I giudici di merito lo condannano a tre mesi di reclusione e cento euro di multa per furto aggravato da recidiva specifica e reiterata. L'uomo ricorre in Cassazione chiedendo di degradare l'accusa a semplice tentativo, di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e di concedere le attenuanti generiche. I Giudici Supremi dichiarano il ricorso inammissibile. La Corte afferma che sussiste il furto consumato ogni volta che l'autore consegue, anche solo per brevissimo tempo, la piena e autonoma disponibilità della refurtiva prima del blocco. L'abitualità criminale e il corposo casellario giudiziale precludono inoltre sia la tenuità sia le attenuanti. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali con tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: furto e recidiva
Due imputati hanno subito una condanna per furto aggravato in concorso, aggravato dalla recidiva reiterata specifica infraquinquennale. I giudici di merito hanno inflitto a entrambi una pena detentiva e una sanzione pecuniaria. Gli imputati hanno quindi proposto ricorso per cassazione, contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e lamentando una motivazione illogica e contraddittoria della corte d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le censure. I giudici hanno chiarito che il tribunale non deve esaminare ogni singolo elemento difensivo, ma può limitarsi a valorizzare i profili ritenuti decisivi per negare il beneficio, come i precedenti penali dei soggetti coinvolti. Di conseguenza, i giudici supremi hanno confermato per intero le condanne, ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende per ciascun ricorrente.
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Reato di ricettazione: prescrizione negata e conferma della pena
L'imputato ha presentato ricorso per contestare la mancata prescrizione della truffa e il calcolo della pena per diverse condotte illecite. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato di truffa risultava già oggetto di assoluzione nei precedenti gradi di giudizio. Al contrario, per il reato di ricettazione opera l'aggravante della recidiva reiterata, la quale estende i termini temporali fino a oltre ventidue anni, impedendo l'estinzione dell'illecito. Inoltre, i giudici hanno confermato la correttezza del calcolo sanzionatorio per le molteplici condotte accertate, ridotte proporzionalmente per il capo assolto. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando la condanna definitiva e imponendo all'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Furto con strappo aggravato: pena severa confermata
Un uomo condannato per furto con strappo aggravato e recidiva specifica e reiterata ha presentato ricorso per Cassazione contro la Corte di Appello. Il ricorrente contestava l'eccessività della sanzione e lamentava un vizio di motivazione nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantificazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Tale valutazione non può essere riesaminata nel giudizio di legittimità se la motivazione risulta logica e coerente con i criteri di legge. Di conseguenza, la condanna definitiva resta confermata e l'imputato perde la causa, con l'obbligo di pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Graduazione della pena: respinto il ricorso per furto
L'Imputata, condannata per furto con recidiva reiterata e specifica, impugna la decisione lamentando l'eccessiva severità della sanzione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici supremi chiariscono che la graduazione della pena, compreso il calcolo della pena base e la valutazione delle circostanze, appartiene alla discrezionalità esclusiva del giudice di merito. La Suprema Corte non può ricalcolare la misura della condanna se i giudici precedenti hanno motivato la scelta in modo logico e coerente con la legge penale. L'Imputata perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata nel furto: condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto aggravato, contestando l'applicazione della recidiva reiterata e la pesantezza della pena inflitta. La difesa ha sostenuto l'assenza di un effettivo legame tra i precedenti penali e la nuova condotta illecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione della recidiva reiterata nel furto richiede motivi specifici e argomentati, non la semplice ripetizione delle difese d'appello già respinte. La Corte territoriale ha valutato correttamente la pericolosità sociale e la persistente inclinazione al delitto, escludendo la natura occasionale della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato integralmente la sentenza di condanna e ha punito l'Imputato con il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e continuazione: quando l’appello è inammissibile
Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza che condannava un Lavoratore per tentato furto aggravato, riconoscendo attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti e alla recidiva. Il ricorso contestava l'applicazione dell'articolo 81 del codice penale riguardo l'aumento minimo della pena per il reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il limite di aumento minimo per la continuazione, pari a un terzo della pena per il reato più grave, si applica solo se il Lavoratore è stato riconosciuto recidivo reiterato con una sentenza definitiva precedente ai reati per cui si procede. Questo principio sulla recidiva reiterata e continuazione non era applicabile nel caso specifico.
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Estorsione Tentata: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un Lavoratore è stato condannato per estorsione tentata e ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato la sua responsabilità penale e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate le contestazioni sulla responsabilità, confermando la ricostruzione dei fatti. Ha anche ribadito il divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione penale: limiti di riesame e condanne
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per una serie di rapine pluriaggravate ai danni di vari supermercati. Gli imputati hanno presentato un ricorso per cassazione penale contestando la valutazione delle prove, la mancata prescrizione e gli aumenti di pena stabiliti per la continuazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del primo imputato e dichiarato inammissibile quello del secondo. I giudici hanno chiarito che il giudizio di legittimità non consente un nuovo esame dei fatti già accertati. Le confessioni dei complici e i tracciamenti dei tabulati telefonici costituiscono prove valide e coerenti. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata allunga i tempi necessari alla prescrizione del reato, impedendone l'estinzione. La decisione conferma le sanzioni detentive ed economiche a carico dei responsabili.
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