LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ricorso inammissibile e recidiva: la Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato. I motivi, relativi al diniego di un’attenuante per danno lieve e alla mancata esclusione della recidiva, sono stati ritenuti infondati. La Corte ha confermato la corretta applicazione dei principi giurisprudenziali da parte del giudice d’appello, in particolare sulla valutazione concreta della recidiva secondo i criteri dell’art. 133 c.p.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione ribadisce i criteri su attenuanti e recidiva

Con l’ordinanza n. 44419/2023, la Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, fornendo importanti chiarimenti sull’applicazione delle circostanze attenuanti e sulla valutazione della recidiva. Questa decisione conferma l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, sottolineando come i motivi di ricorso non possano limitarsi a riproporre questioni già valutate e respinte nei gradi di giudizio precedenti.

I Fatti del Processo e i Motivi del Ricorso

Il caso nasce dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Firenze. L’imputato sollevava due principali doglianze:

1. Il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, prevista dall’art. 62, n. 4, del codice penale.
2. La mancata esclusione della recidiva, che era stata contestata e applicata nei suoi confronti.

L’imputato sosteneva che la sua condotta meritasse un trattamento sanzionatorio più mite, sia attraverso il riconoscimento di un’ulteriore attenuante, sia escludendo l’aggravante legata ai suoi precedenti penali.

La Valutazione del ricorso inammissibile da parte della Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato entrambi i motivi, giungendo a una conclusione di netta chiusura. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto i motivi presentati sono stati giudicati infondati e, in parte, manifestamente infondati.

L’analisi sulla circostanza attenuante

Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte ha osservato che le argomentazioni del ricorrente non facevano altro che riproporre le stesse questioni già discusse e ritenute infondate dal giudice d’appello. La Corte territoriale aveva infatti correttamente applicato l’orientamento consolidato in materia di concorso tra l’attenuante specifica del reato di ricettazione (art. 648, comma 4, c.p.) e quella comune del danno di speciale tenuità (art. 62, n. 4, c.p.). La Cassazione ha quindi ritenuto che non vi fossero nuovi elementi o vizi di motivazione tali da giustificare una revisione della decisione impugnata.

La questione della recidiva nel ricorso inammissibile

Anche il secondo motivo, relativo alla recidiva, è stato giudicato manifestamente infondato. La Cassazione ha evidenziato come la Corte d’Appello avesse seguito scrupolosamente i principi dettati dalla giurisprudenza di legittimità. Il giudice di merito, infatti, non deve limitarsi a prendere atto dei precedenti penali, ma è tenuto a un esame concreto, basato sui criteri dell’art. 133 del codice penale.

Questo esame deve verificare il rapporto tra il fatto sub iudice e le condanne precedenti, per stabilire se e in quale misura la pregressa condotta criminale sia indicativa di una ‘perdurante inclinazione al delitto’ che abbia agito come fattore criminogeno per la commissione del nuovo reato. Avendo la Corte d’Appello compiuto questa valutazione in modo corretto, il motivo di ricorso è stato respinto.

Le motivazioni della Corte

La decisione della Corte di Cassazione si fonda su un principio cardine del sistema processuale: il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito. Il ricorso in Cassazione può essere presentato solo per vizi specifici previsti dalla legge (es. violazione di legge o vizio di motivazione) e non per riesaminare nel merito fatti già vagliati dai giudici dei gradi precedenti.

Nel caso di specie, il ricorrente si è limitato a riproporre le proprie tesi difensive senza evidenziare reali errori di diritto o palesi illogicità nella motivazione della sentenza d’appello. La Corte ha quindi concluso che i giudici del gravame avevano fatto corretta applicazione dei principi giuridici consolidati, sia in tema di attenuanti che di recidiva, rendendo il ricorso privo di fondamento e, di conseguenza, inammissibile.

Conclusioni

L’ordinanza ribadisce che per ottenere l’esclusione della recidiva non è sufficiente contestarla, ma è necessario che la decisione del giudice di merito presenti vizi logici o giuridici nell’applicazione dei criteri di cui all’art. 133 c.p. La valutazione del giudice sulla pericolosità sociale e sull’inclinazione a delinquere dell’imputato, se correttamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità. La dichiarazione di inammissibilità ha comportato, per il ricorrente, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, a conferma della temerarietà dell’impugnazione.

Perché il primo motivo di ricorso sull’attenuante è stato ritenuto infondato?
Perché riproponeva le stesse questioni già discusse e correttamente respinte dal giudice d’appello, il quale si era attenuto all’orientamento consolidato della Corte di Cassazione in materia.

Come deve essere valutata la recidiva dal giudice secondo la Corte?
Il giudice non può limitarsi a constatare i precedenti penali, ma deve esaminare in concreto, sulla base dei criteri dell’art. 133 c.p., il rapporto tra il reato attuale e le condanne passate per verificare se queste indichino una persistente inclinazione a delinquere che ha influenzato la nuova commissione del reato.

Qual è stata la decisione finale della Corte e quali le conseguenze per il ricorrente?
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati