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Fatto Di Lieve Entità

Definizione

È una circostanza attenuante prevista per alcuni reati, come lo spaccio. Permette di applicare una pena molto più bassa se il fatto, nel suo complesso, risulta meno grave. La valutazione tiene conto di mezzi, modalità, circostanze dell'azione, qualità e quantità delle sostanze.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 623 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 82% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 7%
  • Rigettato 11%
  • Inammissibile 82%
  • Altro 0%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 774%
  • Penale Sez. 313%
  • Penale Sez. 413%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 23945/2015in 37 provvedimenti
  • Cass. S.U. 35737/2010in 83 provvedimenti
  • Cass. S.U. 51063/2018in 208 provvedimenti
  • Cass. 32695/2015in 24 provvedimenti
  • Cass. 39977/2013in 33 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Sequestro di persona a scopo di estorsione: mafia e pena piena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre quindici anni di reclusione inflitta a un imputato reo confesso del delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione. I giudici hanno ritenuto pienamente sussistente l'aggravante del metodo mafioso, a prescindere dall'effettiva affiliazione dell'agente a una cosca organizzata. Per la configurabilità dell'aggravante rileva infatti la forte pressione intimidatoria percepita dalla persona offesa, indotta a credere di fronteggiare un gruppo criminale radicato. I giudici hanno inoltre respinto la concessione della lieve entità, evidenziando la gravità oggettiva della condotta nonostante la breve durata della segregazione e il riscatto contenuto di 1.500 euro. La Suprema Corte ha infine reputato corretto il calcolo sanzionatorio, che ha applicato la riduzione per le attenuanti generiche solo dopo l'aumento della pena previsto per la matrice mafiosa del fatto.
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Detenzione illecita di cannabis: canapa light e THC fuorilegge
La polizia ha fermato due acquirenti con oltre un chilo di marijuana ad alto tenore di principio attivo. I soggetti hanno dichiarato di aver acquistato il prodotto come canapa legale da un commerciante del settore florovivaistico. Le indagini hanno rivelato che l'esercente smerciava clandestinamente lotti con principio attivo superiore ai limiti consentiti, detenendo nella propria abitazione preparati non commerciabili. La Corte d'appello ha condannato l'esercente sia per lo spaccio sia per la detenzione illecita di cannabis, qualificata come fatto lieve per la scorta domestica. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione invocando la natura lecita dell'attività agricola e la mancata concessione dei benefici di pena. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna definitiva per tutte le imputazioni contestate.
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Cocaina pura e fatto di lieve entità: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e due mesi di reclusione per un'imputata sorpresa a trasportare 24 grammi di cocaina purissima suddivisa in cinquanta dosi. La difesa chiedeva di qualificare il trasporto quale fatto di lieve entità, evidenziando il modesto quantitativo, la spontanea consegna dello stupefacente e l'assenza di occultamento, oltre a richiedere le pene sostitutive. I giudici hanno respinto il ricorso. Il dato del peso non basta a garantire la minore gravità del reato se contrastato dall'elevatissimo principio attivo (95%), dal ruolo di corriere per conto terzi e da una recente condanna per lo stesso illecito. La recidiva e la mancata efficacia deterrente delle precedenti sanzioni escludono anche la conversione della reclusione in pene alternative, confermando l'inserimento non occasionale nella catena del traffico di droga.
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Confisca del denaro e droga: quando la misura patrimoniale cade
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per detenzione di sostanze stupefacenti, disponendo anche la confisca del denaro trovato nella sua disponibilità, oltre ad aver rigettato l'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca delle somme contanti e ha dichiarato inammissibili le altre censure. Gli ermellini hanno chiarito che, nella mera detenzione illecita di droga senza prova di vendita, la confisca del denaro non scatta automaticamente. L'ablazione patrimoniale richiede invece la prova rigorosa di una sproporzione reddituale o l'ingiustificata provenienza economica dei beni ai sensi della disciplina sulla confisca allargata.
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Fatto di lieve entità escluso se le dosi sono elevate
L'Imputata contestava la condanna per spaccio e detenzione illecita di stupefacenti, chiedendo di derubricare l'accusa a fatto di lieve entità e invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La difesa evidenziava che l'indagata non possedeva bilancini né contanti e sosteneva l'esiguità del valore economico della sostanza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il sequestro di un quantitativo idoneo a ricavare ben 1445 dosi singole di hashish esclude in radice la minima offensività. I giudici hanno chiarito che l'elevato dato quantitativo costituisce un indice assorbente che impedisce il riconoscimento dell'ipotesi attenuata e dell'esiguità patrimoniale. La condanna iniziale resta confermata integralmente con una sanzione economica aggiuntiva a carico della ricorrente.
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Spaccio di lieve entità escluso se c’è un magazzino
L'Imputato ha subito una condanna per traffico illecito di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto un locale adibito a magazzino e lavorazione della droga, insieme a quattrocento euro in contanti considerati provento dell'attività delittuosa. Il Giudice di merito ha negato la deroga più favorevole dello spaccio di lieve entità, ravvisando una gestione stabile, continuativa e professionale dell'illecito. L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'ipotesi attenuata e la scorretta valutazione dei parametri normativi. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che il dato quantitativo della sostanza non basta da solo: la presenza di un'organizzazione logistica e del denaro contante esclude categoricamente la minima offensività penale, confermando in via definitiva la gravità della condotta e la condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità in relazione alla detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto dodici grammi di cocaina con purezza vicina al cento per cento, nove grammi di marijuana, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La presenza di droga eterogenea, l'elevata purezza della sostanza e gli strumenti da imballaggio dimostrano una vera attività commerciale e non un occasionale spaccio di lieve entità. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: condanna confermata
L'Imputato trasportava sostanze stupefacenti all'interno della propria autovettura, occultandole accuratamente sotto il tappetino del veicolo. I giudici di merito hanno ritenuto provata la responsabilità per detenzione illecita di stupefacenti, considerando il peso della sostanza e le modalità di occultamento. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cocaina in custodia: escluso il fatto di lieve entità
L'Imputata ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione della propria condotta come fatto di lieve entità, contestando la detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto 611 involucri di cocaina, pari a oltre 1320 dosi singole. L'Imputata svolgeva il ruolo di custode per conto di una rete di trafficanti di livello. I giudici di merito avevano escluso l'ipotesi attenuata a causa del notevole quantitativo e del confezionamento professionale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente tale impostazione, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione nega beneficio per contesto organizzato
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per spaccio di droga, chiedendo il riconoscimento del "fatto di lieve entità". La Corte d'Appello aveva negato questa attenuante, evidenziando che la quantità e l'elevato principio attivo della droga, insieme al contesto organizzato del narcotraffico, escludevano lo spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio continuo: escluso il fatto di lieve entità
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità per reiterate cessioni di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione non si riduce al solo peso delle singole dosi vendute. Le plurime cessioni dimostrano una capacità costante di approvvigionamento e una diffusione radicata sul territorio. Tale continuità esclude l'attenuante della minima offensività. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: niente sconti con il kit dello spaccio
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna d'appello, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità per reati sugli stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano trovato presso la sua abitazione sostanze stupefacenti per quantità e qualità rilevanti, bilancino di precisione, forbici e cellophane per il confezionamento delle dosi. Un servizio di appostamento aveva inoltre confermato un continuo via vai di clienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la presenza di strumenti per il confezionamento e il volume di vendita escludono il fatto di lieve entità. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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3.342 dosi di droga: escluso il fatto di lieve entità
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la riqualificazione della propria condotta nell'ipotesi attenuata di fatto di lieve entità in materia di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta e dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la presenza di piante di marijuana e fogliame essiccato da cui estrarre ben 3.342 dosi medie singole impedisce l'applicazione dell'attenuante. L'ingente quantitativo di principio attivo costituisce un indice decisivo che esclude la minima offensività della condotta. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per chi viola i domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La difesa richiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio di lieve entità, contestando inoltre l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno ribadito che la minore gravità del fatto richiede una valutazione complessiva di tutti gli indici normativi, tra cui quantità e qualità della droga, mezzi adoperati e modalità dell'azione. Nel caso esaminato, il possesso congiunto di cocaina e marijuana, l'inserimento in una rete organizzata e la commissione dell'illecito durante la misura cautelare degli arresti domiciliari escludono categoricamente l'attenuante richiesta. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a nuove prove
L'Imputato proponeva ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità per reati di droga, la quantificazione della pena, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata sospensione condizionale. La Corte ha stabilito l'Inammissibilità del ricorso per cassazione. I motivi presentati erano del tutto generici e riproducevano semplicemente tesi già esaminate e respinte nei gradi di merito. Inoltre, la difesa richiedeva un nuovo ed inammissibile riesame delle prove di fatto. La Corte ha quindi confermato la decisione precedente e sanzionato L'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concorso in spaccio di stupefacenti: la fuga in auto costa cara
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una donna alla guida di un veicolo che ha effettuato manovre evasive per sfuggire a un controllo di polizia, mentre il passeggero lanciava dal finestrino circa un chilogrammo di hashish suddiviso in dieci panetti. La Giustizia ha confermato la responsabilità per concorso in spaccio di stupefacenti, ritenendo che la condotta di guida fosse finalizzata ad agevolare la fuga e l'eliminazione del carico illecito. I giudici hanno inoltre escluso l'ipotesi del fatto di lieve entità vista la rilevante quantità di droga sequestrata. Il ricorso dell'imputata è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: Quando il “fatto lieve” diventa grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato sosteneva che il suo caso rientrasse nella categoria del "fatto di lieve entità". Tuttavia, la Corte ha confermato la condanna, evidenziando che l'attività era strutturata. Ha considerato la quantità e varietà di droga (cocaina, 253 dosi potenziali), il denaro contante rinvenuto e la contabilità tenuta. Ha anche valutato la recidiva dell'imputato, con precedenti per rapina e lesioni, che indicavano una maggiore pericolosità. La sentenza ha quindi ribadito che non si trattava di un reato minore.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione blocca il ricorso
Due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti hanno impugnato la sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione. Il primo ricorrente ha presentato un motivo del tutto generico, mentre il secondo ha richiesto il riconoscimento del fatto di lieve entità e l'esclusione della recidiva. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non consente di ridiscutere la ricostruzione dei fatti o proporre letture alternative delle prove se la sentenza impugnata appare coerente e priva di vizi logici. Di conseguenza, i condannati dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condannato dai rifiuti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un uomo sorpreso dalle forze dell'ordine mentre cercava con agitazione nei cassonetti del condominio. Presso l'ascensore dello stabile i carabinieri hanno rinvenuto quasi cento grammi di cocaina suddivisi in dieci ovuli termosaldati. Inoltre, all'interno dell'appartamento dell'imputato erano presenti frammenti plastici identici a quelli usati per confezionare la droga. La Suprema Corte ha ritenuto coerente la ricostruzione indiziaria dei giudici di merito ed ha negato l'attenuante della lieve entità del fatto, poiché l'elevata quantità e la cura nel confezionamento prevalgono sul modesto grado di purezza della sostanza. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Fatto di lieve entità negli stupefacenti: ricorso inammissibile
Due imputati impugnano la condanna per reati legati alle droghe, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità negli stupefacenti, la concessione delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena. I ricorrenti contestano la valutazione dei giudici di merito riproponendo le medesime censure già respinte in secondo grado. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili entrambi i ricorsi perché formulati in termini generici e non consentiti in sede di legittimità. I giudici evidenziano la correttezza logica della sentenza impugnata e condannano entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a un'ammenda pecuniaria.
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