LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ricorso generico: Cassazione inammissibile (Sent. 24348)

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l’appello di un imputato condannato per traffico di cocaina. La Corte ha stabilito che i motivi presentati costituivano un ricorso generico, poiché non contestavano specificamente le argomentazioni della sentenza di secondo grado né sulla consapevolezza della partecipazione al reato, né sulla richiesta di una circostanza attenuante.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Generico: Quando l’Appello in Cassazione è Destinato al Fallimento

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 24348/2024, offre un’importante lezione sulla necessità di specificità nei motivi di impugnazione. Un imputato, condannato per il trasporto di un ingente quantitativo di cocaina, ha visto il suo appello respinto non per una valutazione nel merito, ma perché considerato un ricorso generico. Questa decisione sottolinea un principio fondamentale del nostro sistema processuale: non basta lamentare un’ingiustizia, bisogna argomentare in modo puntuale e specifico contro le ragioni della sentenza che si contesta.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda un uomo condannato in primo e secondo grado alla pena di sei anni di reclusione e 20.000 euro di multa. L’accusa era di aver trasportato, in concorso con un’altra persona, quasi 37 kg di cocaina a bordo di un autoarticolato. La Corte d’Appello di Torino aveva confermato la sentenza di primo grado, ritenendo provata la partecipazione consapevole dell’imputato al traffico illecito.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due principali motivi:

1. Mancanza di consapevolezza: Sosteneva che il suo comportamento integrasse al massimo una “connivenza non punibile” e non un vero e proprio concorso nel reato, in quanto mancava la prova della sua consapevolezza riguardo alla natura del carico trasportato.
2. Mancato riconoscimento di un’attenuante: Lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante prevista per chi collabora con le autorità, in ragione dell’aiuto che avrebbe prestato al momento dell’arresto.

La Decisione della Corte: L’Inammissibilità del Ricorso Generico

La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i motivi inammissibili perché generici, senza nemmeno entrare nel merito delle questioni sollevate. Questa decisione si basa su un’analisi rigorosa dei requisiti formali che un ricorso deve possedere per essere esaminato.

Il Primo Motivo: L’Assenza di Critica Specifica

In relazione al primo punto, la Corte ha osservato che l’imputato si era limitato a enunciare una tesi difensiva (la connivenza non punibile) senza aggiungere alcun elemento critico rispetto alla motivazione della sentenza d’appello. I giudici di merito avevano infatti evidenziato elementi specifici, come le particolari modalità di carico e le deviazioni dal percorso previsto, quali prove della piena consapevolezza dell’imputato. Il ricorso non ha in alcun modo contestato o smontato queste argomentazioni, risultando in un ricorso generico e, quindi, inefficace.

Il Secondo Motivo: La Genericità della Richiesta di Attenuante

Anche il secondo motivo è stato giudicato generico. L’imputato aveva invocato l’attenuante della collaborazione senza però specificare quale fosse stato il suo contributo concreto e decisivo per le indagini o per evitare ulteriori conseguenze del reato. La legge, infatti, richiede un aiuto effettivo e rilevante, non una semplice dichiarazione di intenti. Citando un precedente consolidato (sentenza Botta, n. 10709/2014), la Corte ha ribadito che i giudici non sono tenuti a rispondere a motivi di appello formulati in modo vago e non circostanziato.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Cassazione è chiara e didattica: un ricorso non può essere una semplice riproposizione delle proprie tesi. Deve instaurare un dialogo critico e puntuale con la sentenza impugnata, evidenziandone le presunte falle logiche o gli errori di diritto. Limitarsi a enunciare principi o a ripetere doglianze già espresse nei gradi precedenti, senza confrontarsi con le specifiche ragioni addotte dal giudice, rende l’atto processuale inutile. La Corte di Cassazione non è un terzo grado di giudizio sui fatti, ma un organo di legittimità che valuta la corretta applicazione della legge. Un ricorso generico impedisce alla Corte di svolgere questa funzione.

Conclusioni

Questa sentenza rappresenta un monito per tutti gli operatori del diritto. La preparazione di un atto di impugnazione richiede un’analisi meticolosa della decisione che si intende contestare. È essenziale individuare con precisione i punti deboli della motivazione e costruire un’argomentazione specifica, supportata da riferimenti normativi e giurisprudenziali pertinenti. In caso contrario, il rischio concreto è quello di vedersi dichiarare il ricorso inammissibile, con la conseguenza non solo della conferma della condanna, ma anche dell’addebito delle spese processuali e del versamento di una somma alla Cassa delle Ammende. In sintesi, la specificità non è un mero formalismo, ma la sostanza stessa del diritto di difesa.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto generico. L’imputato non ha mosso critiche specifiche e argomentate contro la motivazione della sentenza d’appello, ma si è limitato a enunciare le sue tesi difensive in modo astratto.

Qual è la differenza tra concorso nel reato e connivenza non punibile secondo la sentenza?
La sentenza non definisce esplicitamente la differenza, ma chiarisce che i giudici di merito avevano individuato elementi fattuali (modalità di carico, deviazioni di percorso) che dimostravano un contributo attivo e consapevole al reato (concorso), superando l’ipotesi di una mera e passiva conoscenza (connivenza).

Cosa è necessario per ottenere l’attenuante della collaborazione in materia di stupefacenti?
Secondo la Corte, non è sufficiente una generica affermazione di aver collaborato. È necessario dimostrare di aver fornito un contributo concreto, diretto e significativo che abbia prodotto un esito favorevole per le indagini o per la cessazione dell’attività criminale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati