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Spaccio: negato il ‘fatto di lieve entità’ per ricorso generico

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due imputati condannati per reati di droga. Essi chiedevano che il loro crimine fosse riconosciuto come un ‘fatto di lieve entità’, per ottenere una pena più bassa. I giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili perché troppo generici. Gli imputati non avevano contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i due sono stati obbligati a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13584 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13584 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 13584/2023)

Spaccio e fatto di lieve entità: quando il ricorso è troppo generico

La legge sugli stupefacenti prevede pene diverse a seconda della gravità del reato. Una delle distinzioni più importanti è quella che riguarda il fatto di lieve entità, una fattispecie che consente di applicare sanzioni notevolmente ridotte. Tuttavia, per ottenere questo riconoscimento, è necessario che la difesa presenti argomentazioni solide e specifiche. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci mostra cosa accade quando un ricorso è formulato in modo troppo vago e generico, portando a una dichiarazione di inammissibilità e alla conferma della condanna.

La vicenda: una richiesta di pena più mite

Due persone, precedentemente condannate per un reato legato agli stupefacenti, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il loro obiettivo principale era ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità. Questa qualifica avrebbe trasformato la loro posizione, riducendo in modo significativo la pena da scontare. La loro difesa sosteneva che le circostanze del reato fossero tali da rientrare in questa categoria meno grave. La richiesta si basava sulla speranza che i giudici supremi riesaminassero i fatti e li interpretassero in modo più favorevole agli imputati.

Il concetto di “fatto di lieve entità” nello spaccio

L’articolo 73 del Testo Unico sugli Stupefacenti (d.P.R. 309/1990) punisce severamente la produzione e lo spaccio di droghe. Il comma 5 dello stesso articolo, però, introduce un’eccezione importante. Prevede pene molto più basse se i fatti, per i mezzi, le modalità, le circostanze dell’azione, la qualità e quantità delle sostanze, sono di lieve entità. Per stabilirlo, un giudice valuta diversi elementi. Ad esempio, considera se lo spaccio era occasionale, la quantità di droga era minima, il guadagno irrisorio e l’organizzazione del tutto rudimentale. Non basta un solo elemento, ma è necessaria una valutazione complessiva di tutti questi indicatori.

Le motivazioni: perché il ricorso sul fatto di lieve entità è stato respinto

La Corte di Cassazione non ha nemmeno esaminato nel merito la richiesta dei due ricorrenti. I giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili, cioè li hanno respinti per un vizio di forma. Il motivo è stato la loro genericità. I ricorsi, secondo la Corte, non si confrontavano in modo critico e puntuale con le argomentazioni della sentenza precedente. In pratica, gli avvocati si erano limitati a riproporre la richiesta di applicare il fatto di lieve entità senza spiegare perché la decisione dei giudici di appello fosse sbagliata. Un ricorso in Cassazione deve essere specifico: deve individuare con precisione l’errore di diritto commesso nel giudizio precedente e non può essere una semplice richiesta di rivalutare i fatti. In questo caso, la mancanza di un confronto specifico con la sentenza impugnata ha reso l’atto di appello inefficace.

Le conclusioni: condanna definitiva e pagamento delle spese

L’esito è stato sfavorevole per i ricorrenti. La dichiarazione di inammissibilità ha reso la loro condanna definitiva. Non ci saranno altri gradi di giudizio. Oltre a ciò, la Corte li ha condannati a pagare le spese del procedimento e a versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa decisione sottolinea un principio fondamentale del processo: un ricorso, specialmente davanti alla Corte di Cassazione, deve essere tecnicamente impeccabile, specifico e ben argomentato. Limitarsi a esprimere un disaccordo generico con una sentenza non è sufficiente per ottenere una sua revisione.

Cos’è il ‘fatto di lieve entità’ nei reati di droga?
È una versione meno grave del reato di spaccio, punita con pene più basse. Viene riconosciuta quando la quantità di droga, le modalità e le circostanze del fatto sono considerate di minima importanza.

Perché il ricorso degli imputati è stato dichiarato inammissibile?
Perché era troppo generico. Non contestava in modo specifico gli errori della sentenza precedente, ma si limitava a riproporre una richiesta già respinta, senza argomentazioni nuove o pertinenti.

Cosa comporta una dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
Comporta che la condanna decisa nel grado di giudizio precedente diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.

Termini giuridici

Fatto di lieve entità
Una qualifica giuridica per reati legati agli stupefacenti che, per le modalità, la quantità e la qualità della sostanza, sono considerati meno gravi e puniti con pene più miti.
Ricorso inammissibile
Un appello che viene respinto dalla Corte di Cassazione senza essere esaminato nel merito, perché presenta difetti formali, come l'essere troppo generico o non pertinente.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con le somme pagate a seguito di condanne penali, i cui fondi sono destinati al miglioramento delle carceri e a programmi di reinserimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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