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Telefoni cellulari in carcere: no alla tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha affrontato il caso de L’Imputato, condannato nei gradi di merito per il reato di introduzione o possesso illecito di strumenti di comunicazione all’interno di un istituto penitenziario. La difesa ha contestato la configurabilità del reato e ha richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l’imputazione relativa a telefoni cellulari in carcere era pienamente fondata e correttamente motivata dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha respinto la richiesta di assoluzione per tenuità del fatto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.

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Pubblicato il 2 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 31713 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 7 n. 31713/2026)

Il rigore della legge sui telefoni cellulari in carcere

La presenza non autorizzata di dispositivi elettronici negli istituti di pena rappresenta una grave violazione della sicurezza. Il legislatore punisce severamente l’ingresso di telefoni cellulari in carcere per impedire contatti incontrollati tra i reclusi e l’ambiente esterno. Nel caso esaminato, L’Imputato ha impugnato la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello. Il ricorrente ha contestato la sussistenza stessa del reato e ha chiesto il riconoscimento della particolare tenuità del fatto per evitare la sanzione penale.

La vicenda ruota attorno alla condotta del detenuto, sorpreso con strumenti idonei alla comunicazione a distanza. La difesa ha sostenuto che l’episodio non integrasse la fattispecie criminosa prevista dal codice penale. In subordine, il difensore ha invocato l’esclusione della punibilità a causa del presunto scarso disvalore dell’azione. I giudici di merito avevano tuttavia già accertato la piena responsabilità dell’uomo, respingendo ogni argomentazione difensiva con motivazioni dettagliate e coerenti.

Il divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità

Il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione presenta regole stringenti. Gli ermellini non possono compiere una nuova valutazione delle prove raccolte durante il processo. Il loro compito consiste unicamente nel verificare se i giudici territoriali abbiano applicato correttamente la legge penale e processuale. Nel ricorso esaminato, la difesa ha riproposto censure di puro merito, pretendendo una rilettura favorevole degli elementi di fatto già ampiamente smentiti dai precedenti gradi di giudizio.

La Suprema Corte ha rilevato che la Corte di Appello aveva risposto a ogni singola contestazione con passaggi logici ineccepibili. L’accertamento sul possesso del dispositivo e sulla destinazione d’uso risultava del tutto completo. Per questa ragione, il tentativo di ridiscutere la ricostruzione dei fatti davanti al giudice di legittimità ha reso l’impugnazione totalmente infondata.

Le motivazioni: i telefoni cellulari in carcere e la gravità della condotta

I giudici di legittimità hanno ritenuto inammissibile il ricorso de L’Imputato per due ragioni fondamentali. In primo luogo, la configurabilità del reato previsto dall’articolo trecentonovantuno-ter del codice penale è apparsa indiscutibile. La norma mira a tutelare l’ordine interno delle carceri e ad azzerare il pericolo di comunicazioni non autorizzate. I giudici di merito hanno dimostrato in modo puntuale la sussistenza materiale dell’infrazione e la colpevolezza del soggetto agente.

In secondo luogo, la Cassazione ha bocciato la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto. L’introduzione di strumenti tecnologici in un penitenziario non costituisce quasi mai una violazione marginale, poiché lede in radice la funzione di sicurezza della struttura carceraria. La motivazione della Corte di Appello su questo punto risultava priva di contraddizioni o vizi logici, giustificando appieno il diniego del beneficio invocato dal reo.

Le conclusioni: conferma della condanna e sanzioni pecuniarie

La Suprema Corte ha confermato in via definitiva la responsabilità penale de L’Imputato. Il verdetto ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso, chiudendo ogni possibilità di revisione del verdetto precedente. A causa dell’inammissibilità dell’atto difensivo, il ricorrente deve farsi carico delle spese processuali sostenute dallo Stato. Inoltre, la Corte ha inflitto all’uomo il pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, ribadendo la ferma applicazione delle sanzioni contro i ricorsi privi dei requisiti di legge.

Cosa rischia chi introduce apparecchi telefonici all’interno di un penitenziario?
L’introduzione o la detenzione di apparecchi idonei alla comunicazione in carcere costituisce un delitto punito con la reclusione, ai sensi dell’articolo 391-ter del codice penale.

È possibile ottenere la non punibilità per particolare tenuità del fatto in questi casi?
La richiesta viene generalmente respinta perché la violazione delle misure di sicurezza carceraria comporta un disvalore significativo, incompatibile con il concetto di particolare tenuità.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
La decisione rende definitiva la condanna precedente e obbliga il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Articolo 391-ter c.p.
Norma penale che punisce l'accesso o l'introduzione indebita di dispositivi di comunicazione (come smartphone o schede SIM) all'interno degli istituti penitenziari.
Particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.)
Causa di non punibilità che scatta quando un reato provoca un danno o un pericolo estremamente ridotto e la condotta non risulta abituale.
Inammissibilità del ricorso
Provvedimento con cui il giudice rifiuta di esaminare l'impugnazione perché presentata con motivi non consentiti o contrari alla legge.
Giudizio di legittimità
Valutazione compiuta dalla Corte di Cassazione sul corretto rispetto delle norme di legge, senza rivalutare le prove o i fatti già accertati.
Cassa delle ammende
Fondo statale destinato al finanziamento di programmi di reinserimento dei detenuti, a cui deve versare una sanzione chi propone un ricorso dichiarato inammissibile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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