Definizione
Mezzo di impugnazione con cui si chiede a un tribunale diverso di verificare la legittimità di una misura cautelare.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 2.850 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 45% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 27%
- Rigettato 26%
- Inammissibile 45%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 240%
- Penale Sez. 331%
- Penale Sez. 629%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 36072/2018in 68 provvedimenti
- Cass. 26992/2013in 108 provvedimenti
- Cass. S.U. 11/2000in 159 provvedimenti
- Cass. 27866/2019in 149 provvedimenti
- Cass. 31553/2017in 106 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un uomo straniero affronta l'accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione per aver rapito una persona fingendosi poliziotto con finto distintivo e manette. L'indagato ha consegnato la vittima ai mandanti per poi fuggire verso il confine. Il Tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere ritenendo evidenti i gravi indizi e il concreto pericolo di reiterazione. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo l'incensuratezza dell'uomo, l'assenza di legami stabili con ambienti criminali e l'idoneità dei domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: i giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente il ruolo operativo e la pericolosità dell'indagato. La misura carceraria resta confermata e il ricorrente deve pagare le spese e una sanzione.
Continua »
Il Tribunale del riesame dichiara inammissibile per tardività la richiesta di riesame presentata dal difensore dell'indagato contro la misura dell'obbligo di dimora. I giudici di merito calcolano il termine di dieci giorni a partire dal giorno dell'esecuzione della misura materiale, ritenendo l'impugnazione scaduta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e chiarisce la corretta decorrenza del termine. Per il difensore, il computo dei dieci giorni per proporre la richiesta di riesame inizia solo dalla formale notificazione dell'avviso di deposito dell'ordinanza cautelare, non dalla data dell'esecuzione della misura né dalla conoscenza di fatto del provvedimento. Poiché la notifica dell'avviso è avvenuta giorni dopo l'esecuzione, il ricorso era tempestivo. La Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e trasmette gli atti per la decisione nel merito.
Continua »
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa e porto abusivo di arma da fuoco. Le intercettazioni e le riprese video hanno documentato l'inserimento dell'uomo nel clan familiare e il suo proposito di vendicare l'omicidio del fratello durante una faida per il controllo delle piazze di spaccio. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando un deficit di motivazione e la mancata considerazione delle proprie memorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i motivi riproducevano pedissequamente le censure già respinte dai giudici territoriali, chiedendo una nuova valutazione delle prove preclusa in sede di legittimità. L'indagato resta detenuto e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di droga ha impugnato il provvedimento restrittivo. Il difensore ha inviato l'atto tramite posta elettronica certificata dopo il termine perentorio del 31 marzo 2026. Dal primo aprile 2026 la normativa impone il deposito telematico del ricorso esclusivamente attraverso il portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia. Il Procuratore Generale ha quindi eccepito l'irregolarità della trasmissione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile senza esaminare i motivi relativi alla libertà personale. L'omesso utilizzo del portale dedicato, in assenza di malfunzionamenti accertati, preclude l'accesso al giudizio di legittimità. I giudici hanno condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Procura della Repubblica disponeva il sequestro probatorio per abuso edilizio su un immobile privato. Le autorità contestavano la sopraelevazione abusiva di circa cinque metri e l'aumento ingiustificato di volumetria in area tutelata, senza autorizzazioni edilizie. Il proprietario proponeva riesame, sostenendo la totale assenza di motivazione sulle esigenze investigative e depositando una perizia di parte per qualificare l'opera come semplice ristrutturazione. Il Tribunale del riesame confermava il sequestro e l'indagato ricorreva in Cassazione, lamentando anche la violazione del principio di proporzionalità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: il sequestro è pienamente legittimo quando il decreto indica la necessità di accertare sul posto l'entità della violazione e l'eventuale sanabilità dell'opera. Il privato perde il ricorso e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La polizia ha fermato un uomo trovato in possesso di circa otto grammi lordi di cocaina divisi in sette dosi e cinquemila euro in contanti. Il giudice ha disposto il sequestro preventivo dell'intera somma di denaro. L'indagato ha contestato la misura sostenendo che la droga serviva solo per uso personale e che il denaro derivava da redditi leciti e dalla restituzione di un prestito da parte della cognata. Il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza. L'uomo ha quindi proposto ricorso per cassazione lamentando difetti di motivazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La legge consente il ricorso contro le ordinanze di sequestro preventivo soltanto per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti. L'indagato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Il giudice per le indagini preliminari dispone il sequestro di una società per azioni e del suo complesso aziendale nell'ambito di un'inchiesta per reati associativi e concorrenza illecita. L'amministratrice, indagata e titolare del sedici per cento delle azioni, propone personalmente richiesta di riesame. Il Tribunale del riesame dichiara inammissibile l'impugnazione, sostenendo che l'indagata non ha diritto alla restituzione dei beni aziendali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'indagata e annulla il provvedimento con rinvio. La Suprema Corte stabilisce che il riesame del sequestro preventivo spetta all'indagato quando il vincolo cautelare colpisce direttamente azioni societarie di sua proprietà e la revoca della misura incide sulla sua sfera giuridica ed economica.
Continua »
Il giudice dispone il blocco di un locale commerciale appartenente a una società. L'indagato, pur essendo amministratore e socio unico dell'attività, impugna il provvedimento affidando la difesa al proprio legale di fiducia come persona fisica. Il tribunale dichiara inammissibile l'istanza. La Suprema Corte di Cassazione conferma la decisione: per il riesame del sequestro preventivo di beni intestati a una persona giuridica non basta il mandato difensivo conferito dall'indagato in proprio. Anche quando l'indagato coincide con il titolare della società, serve una procura speciale formalmente rilasciata dall'ente societario. Il ricorso viene rigettato con la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere a carico dell'indagato, accusato di associazione mafiosa, lesioni personali aggravate da colpi d'arma da fuoco e furti con strappo finalizzati a finanziare il sodalizio criminale. La difesa proponeva ricorso per cassazione lamentando il travisamento delle prove intercettate, l'errata qualificazione dei furti di orologi di lusso e la mancata dimostrazione dell'appartenenza al clan camorristico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso di legittimità non può richiedere una nuova valutazione dei fatti o degli indizi già esaminati con logica stringente. Inoltre, le questioni giuridiche non sollevate dinanzi al Tribunale del riesame decadono e non possono essere introdotte per la prima volta davanti ai giudici di legittimità. L'indagato resta pertanto in carcere con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati di criminalità organizzata impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame. Successivamente, tramite apposita dichiarazione resa presso la struttura detentiva, l'uomo decide di formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'atto di recesso presentato dal detenuto e dichiara inammissibile l'impugnazione. A seguito della decisione, l'indagato resta ristretto nell'istituto penitenziario e subisce la condanna al pagamento delle spese legali del procedimento, oltre al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della cassa delle ammende.
Continua »
Il Tribunale di Roma ha ordinato l'immediata liberazione di un cittadino straniero detenuto nel centro di Gjader, in Albania. Il caso riguarda un trattenimento illegittimo scaturito dalla mancata convalida giudiziaria del provvedimento entro i termini di legge dopo la richiesta di protezione internazionale. La Corte ha rilevato una violazione dell'articolo 13 della Costituzione, disponendo il rilascio immediato del ricorrente a causa della perdita di efficacia della misura restrittiva.
Continua »
Un indagato per furti in abitazione seriali nel Nord Italia ha contestato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per tre episodi delittuosi. La difesa ha denunciato l'inattendibilità dei riconoscimenti visivi eseguiti dalla polizia giudiziaria, la carenza di motivazione del giudice e l'omessa concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il riconoscimento visivo operato dagli operanti di polizia sui filmati di videosorveglianza costituisce un grave indizio di colpevolezza. Inoltre, la sistematicità dei delitti e l'elevata professionalità criminosa giustificano appieno la custodia cautelare in carcere, escludendo automaticamente l'idoneità del controllo domiciliare elettronico. L'indagato resta detenuto e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Durante un controllo stradale, le forze dell'ordine perquisiscono un'automobile e trovano un coltello a serramanico nel vano portaoggetti tra i sedili anteriori. Il Pubblico Ministero dispone il sequestro probatorio dell'arma nei confronti del conducente e del passeggero per concorso in porto illegale di oggetti atti ad offendere. Il passeggero impugna il provvedimento, sostenendo di non sapere dell'esistenza del coltello nell'auto prestata da terzi e lamentando la carenza di motivazione probatoria. Il Tribunale del Riesame conferma il vincolo sul bene. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso infondato: per convalidare la misura non serve la certezza della colpevolezza nel merito, ma basta l'astratta configurabilità del fatto e la necessità di svolgere ulteriori indagini sull'arma rinvenuta.
Continua »
La polizia giudiziaria sequestra una somma di denaro contante durante una perquisizione a carico di un indagato per traffico di armamenti. Il parente dell'indagato, formale titolare dell'immobile ma estraneo alle indagini, chiede la restituzione della somma sostenendone la proprietà esclusiva. Il Tribunale del riesame rigetta la domanda a causa dell'uso promiscuo degli spazi e della cessione dell'area in comodato all'indagato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del terzo. Il richiedente non dimostra un titolo giuridico prevalente sulla somma e deduce mere questioni di fatto, precluse davanti alla Suprema Corte. Chi subisce un sequestro probatorio senza essere indagato deve provare un concreto e autonomo diritto alla restituzione.
Continua »
Il Tribunale del riesame revocava gli arresti domiciliari disposti verso un indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il giudice territoriale riteneva superata la presunzione di pericolosità per via del tempo trascorso dai fatti contestati e dell'assenza di condotte recenti. Il Pubblico Ministero impugnava il provvedimento contestando l'assenza di motivazione sul rischio di recidiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'accusa sul punto della reiterazione criminosa. Nei reati associativi di droga la legge presume la sussistenza delle esigenze cautelari. Spetta all'indagato offrire elementi specifici che smentiscano tale pericolo concreto. Il Tribunale ha invece invertito l'onere valutativo, limitandosi a rilevare la mancanza di prove sulla persistente attività criminale. Gli Ermellini hanno quindi annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione del pericolo di recidiva.
Continua »
Un gruppo di persone ha contestato un sequestro preventivo sui propri beni, disposto per presunta violazione delle norme sull'IVA. Hanno presentato ricorso per riesame, sostenendo di aver avuto conoscenza del sequestro solo in un secondo momento, rendendo così il loro ricorso tempestivo. La Cassazione ha però rigettato i ricorsi, confermando che il termine perentorio per l'impugnazione del sequestro preventivo decorre dalla conoscenza effettiva del blocco dei beni, non dalla notifica formale del provvedimento. Poiché i ricorrenti avevano già chiesto la restituzione dei beni in una data precedente, dimostrando di essere a conoscenza del sequestro, il loro ricorso è stato considerato tardivo.
Continua »
Un uomo ha avvisato la capo clan di un'organizzazione mafiosa riguardo una denuncia per tentata estorsione sporta dal proprio nipote contro un affiliato. Questo gesto, volto a favorire l'allontanamento dell'affiliato latitante, è stato qualificato come favoreggiamento personale aggravato. Il Tribunale ha confermato gli arresti domiciliari. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, che contestava la gravità indiziaria e la configurabilità dell'aggravante, ritenendo la motivazione del Tribunale logica e coerente. La sentenza ribadisce l'importanza delle intercettazioni come prova.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda, Salento Energia S.R.L.S., contro un'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo dei suoi beni. L'azienda contestava il sequestro preventivo per reati tributari e autoriciclaggio, ma il suo ricorso è stato respinto. Il Tribunale del riesame aveva già dichiarato inammissibile l'impugnazione precedente, poiché il difensore dell'indagato non aveva una procura speciale per rappresentare anche la società. La Cassazione ha confermato che la società non era legittimata a proporre ricorso, non avendo mai presentato un proprio riesame valido.
Continua »
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo, confermando il `sequestro preventivo` di denaro e autovetture. I beni erano stati bloccati in relazione a reati di riciclaggio, falsità materiale e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Il ricorrente contestava l'incompletezza degli atti trasmessi e la mancanza di motivazione sul 'fumus delicti' (indizi di reato) e sul 'periculum in mora' (pericolo di dispersione dei beni). La Corte ha ritenuto le argomentazioni della difesa generiche e infondate, ribadendo che l'onere di produrre prove favorevoli spetta alla difesa e che una precedente sentenza di assoluzione parziale non invalidava il sequestro complessivo.
Continua »
Il giudice disponeva il sequestro preventivo di un alloggio popolare contestando all'occupante il reato di occupazione abusiva. L'assegnataria impugnava il vincolo inviando l'atto tramite raccomandata postale entro i dieci giorni di legge. Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile l'impugnazione, ritenendola tardiva perché pervenuta in cancelleria oltre il termine e negando l'interesse a ricorrere per intervenuta decadenza dal titolo. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito: ai fini del riesame del sequestro preventivo rileva la data di spedizione dell'atto e non quella di ricezione. I giudici hanno annullato l'ordinanza, rinviando gli atti per un nuovo esame.
Continua »