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Spaccio in coppia: non è un ‘fatto di lieve entità’ se è un business

Una coppia viene condannata per spaccio continuato di cocaina e hashish. Lui riceveva gli ordini e consegnava, lei custodiva e preparava le dosi. In Cassazione, chiedono di qualificare il reato come ‘fatto di lieve entità’ per ottenere una pena minore. La Corte respinge la richiesta. L’attività era stabile, organizzata e serviva numerosi clienti su un vasto territorio. Questi elementi, valutati nel loro insieme, escludono la possibilità di considerare lo spaccio un fatto di lieve entità, confermando la condanna originaria. Anche il ruolo della donna non è stato ritenuto marginale, ma pienamente partecipe all’attività illecita.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 4925 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 7 n. 4925/2026)

Spaccio organizzato: quando non si può parlare di ‘fatto di lieve entità’

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso di spaccio di stupefacenti gestito da una coppia, stabilendo un principio chiaro sulla differenza tra un’attività criminale strutturata e un fatto di lieve entità. Questa distinzione è fondamentale, perché determina una notevole differenza nell’entità della pena. La sentenza chiarisce che una gestione continuativa e organizzata dello spaccio, anche se le singole cessioni sono di piccole quantità, non può beneficiare del trattamento sanzionatorio più mite previsto dalla legge.

I fatti: un’attività di spaccio a conduzione familiare

Una coppia aveva messo in piedi un’efficiente attività di spaccio di hashish e cocaina in diversi comuni. I ruoli erano ben definiti. L’uomo riceveva le ordinazioni tramite telefono e si occupava delle consegne dirette ai clienti in luoghi concordati. La donna, invece, aveva il compito di custodire la droga nella loro abitazione, preparare le singole dosi e gestire le scorte. Le indagini hanno rivelato che la coppia era un punto di riferimento stabile per numerosi acquirenti in una vasta area territoriale. Questa operatività costante e la capacità di soddisfare una clientela ampia dimostravano una solida organizzazione.

La richiesta della difesa: il riconoscimento del fatto di lieve entità

Gli imputati, una volta condannati, hanno presentato ricorso in Cassazione. La loro principale richiesta era di riclassificare il reato. Essi sostenevano che la loro condotta dovesse rientrare nell’ipotesi di fatto di lieve entità, prevista dall’articolo 73, comma 5, del Testo Unico sugli Stupefacenti. Questa norma prevede pene molto più basse per chi commette un fatto di spaccio considerato di minore gravità. La difesa puntava a dimostrare che le singole cessioni, prese una per una, non erano così gravi da giustificare una condanna severa. Inoltre, la donna sosteneva che il suo contributo fosse stato di minima importanza, chiedendo un’ulteriore attenuante.

Come si valuta il ‘fatto di lieve entità’ nello spaccio

La legge non si limita a guardare solo la quantità di droga ceduta. Per stabilire se uno spaccio è un fatto di lieve entità, il giudice deve compiere una valutazione complessiva. Deve considerare tutti gli aspetti della vicenda: i mezzi utilizzati (ad esempio, un telefono dedicato), le modalità dell’azione (consegne a domicilio, appuntamenti fissi), la qualità e la quantità della sostanza, e ogni altra circostanza del caso. Non è sufficiente che un solo elemento sia di scarso rilievo. Il giudice deve bilanciare tutti gli indicatori, sia quelli che suggeriscono una minore gravità, sia quelli che indicano il contrario, per arrivare a un giudizio unitario sull’offensività della condotta.

Le motivazioni: perché l’attività della coppia non era un fatto di lieve entità

La Corte di Cassazione ha respinto completamente le richieste della difesa. I giudici hanno confermato la decisione dei tribunali precedenti, ritenendola logica e ben motivata. L’attività della coppia non poteva essere considerata lieve. Gli elementi decisivi sono stati la stabilità e la continuità dello spaccio, il numero elevato di clienti e l’ampia zona geografica coperta. Questi fattori dimostravano una capacità organizzativa e una disponibilità di droga che andavano ben oltre un episodio occasionale o marginale. Anche il ruolo della donna è stato giudicato essenziale e non di minima importanza, poiché il suo compito di custodire e preparare le dosi era fondamentale per il funzionamento dell’intera attività illecita.

Le conclusioni: condanna confermata e ricorso respinto

L’esito finale è stato la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi. Questo significa che la condanna per spaccio di stupefacenti è diventata definitiva. La coppia non ha ottenuto la qualificazione di fatto di lieve entità e, di conseguenza, nessuno sconto di pena. Oltre a ciò, sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce che un’attività di spaccio ben organizzata, anche se basata su piccole dosi, costituisce un reato grave che non può beneficiare di trattamenti di favore.

Quando lo spaccio di droga è considerato di lieve entità?
Quando la quantità e la qualità della droga, i mezzi usati e le modalità dell’azione sono complessivamente minimi. Non basta che un solo elemento sia di poco conto, ma serve una valutazione globale di tutti gli aspetti.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La condanna precedente diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende.

Avere il ruolo di ‘custode’ della droga è considerato marginale?
Non necessariamente. In questo caso, la Corte ha stabilito che custodire, preparare le dosi e gestire le scorte è un contributo essenziale all’attività di spaccio, non un ruolo di minima importanza.

Termini giuridici

Fatto di lieve entità
Un reato di spaccio che, per la quantità e qualità della droga, i mezzi usati e le circostanze, è considerato meno grave e punito con una pena molto più bassa rispetto all'ipotesi ordinaria.
Inammissibilità
Decisione con cui un giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito, perché mancano i requisiti di legge, ad esempio perché i motivi presentati non sono validi.
Cassa delle ammende
Un ente statale a cui vengono versate le somme di denaro derivanti da multe e condanne penali, utilizzate per finanziare programmi di reinserimento dei detenuti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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