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Spaccio e particolare tenuità del fatto: 60 dosi costano la condanna

Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego della particolare tenuità del fatto per un reato di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di applicazione della causa di non punibilità era del tutto generica e non superava la motivazione della Corte d’Appello. Quest’ultima aveva legittimamente escluso il beneficio a causa dell’elevato numero di dosi (pari a 60) ricavabili dalla sostanza sequestrata. Le contestazioni relative alla severità della pena sono state ritenute di merito e quindi non esaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 3058 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 3058/2022)

Quando il numero di dosi esclude la particolare tenuità del fatto

La Cassazione è tornata a pronunciarsi sui limiti di applicabilità della particolare tenuità del fatto nei reati di spaccio di stupefacenti. Molto spesso si ritiene che il piccolo spaccio possa sempre beneficiare della causa di non punibilità. Tuttavia, la gravità concreta dell’azione, misurata anche attraverso il quantitativo di dosi ricavabili, gioca un ruolo decisivo. Nel caso in esame, la Suprema Corte ha chiarito che un numero significativo di dosi impedisce l’applicazione di questo beneficio, rendendo legittima la condanna del colpevole.

Il caso concreto e la contestazione del reato

La vicenda trae origine dal sequestro di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. L’Imputato era stato condannato nei gradi di merito per attività di spaccio di lieve entità. Nonostante la qualificazione del fatto come lieve, la difesa ha richiesto l’applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’articolo 131-bis del codice penale. Secondo la tesi difensiva, la condotta non presentava una gravità tale da giustificare una sanzione penale, considerando il contesto e la tipologia di attività. La Corte d’Appello ha però respinto questa richiesta, evidenziando che dalla sostanza sequestrata si potevano ricavare ben 60 dosi singole, un quantitativo incompatibile con un’offesa minima al bene giuridico tutelato.

Il ricorso davanti alla Corte di Cassazione

Contro la decisione della Corte d’Appello, l’Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa ha articolato due motivi principali. Con il primo motivo, ha contestato il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, ritenendo la motivazione dei giudici di secondo grado carente o errata. Con il secondo motivo, ha impugnato il trattamento sanzionatorio complessivo, giudicando la pena applicata eccessiva e non proporzionata alla reale entità del fatto. L’obiettivo della difesa era ottenere l’annullamento della sentenza o, in subordine, una riduzione della pena inflitta.

I limiti del sindacato di legittimità

La Corte di Cassazione ha ricordato i limiti del proprio ruolo. Il giudizio di legittimità non serve a rivalutare i fatti o a decidere se una pena sia giusta in astratto, ma a verificare se i giudici di merito abbiano applicato correttamente la legge e motivato in modo logico la loro decisione. Le censure che si limitano a opporsi alla valutazione del giudice di merito, senza evidenziare reali violazioni di legge o vizi logici della motivazione, sono considerate inammissibili. Nel caso in esame, le contestazioni sul trattamento sanzionatorio sono state ritenute semplici espressioni di disaccordo rispetto a una scelta ampiamente motivata dal tribunale.

Le motivazioni: l’impatto delle sessanta dosi sulla particolare tenuità del fatto

Nelle motivazioni della sentenza, la Suprema Corte ha spiegato perché non è possibile applicare la particolare tenuità del fatto quando il quantitativo di droga è significativo. I giudici di legittimità hanno confermato che la Corte d’Appello ha agito correttamente. Il calcolo delle dosi ricavabili, pari a 60, costituisce un dato oggettivo che dimostra una capacità offensiva non trascurabile. La particolare tenuità del fatto richiede che l’offesa sia di spessore minimo. Quando l’attività di spaccio, pur qualificata come leggera, consente la diffusione di un numero così elevato di dosi sul mercato, l’impatto sociale e il pericolo per la salute pubblica escludono in radice la possibilità di considerare il fatto come scarsamente rilevante. La motivazione del giudice di merito era quindi solida, logica e priva di vizi giuridici.

Le conclusioni: l’inammissibilità del ricorso e le sanzioni pecuniarie

Le conclusioni della Cassazione hanno sancito la totale inammissibilità del ricorso presentato dall’Imputato. Oltre a confermare la condanna penale e il diniego della particolare tenuità del fatto, la Corte ha applicato le severe conseguenze previste dalla legge per i ricorsi manifestamente infondati. L’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce che l’accesso alla Suprema Corte richiede motivi specifici e fondati, e che il quantitativo di dosi nello spaccio rimane un ostacolo insormontabile per chi invoca la particolare tenuità del fatto.

Quando si può chiedere la particolare tenuità del fatto nello spaccio?
Si può richiedere solo quando l’offesa al bene tutelato è minimamente rilevante e il comportamento non è abituale, ma viene esclusa se il quantitativo di dosi ricavabili è significativo.

Perché la Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso sulla pena?
La Cassazione non può rideterminare la pena se il giudice di merito ha già motivato la sua scelta in modo logico, poiché la valutazione della sanzione spetta esclusivamente ai giudici di merito.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Chi presenta un ricorso dichiarato inammissibile viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Particolare tenuità del fatto
Una causa di esclusione della punibilità che si applica quando il danno o il pericolo causato dal reato è minimamente rilevante e il comportamento non è abituale.
Inammissibilità
La condizione di un ricorso che non può essere esaminato nel merito dai giudici perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Giudizio di legittimità
Il controllo svolto dalla Corte di Cassazione per verificare se i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente le norme di legge.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme pagate da chi perde i ricorsi in tribunale.
Trattamento sanzionatorio
La misura e la tipologia di pena che il giudice decide di applicare concretamente al colpevole di un reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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