Sostituzione pena detentiva: le novità della Cartabia
L’evoluzione del sistema sanzionatorio italiano, culminata con la cosiddetta Riforma Cartabia, ha ampliato notevolmente le possibilità di accedere a sanzioni alternative al carcere. Uno dei temi più dibattuti riguarda la sostituzione pena detentiva con sanzioni pecuniarie, specialmente in relazione a procedimenti già avviati prima delle modifiche legislative.
La vicenda trae origine da una condanna per diversi reati, tra cui stalking, diffamazione e tentata violenza privata. Inizialmente, l’imputato era stato condannato a otto mesi di reclusione dal Tribunale di primo grado, decisione poi confermata in appello. Tuttavia, in seguito a un primo intervento della Cassazione, i reati di stalking e diffamazione sono stati dichiarati estinti per remissione di querela. La Corte Suprema ha quindi annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio per il reato residuo di tentata violenza privata, rinviando alla Corte di Appello di Napoli per la rideterminazione della pena.
In questa sede, la pena è stata ridotta a due mesi di reclusione. Nonostante la sensibile riduzione, la Corte territoriale ha negato la sostituzione pena detentiva con la pena pecuniaria, sostenendo che l’imputato avrebbe dovuto formulare la richiesta nei gradi di giudizio precedenti.
La sostituzione pena detentiva nel giudizio di rinvio
L’imputato ha proposto ricorso denunciando che, al momento della condanna originaria nel 2021, la pena di otto mesi eccedeva il limite di sei mesi allora previsto dalla legge per la sostituzione con pena pecuniaria. Solo con l’entrata in vigore della Riforma Cartabia tale soglia è stata innalzata a un anno, rendendo la richiesta giuridicamente possibile solo durante il giudizio di rinvio.
La Cassazione ha dato ragione al ricorrente. Secondo i giudici di legittimità, non si può imputare al condannato una mancata richiesta quando questa non era consentita dalla legge vigente all’epoca. Se la “giuridica possibilità” di operare la sostituzione pena detentiva si presenta solo in sede rescissoria (ovvero dopo l’annullamento della Cassazione), l’istanza deve essere considerata ammissibile.
Il principio del favor rei e la sostituzione pena detentiva
Un altro punto cruciale della decisione riguarda la cumulabilità tra la sospensione condizionale della pena e la sostituzione pena detentiva. La nuova normativa (Art. 61-bis Legge 689/1981) sembrerebbe porre un divieto di applicazione congiunta dei due benefici. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che tale divieto non si applica ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore della riforma.
In virtù del principio della legge più favorevole (favor rei), per i reati commessi nel 2015 i due istituti devono considerarsi ancora cumulabili. Non si può applicare retroattivamente una norma che limita i benefici a disposizione dell’imputato se il fatto è avvenuto sotto una disciplina precedente più vantaggiosa.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla necessità di garantire l’effettività del diritto di difesa e la corretta applicazione delle norme nel tempo. I giudici hanno evidenziato che l’innalzamento della soglia per le pene sostitutive operata dal D.Lgs. 150/2022 rappresenta una norma di favore che deve poter essere invocata non appena ne ricorrano i presupposti oggettivi. Inoltre, è stato ribadito che la rideterminazione del quantum di pena non può cancellare benefici già accordati e confermati (come la sospensione condizionale), a meno che non vi sia stata un’impugnazione specifica sul punto da parte della pubblica accusa.
Le conclusioni
Le conclusioni della Cassazione portano all’annullamento della sentenza impugnata con un nuovo rinvio alla Corte di Appello. Il giudice di merito dovrà ora valutare nel concreto la possibilità di operare la sostituzione pena detentiva con la pena pecuniaria corrispondente, tenendo conto della pena rideterminata in due mesi di reclusione e del fatto che tale beneficio può convivere con la già concessa sospensione condizionale. Questa sentenza conferma un orientamento garantista che impedisce alle preclusioni processuali di ostacolare l’applicazione di riforme penali più miti.
È possibile chiedere la sostituzione della pena detentiva se la soglia di ammissibilità è cambiata durante il processo?
Sì, se una nuova legge aumenta la soglia di ammissibilità per la sostituzione della pena rendendola possibile solo in una fase avanzata del processo, l’imputato ha il diritto di presentare la richiesta anche se non l’ha fatto in precedenza.
Si possono ottenere contemporaneamente la sospensione condizionale e la sostituzione della pena con una multa?
Per i reati commessi prima della riforma Cartabia del 2022, i due benefici sono considerati cumulabili in base al principio della legge più favorevole, nonostante le nuove norme prevedano ora una incompatibilità tra i due istituti.
Cosa succede se il giudice di rinvio riduce la pena ma nega la sanzione sostitutiva perché non chiesta prima?
Secondo la Cassazione, tale diniego è illegittimo se la possibilità giuridica di chiedere la sanzione sostitutiva è nata proprio grazie alla riduzione della pena o a un mutamento legislativo favorevole avvenuto dopo i precedenti gradi di giudizio.