Ricorso Inammissibile: Quando la Critica alla Sentenza è Troppo Generica
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12272/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia processuale: per contestare efficacemente una sentenza, è necessario formulare critiche specifiche e argomentate. Un’impugnazione basata su doglianze vaghe e generiche è destinata a sfociare in una declaratoria di ricorso inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese e di una sanzione. Questo caso offre un chiaro esempio di come la genericità dei motivi di ricorso, specialmente in relazione al trattamento sanzionatorio, non possa superare il vaglio di legittimità.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa dal Tribunale di Rimini e successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Bologna. L’imputata era stata riconosciuta responsabile dei reati di detenzione illecita e cessione di sostanze stupefacenti, qualificati come violazioni dell’art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti (d.P.R. 309/1990). In entrambi i gradi di giudizio, le erano state concesse le attenuanti generiche, ma la pena finale, pur tenendo conto della continuazione tra i reati, era stata fissata in una misura superiore al minimo edittale.
La Decisione della Corte di Cassazione e le Motivazioni del Ricorso Inammissibile
L’imputata, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione affidandosi a un unico motivo: la violazione dell’art. 133 del codice penale e il vizio di motivazione riguardo alla determinazione della pena. Secondo la difesa, la Corte d’Appello aveva errato nel confermare una pena superiore al minimo senza fornire una giustificazione adeguata e specifica.
La Suprema Corte ha respinto categoricamente tale impostazione, dichiarando il ricorso inammissibile in quanto manifestamente infondato. La decisione si basa su due pilastri argomentativi principali.
L’Onere di una Critica Specifica e Argomentata
In primo luogo, i giudici di legittimità hanno sottolineato che l’impugnazione presentava deduzioni “vaghe e non specifiche”. Un ricorso in Cassazione non può limitarsi a una lamentela generica, ma deve assolvere alla funzione di una critica argomentata, puntuale e precisa contro la decisione impugnata. Nel caso specifico, la ricorrente non aveva instaurato un reale confronto con le motivazioni della Corte d’Appello, che invece aveva giustificato in modo congruo e logico il lieve scostamento dal minimo della pena.
In sostanza, non è sufficiente affermare che la pena sia “eccessiva” o “ingiustificata”; è onere del ricorrente analizzare la motivazione del giudice di merito e dimostrare, punto per punto, perché essa sia illogica, contraddittoria o carente. Omettendo questo doveroso confronto, il ricorso si svuota della sua funzione critica e diventa inammissibile.
Le Conclusioni: Le Conseguenze Pratiche della Inammissibilità
La declaratoria di inammissibilità ha comportato due conseguenze dirette per la ricorrente. In primo luogo, la condanna è divenuta definitiva. In secondo luogo, in assenza di una prova di “assenza di colpa” nella determinazione della causa di inammissibilità (secondo i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale), la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale.
Questa ordinanza serve da monito: la redazione di un ricorso per cassazione richiede rigore e precisione. Le censure devono essere mirate e capaci di incrinare la logicità del provvedimento impugnato, altrimenti il rischio concreto è quello di una declaratoria di ricorso inammissibile che, oltre a precludere l’esame nel merito, comporta un ulteriore aggravio economico per l’imputato.
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso viene dichiarato inammissibile quando prospetta deduzioni vaghe e non specifiche, che non assolvono alla funzione di una critica argomentata e puntuale avverso la sentenza oggetto di impugnazione.
È sufficiente lamentare una pena superiore al minimo legale per ottenere una revisione della sentenza?
No, non è sufficiente. L’ordinanza chiarisce che il ricorso deve confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, dimostrando perché la giustificazione fornita dal giudice per lo scostamento dal minimo edittale sia illogica o incongruente. Una lamentela generica non è ammissibile.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria (in questo caso, 3.000 euro) in favore della Cassa delle ammende, a meno che non si dimostri un’assenza di colpa nella causazione dell’inammissibilità stessa.