Ricorso Inammissibile: Le Conseguenze di Riproporre le Stesse Censure
L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre un chiaro esempio delle conseguenze di un ricorso inammissibile, specialmente quando questo si limita a riproporre questioni già decise. La Suprema Corte, con una decisione netta, ha respinto le istanze di due imputati, condannandoli al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. Analizziamo i dettagli di questa pronuncia per comprendere i principi procedurali che ne sono alla base.
I Fatti del Caso
Due soggetti avevano presentato ricorso alla Corte di Cassazione avverso una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Palermo. Uno dei ricorrenti, in particolare, aveva sollevato specifici motivi di doglianza relativi all’affermazione di responsabilità per il reato previsto dall’art. 707 del codice penale e al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. L’obiettivo era ottenere un annullamento della decisione di secondo grado e una nuova valutazione della propria posizione.
La Decisione sul Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. La ragione di tale decisione non risiede in una valutazione di merito delle argomentazioni, ma in un vizio procedurale fondamentale. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati, in particolare quelli dell’imputato che contestava la condanna per il reato specifico e il diniego delle attenuanti, non erano altro che una riproduzione di censure già adeguatamente esaminate e respinte dalla Corte territoriale. Questo approccio rende il ricorso un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul fatto, funzione che non spetta alla Corte di Cassazione, la quale è giudice di legittimità e non di merito.
Le Motivazioni
Le motivazioni alla base dell’ordinanza sono lapidarie ma giuridicamente solide. La Corte ha considerato che riproporre le stesse identiche argomentazioni già valutate in appello, senza individuare un vizio di legge specifico nella sentenza impugnata (come un’errata applicazione della norma o un difetto di motivazione), non costituisce un valido motivo di ricorso. La Suprema Corte non può riesaminare i fatti come se fosse un nuovo processo. La decisione di inammissibilità è stata quindi una diretta conseguenza di questa impostazione difensiva. Per effetto della declaratoria di inammissibilità, i ricorrenti sono stati condannati non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche a versare una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende, una sanzione prevista proprio per scoraggiare ricorsi dilatori o manifestamente infondati.
Le Conclusioni
Questa pronuncia ribadisce un principio cardine del nostro sistema processuale: il ricorso in Cassazione non è una terza istanza di giudizio. Presentare un ricorso inammissibile, limitandosi a ripetere le argomentazioni già respinte in appello, non solo è inutile ai fini di una riforma della sentenza, ma comporta anche significative conseguenze economiche per il ricorrente. La condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria serve da deterrente contro l’abuso dello strumento processuale, garantendo che l’accesso alla Suprema Corte sia riservato a casi in cui si lamentano reali violazioni di legge.
Cosa significa che un ricorso è dichiarato inammissibile?
Significa che il giudice non esamina il caso nel merito perché il ricorso non rispetta i requisiti previsti dalla legge. In questa vicenda, il motivo è stata la semplice riproposizione di argomenti già respinti in appello.
Quali sono state le conseguenze economiche per i ricorrenti?
I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. Questa è una sanzione pecuniaria per aver presentato un ricorso infondato.
Perché la Corte di Cassazione ha ritenuto i motivi del ricorso una semplice riproduzione di censure già esaminate?
La Corte ha stabilito che le argomentazioni difensive erano identiche a quelle già valutate e motivatamente respinte dalla Corte d’Appello, come si evinceva dalla lettura della sentenza impugnata, senza che venisse sollevata una nuova e specifica violazione di legge.