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Sostituzione pena: a chi chiederla con la Riforma?

La Corte di Cassazione ha stabilito che, per i procedimenti pendenti in Cassazione al momento dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia, la richiesta di sostituzione della pena detentiva deve essere presentata al Giudice dell’esecuzione dopo che la sentenza è diventata definitiva. La pendenza del processo è determinata dalla data della pronuncia della sentenza d’appello, non dalla data di presentazione del ricorso.

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Pubblicato il 3 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sostituzione della pena e Riforma Cartabia: la Cassazione fa chiarezza sulla competenza

L’introduzione della Riforma Cartabia ha ampliato le possibilità di accesso alla sostituzione della pena detentiva con misure alternative. Tuttavia, le norme transitorie hanno sollevato dubbi interpretativi, in particolare su quale sia il giudice competente a decidere l’istanza nei processi già in corso. Con la recente sentenza n. 17967/2024, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento cruciale, delineando un percorso procedurale chiaro per i condannati.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da una condanna per furto pluriaggravato, emessa dal Tribunale di Foggia con rito abbreviato e parzialmente riformata dalla Corte di appello di Bari. La riforma in appello aveva escluso la recidiva e ridotto la pena. L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso per cassazione, non per contestare la colpevolezza, ma per chiedere l’applicazione di una pena sostitutiva in virtù delle nuove disposizioni introdotte dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), entrate in vigore il 30 dicembre 2022. La tesi difensiva sosteneva che, essendo il ricorso stato presentato dopo tale data, la competenza a decidere non dovesse seguire le norme transitorie previste per i procedimenti già pendenti.

La Questione sulla Competenza per la Sostituzione della Pena

Il nodo centrale della questione era stabilire quale giudice avesse la competenza a decidere sulla richiesta di sostituzione della pena: la Corte di Cassazione, presso cui il ricorso era stato depositato, o il Giudice dell’esecuzione, una volta divenuta definitiva la sentenza? La difesa dell’imputato riteneva che le norme transitorie, che individuano il Giudice dell’esecuzione, non fossero applicabili al suo caso.

L’art. 95 del d.lgs. 150/2022 stabilisce infatti che, per i procedimenti pendenti in primo grado o in appello al momento dell’entrata in vigore della riforma, le norme più favorevoli si applicano in quella sede. Per i procedimenti pendenti in Cassazione, invece, l’istanza va presentata al Giudice dell’esecuzione entro 30 giorni dall’irrevocabilità della sentenza. La chiave per risolvere il dubbio risiedeva nel definire il momento esatto in cui un processo si considera “pendente” nel grado di giudizio successivo.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato, confermando che la competenza non appartiene né alla Corte di Cassazione né alla Corte d’appello, ma al Giudice dell’esecuzione.

Il Principio della Pendenza del Procedimento

Richiamando un consolidato orientamento delle Sezioni Unite, la Corte ha ribadito che la pendenza di un procedimento nel grado successivo scatta con la deliberazione della sentenza (ovvero la lettura del dispositivo in udienza) e non con il deposito del successivo atto di impugnazione. Nel caso di specie, la sentenza della Corte d’appello di Bari era stata pronunciata il 15 novembre 2022. Di conseguenza, alla data del 30 dicembre 2022 (entrata in vigore della Riforma Cartabia), il procedimento era già legalmente “pendente” dinanzi alla Corte di Cassazione, a prescindere da quando il ricorso fosse stato materialmente presentato.

L’Applicazione della Disciplina Transitoria e la Conferma della Corte Costituzionale

Stante questa premessa, la Corte ha applicato la norma transitoria dell’art. 95 del d.lgs. 150/2022, che per i processi pendenti in Cassazione individua come unico organo competente a decidere sulla sostituzione della pena il Giudice dell’esecuzione. Questa interpretazione, sottolinea la Corte, è stata recentemente avallata anche dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 25 del 2024. La Consulta ha definito questa lettura un “diritto vivente” che assicura uniformità di trattamento a tutti gli imputati i cui processi erano pendenti, a qualsiasi grado, al momento della riforma, consentendo loro di accedere alle nuove e più favorevoli pene sostitutive nel rispetto del diritto di difesa.

Le Conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio chiaro e definitivo: per tutti i procedimenti che, al 30 dicembre 2022, avevano già visto la pronuncia della sentenza di appello, l’unica via per richiedere le pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia è presentare un’istanza al Giudice dell’esecuzione. Tale istanza deve essere depositata entro il termine di trenta giorni dal momento in cui la sentenza di condanna diventa irrevocabile. La decisione della Cassazione, quindi, non preclude l’accesso al beneficio, ma ne canalizza correttamente la richiesta verso la sede competente, garantendo certezza del diritto e parità di trattamento.

A quale giudice bisogna chiedere la sostituzione della pena se il processo era pendente in Cassazione al momento dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia?
La richiesta va presentata al Giudice dell’esecuzione, entro trenta giorni da quando la sentenza diventa irrevocabile.

Cosa determina la “pendenza” di un procedimento in un grado di giudizio successivo?
Secondo la giurisprudenza costante, la pendenza è determinata dalla data di deliberazione della sentenza (lettura del dispositivo), non dalla data di presentazione del ricorso.

La Riforma Cartabia sulle pene sostitutive si applica retroattivamente?
Sì, le norme più favorevoli si applicano anche ai procedimenti già in corso al momento della loro entrata in vigore, ma secondo le specifiche regole transitorie che individuano il giudice competente a seconda della fase in cui si trovava il processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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