L’Attenuante del Danno Lieve nello Spaccio di Droga: Cosa Dice la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, chiarendo importanti aspetti relativi all’applicazione dell’attenuante del danno lieve spaccio e alla discrezionalità del giudice nella determinazione della pena. Questa ordinanza offre spunti cruciali per comprendere come la giustizia valuta la gravità di certi reati e le circostanze che possono influenzare la condanna.
Il Caso: Spaccio e la Contestata Attenuante del Danno Lieve
Un Lavoratore era stato condannato per aver detenuto 5,40 grammi di cocaina, con l’intento di spacciarla. Da questa quantità si potevano ricavare circa 31 dosi. La condanna era stata emessa in base all’articolo 73, comma 5, del DPR 309/90, la legge sugli stupefacenti.
Il Lavoratore aveva presentato ricorso in appello, contestando la mancata applicazione dell’attenuante prevista dall’articolo 62, numero 4, del codice penale. Questa attenuante riguarda il “danno patrimoniale di speciale tenuità”, cioè un danno economico molto piccolo. Aveva anche contestato il modo in cui era stata determinata la pena. La Corte d’Appello aveva confermato la condanna e la pena.
Il Ricorso in Cassazione e l’Attenuante del Danno Lieve Spaccio
Il Lavoratore non si è arreso e ha presentato un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione. Ha insistito sulla violazione di legge e sul vizio di motivazione, sostenendo che l’attenuante del danno patrimoniale di lieve entità avrebbe dovuto essere riconosciuta. Ha anche criticato nuovamente la determinazione della pena.
La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente il ricorso. Ha però ritenuto che i motivi presentati fossero “manifestamente infondati” e ripetitivi. Erano, infatti, simili a quelli già proposti in appello. La Corte d’Appello aveva già risposto a queste obiezioni in modo logico e coerente, basandosi sulle prove disponibili.
La Discrezionalità del Giudice e l’Attenuante del Danno Lieve
La Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: la valutazione dei fatti e l’applicazione delle attenuanti spettano al giudice di merito (cioè il giudice di primo grado e d’appello). La Corte di Cassazione, invece, verifica solo la correttezza giuridica e la logicità della motivazione, non riesamina i fatti.
Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva escluso l’attenuante del danno lieve spaccio. Aveva considerato il potenziale guadagno che si sarebbe potuto ottenere dalle trenta dosi di cocaina. Ogni dose poteva valere tra i 50 e i 60 euro. Questo significava un guadagno potenziale significativo, tale da escludere che il danno patrimoniale fosse di “lieve entità”. La purezza della sostanza e le modalità dello spaccio confermavano questa valutazione.
La Determinazione della Pena e l’Attenuante del Danno Lieve
Per quanto riguarda la determinazione della pena, la Cassazione ha chiarito che anche questa rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Il giudice deve seguire i principi stabiliti dagli articoli 132 e 133 del codice penale. Questi articoli indicano i criteri per calcolare la pena, tenendo conto della gravità del reato e della personalità del colpevole.
Un ricorso in Cassazione non può chiedere una nuova valutazione della congruità della pena. Può farlo solo se la determinazione della pena è frutto di un “mero arbitrio” o di un “ragionamento illogico”. In questo caso, la Corte d’Appello aveva motivato la pena in modo adeguato. Aveva evidenziato che la pena era stata fissata vicino ai minimi previsti dalla legge. Aveva anche concesso le attenuanti generiche, pur tenendo conto della gravità del fatto e della personalità del Lavoratore.
Le Motivazioni: Perché il Ricorso è Stato Dichiarato Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure sollevate dal Lavoratore erano già state affrontate e risolte dalla Corte d’Appello con motivazioni logiche e coerenti. Non c’erano vizi di diritto o illogicità manifeste nella sentenza impugnata. In particolare, l’esclusione dell’attenuante del danno lieve spaccio è stata ritenuta corretta, in quanto il potenziale guadagno derivante dall’attività di spaccio era tutt’altro che trascurabile. La Cassazione ha sottolineato che non è suo compito riesaminare i fatti o sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove o nella determinazione della pena, a meno che non vi siano evidenti errori logici o giuridici.
Le Conclusioni: Il Lavoratore Paga le Spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese del procedimento. Inoltre, dovrà versare una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, come sanzione pecuniaria per aver presentato un ricorso ritenuto infondato e inammissibile. Questo significa che la condanna originaria e la pena stabilita rimangono valide, senza alcuna modifica.
Cosa significa l’attenuante del danno patrimoniale di lieve entità?
È una circostanza che può ridurre la pena se il danno economico causato dal reato è molto piccolo, quasi insignificante.
Perché nel caso di spaccio di droga questa attenuante non è stata concessa?
Non è stata concessa perché il potenziale guadagno dalla vendita delle dosi di cocaina era considerato significativo, escludendo quindi la “lieve entità” del danno.
Il giudice può decidere liberamente la pena?
Il giudice ha discrezionalità nella determinazione della pena, ma deve seguire criteri specifici previsti dalla legge e motivare logicamente la sua decisione, senza arbitrio.