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Ricorso per Cassazione tardivo: i termini di deposito

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato oltre la scadenza dei termini legali. Nonostante gli imputati fossero stati assenti in primo grado, lo svolgimento del processo d’appello in forma cartolare senza richiesta di partecipazione ha escluso il beneficio della proroga di quindici giorni, rendendo il ricorso per Cassazione tardivo e comportando una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 20 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per Cassazione tardivo: l’importanza del rispetto dei tempi processuali

Nel sistema penale italiano, la tempestività è un requisito essenziale per la validità di qualsiasi atto. Un ricorso per Cassazione tardivo, ovvero presentato oltre i termini stabiliti dal Codice di Procedura Penale, preclude definitivamente la possibilità di una revisione della sentenza, rendendo la condanna definitiva.

Il caso in esame

La vicenda riguarda due soggetti condannati nei primi due gradi di giudizio per i reati di minaccia e danneggiamento. Dopo la conferma della condanna da parte della Corte di Appello, la difesa aveva presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, il deposito dell’atto è avvenuto il 21 gennaio 2026, mentre i termini ordinari, calcolati in base alla data di deposito delle motivazioni della sentenza d’appello, scadevano l’8 gennaio 2026.

Il punto centrale della controversia riguardava la possibilità di usufruire di una proroga dei termini. La difesa sosteneva che, essendo stati gli imputati dichiarati assenti nel giudizio di primo grado, avrebbero dovuto beneficiare dell’aumento di quindici giorni previsto per i casi di “giudizio in assenza”.

La decisione della Suprema Corte sul ricorso per Cassazione tardivo

La Corte di Cassazione ha respinto fermamente questa tesi, dichiarando l’impugnazione inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio della proroga non è applicabile automaticamente se il giudizio di appello si è svolto secondo il rito cartolare non partecipato.

Secondo la normativa vigente, se l’appello viene trattato in forma scritta e la difesa non presenta una tempestiva istanza di partecipazione fisica all’udienza, il processo si considera celebrato senza un’effettiva udienza dibattimentale a cui l’imputato avrebbe avuto diritto di partecipare. Di conseguenza, viene meno il presupposto per l’estensione dei tempi di deposito del ricorso.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sulla natura del rito cartolare introdotto dalle recenti riforme. Poiché nel caso di specie non era stata avanzata alcuna richiesta di partecipazione ex art. 598-bis c.p.p., il termine per l’impugnazione doveva essere quello ordinario di 45 giorni decorrenti dalla scadenza del termine fissato per il deposito della motivazione (60 giorni). Non potendo considerare gli imputati come “giudicati in assenza” ai fini del ricorso per Cassazione, la data del 21 gennaio è risultata ampiamente fuori tempo massimo.

Le conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio di estremo rigore: la qualifica di “assente” maturata nel primo grado di giudizio non si trascina automaticamente nel ricorso per Cassazione se in appello si è proceduto con rito cartolare non partecipato. Questa decisione sottolinea l’onere di diligenza dei difensori nel monitorare i termini di legge, poiché un ricorso per Cassazione tardivo non solo impedisce il riesame della sentenza, ma comporta anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, determinata in questo caso in tremila euro per ciascun ricorrente.

Cosa accade se il ricorso per Cassazione viene depositato dopo la scadenza dei termini?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e la sentenza di condanna diventa definitiva senza che i giudici possano esaminare i motivi del ricorso.

L’imputato assente ha sempre diritto a 15 giorni in più per presentare ricorso?
No, se il giudizio d’appello si è svolto in forma cartolare senza richiesta di partecipazione dell’imputato, il beneficio dei 15 giorni supplementari non si applica.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Oltre al pagamento delle spese del procedimento, il ricorrente viene condannato a versare una somma di denaro, solitamente tra i mille e i seimila euro, alla Cassa delle Ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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