Ricorso Inammissibile in Cassazione: Il Pericolo dei Motivi Generici
Quando si impugna una sentenza, specialmente davanti alla Corte di Cassazione, la precisione e la specificità dei motivi sono fondamentali. Un recente provvedimento della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come la genericità delle censure porti a una declaratoria di ricorso inammissibile, con conseguenze economiche significative per il ricorrente. Analizziamo questa ordinanza per comprendere i principi che regolano l’accesso al giudizio di legittimità.
I Fatti del Processo
La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa dal Tribunale di Termini Imerese nei confronti di un imputato per un reato previsto dall’art. 4 della Legge n. 110/75. La pena inflitta era di 6 mesi di reclusione e 6.000,00 euro di multa. La decisione veniva successivamente confermata dalla Corte di Appello di Palermo.
Non soddisfatto dell’esito, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando un generico “vizio di motivazione” della sentenza d’appello.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della colpevolezza o innocenza dell’imputato, ma si ferma a un livello procedurale: il ricorso non possedeva i requisiti minimi per essere esaminato.
Le Motivazioni: Perché la Genericità Rende il Ricorso Inammissibile?
Il cuore della decisione risiede nella motivazione con cui i giudici hanno respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che i motivi presentati erano affetti da una “genericità” tale da renderli del tutto astratti e “svincolati dalla concreta dimensione dei contenuti argomentativi della decisione impugnata”.
In altre parole, il ricorrente non ha mosso critiche specifiche e puntuali alla sentenza della Corte d’Appello. Non ha indicato dove e perché i giudici di secondo grado avrebbero sbagliato nel loro ragionamento. Si è limitato a enunciare un vizio di motivazione senza calarlo nella realtà del caso specifico. Per la Cassazione, un motivo di ricorso non può essere una formula vuota, ma deve instaurare un dialogo critico con la sentenza che si intende contestare, evidenziandone le presunte falle logiche o giuridiche.
Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche e Spese Processuali
La declaratoria di ricorso inammissibile non è priva di conseguenze. Al contrario, comporta effetti molto concreti per chi lo ha proposto:
- Condanna alle spese processuali: Il ricorrente è stato obbligato a pagare tutte le spese relative al procedimento in Cassazione.
- Versamento alla Cassa delle ammende: La Corte ha inoltre condannato l’imputato a versare la somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria scatta quando non emergono elementi per escludere la “colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”. Ciò significa che il ricorso era talmente privo di fondamento che la sua proposizione è stata considerata una negligenza.
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione è un rimedio straordinario che richiede rigore e specificità. Presentare motivi generici non solo è inutile ai fini di ottenere una riforma della sentenza, ma espone anche a sanzioni economiche rilevanti.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La Corte non esamina il merito della questione. La sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, in assenza di prove che escludano la sua colpa, a versare una somma alla Cassa delle ammende.
Perché il ricorso è stato considerato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la “genericità dei motivi addotti”. Le argomentazioni erano formulate in modo astratto e non si confrontavano specificamente con le ragioni esposte nella decisione della Corte d’Appello.
A quanto ammonta la sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità e a chi va pagata?
In questo specifico caso, oltre alle spese processuali, il ricorrente è stato condannato a versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, un ente che finanzia programmi di reinserimento per i detenuti.