Ricorso tardivo: la Cassazione ribadisce l’inammissibilità per un solo giorno di ritardo
Nel processo penale, i termini sono perentori e il loro mancato rispetto può avere conseguenze definitive. Un ricorso tardivo, anche se presentato con un solo giorno di ritardo, è destinato a essere dichiarato inammissibile, precludendo ogni esame nel merito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di questa regola ferrea, sottolineando come la precisione procedurale sia un pilastro fondamentale della giustizia.
Il Caso in Esame: Dalla Condanna al Ricorso in Cassazione
La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imputato in primo grado per i reati di atti persecutori (art. 612-bis c.p.) e molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.). La Corte d’Appello, pur riunendo due procedimenti e riformando parzialmente le sentenze, aveva confermato la responsabilità penale dell’imputato, rideterminando la pena e concedendo la sospensione condizionale.
Contro questa decisione, la difesa proponeva ricorso per cassazione, articolando diverse censure. Tuttavia, l’esito del giudizio di legittimità si è arenato sul primo, insormontabile ostacolo: la tardività dell’impugnazione.
Il Ricorso Tardivo: la Scure dei Termini Processuali
Il cuore della decisione della Suprema Corte risiede nella violazione dei termini perentori per l’impugnazione. La legge processuale penale stabilisce una scansione temporale precisa che non ammette deroghe.
Nel caso specifico:
- La sentenza d’appello è stata pronunciata il 21 marzo 2025.
- La Corte si è riservata 60 giorni per il deposito delle motivazioni, come previsto dall’art. 544, comma 3, c.p.p.
- Il termine per il deposito scadeva quindi il 20 maggio 2025.
- Da questa data, ai sensi dell’art. 585, comma 1, lettera c), c.p.p., la difesa aveva 45 giorni per presentare ricorso per cassazione.
Il calcolo è inequivocabile: il termine ultimo per impugnare era il 4 luglio 2025. Il ricorso, invece, è stato presentato il 5 luglio 2025, un solo giorno dopo la scadenza. Questo ritardo, seppur minimo, è stato fatale e ha determinato in via preliminare e assorbente la declaratoria di inammissibilità.
Gli Altri Motivi di Inammissibilità: Oltre il Vizio Procedurale
Pur essendo la tardività una ragione sufficiente per chiudere il caso, la Corte di Cassazione ha esaminato, ‘ad abundantiam’, anche gli altri motivi di ricorso, dichiarandoli comunque inammissibili per altre ragioni. Questo passaggio evidenzia la cura con cui i giudici di legittimità vagliano ogni aspetto, ma anche le carenze tipiche dei ricorsi non fondati.
I motivi sono stati ritenuti:
- Non pertinenti: Un motivo di ricorso contestava la responsabilità per una violazione del codice della proprietà industriale, ma con argomentazioni che non si correlavano alla motivazione della Corte d’Appello.
- Generici e ripetitivi: Altri motivi sulla qualificazione giuridica dei reati si limitavano a riproporre le stesse censure già respinte in appello, senza formulare una critica specifica e argomentata contro la decisione impugnata.
- Manifestamente infondati: Una censura sull’applicazione di una norma relativa alla sospensione condizionale della pena è stata giudicata palesemente errata.
- Privi di specificità: L’ultimo motivo trascriveva quasi testualmente i motivi d’appello, senza confrontarsi con le argomentazioni con cui i giudici di secondo grado li avevano respinti.
Le Motivazioni della Corte
La Corte ha motivato la sua decisione in modo chiaro e lineare. In primis, ha rilevato il dato oggettivo e insuperabile del ricorso tardivo, applicando rigorosamente le norme del codice di procedura penale sui termini per impugnare. La tardività è un vizio che impedisce al giudice di scendere nel merito della questione, rendendo l’impugnazione irricevibile.
In secondo luogo, la Corte ha ribadito principi consolidati in giurisprudenza riguardo all’inammissibilità dei motivi di ricorso. Un ricorso in Cassazione non può essere una semplice ripetizione delle argomentazioni già svolte, né può contenere critiche generiche. Deve, invece, instaurare un confronto puntuale e critico con la sentenza impugnata, evidenziandone le specifiche violazioni di legge o i vizi di motivazione. In assenza di tale specificità, i motivi sono considerati solo apparenti e, quindi, inammissibili.
Le Conclusioni
L’ordinanza in esame è un monito sull’importanza cruciale del rispetto dei termini processuali. Un solo giorno di ritardo può vanificare l’intero percorso difensivo e rendere definitiva una sentenza di condanna. Per l’imputato, la declaratoria di inammissibilità comporta non solo l’impossibilità di far valere le proprie ragioni, ma anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione riafferma che la forma, nel diritto processuale, è sostanza e che la diligenza nel rispetto delle scadenze è un dovere imprescindibile per ogni operatore della giustizia.
Cosa succede se un ricorso per cassazione viene depositato anche un solo giorno dopo la scadenza del termine?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. I termini processuali sono perentori, e il loro mancato rispetto impedisce al giudice di esaminare il merito della questione, rendendo la sentenza impugnata definitiva.
Perché gli altri motivi di ricorso sono stati comunque esaminati e dichiarati inammissibili?
Anche se la tardività era sufficiente per la decisione, la Corte ha esaminato gli altri motivi per completezza. Li ha ritenuti inammissibili perché non pertinenti, meramente ripetitivi delle argomentazioni già respinte in appello, manifestamente infondati e privi di una critica specifica contro la sentenza impugnata.
Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso inammissibile?
La persona che ha proposto il ricorso viene condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come stabilito dalla Corte. In questo caso, la somma è stata fissata in tremila euro.