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Riesame

Definizione

Mezzo di impugnazione con cui si chiede a un tribunale diverso di verificare la legittimità di una misura cautelare.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: resta in cella
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati di criminalità organizzata impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame. Successivamente, tramite apposita dichiarazione resa presso la struttura detentiva, l'uomo decide di formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'atto di recesso presentato dal detenuto e dichiara inammissibile l'impugnazione. A seguito della decisione, l'indagato resta ristretto nell'istituto penitenziario e subisce la condanna al pagamento delle spese legali del procedimento, oltre al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della cassa delle ammende.
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Trattenimento illegittimo: il rilascio dal CPR di Gjader
Il Tribunale di Roma ha ordinato l'immediata liberazione di un cittadino straniero detenuto nel centro di Gjader, in Albania. Il caso riguarda un trattenimento illegittimo scaturito dalla mancata convalida giudiziaria del provvedimento entro i termini di legge dopo la richiesta di protezione internazionale. La Corte ha rilevato una violazione dell'articolo 13 della Costituzione, disponendo il rilascio immediato del ricorrente a causa della perdita di efficacia della misura restrittiva.
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Custodia cautelare in carcere: furti e domiciliari negati
Un indagato per furti in abitazione seriali nel Nord Italia ha contestato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per tre episodi delittuosi. La difesa ha denunciato l'inattendibilità dei riconoscimenti visivi eseguiti dalla polizia giudiziaria, la carenza di motivazione del giudice e l'omessa concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il riconoscimento visivo operato dagli operanti di polizia sui filmati di videosorveglianza costituisce un grave indizio di colpevolezza. Inoltre, la sistematicità dei delitti e l'elevata professionalità criminosa giustificano appieno la custodia cautelare in carcere, escludendo automaticamente l'idoneità del controllo domiciliare elettronico. L'indagato resta detenuto e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Coltello in auto: valido il sequestro probatorio per il passeggero
Durante un controllo stradale, le forze dell'ordine perquisiscono un'automobile e trovano un coltello a serramanico nel vano portaoggetti tra i sedili anteriori. Il Pubblico Ministero dispone il sequestro probatorio dell'arma nei confronti del conducente e del passeggero per concorso in porto illegale di oggetti atti ad offendere. Il passeggero impugna il provvedimento, sostenendo di non sapere dell'esistenza del coltello nell'auto prestata da terzi e lamentando la carenza di motivazione probatoria. Il Tribunale del Riesame conferma il vincolo sul bene. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso infondato: per convalidare la misura non serve la certezza della colpevolezza nel merito, ma basta l'astratta configurabilità del fatto e la necessità di svolgere ulteriori indagini sull'arma rinvenuta.
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Sequestro probatorio: il terzo non indagato perde i contanti
La polizia giudiziaria sequestra una somma di denaro contante durante una perquisizione a carico di un indagato per traffico di armamenti. Il parente dell'indagato, formale titolare dell'immobile ma estraneo alle indagini, chiede la restituzione della somma sostenendone la proprietà esclusiva. Il Tribunale del riesame rigetta la domanda a causa dell'uso promiscuo degli spazi e della cessione dell'area in comodato all'indagato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del terzo. Il richiedente non dimostra un titolo giuridico prevalente sulla somma e deduce mere questioni di fatto, precluse davanti alla Suprema Corte. Chi subisce un sequestro probatorio senza essere indagato deve provare un concreto e autonomo diritto alla restituzione.
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Revoca e arresti: le esigenze cautelari nel narcotraffico
Il Tribunale del riesame revocava gli arresti domiciliari disposti verso un indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il giudice territoriale riteneva superata la presunzione di pericolosità per via del tempo trascorso dai fatti contestati e dell'assenza di condotte recenti. Il Pubblico Ministero impugnava il provvedimento contestando l'assenza di motivazione sul rischio di recidiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'accusa sul punto della reiterazione criminosa. Nei reati associativi di droga la legge presume la sussistenza delle esigenze cautelari. Spetta all'indagato offrire elementi specifici che smentiscano tale pericolo concreto. Il Tribunale ha invece invertito l'onere valutativo, limitandosi a rilevare la mancanza di prove sulla persistente attività criminale. Gli Ermellini hanno quindi annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione del pericolo di recidiva.
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Sequestro Preventivo: la Cassazione chiarisce il termine impugnazione
Un gruppo di persone ha contestato un sequestro preventivo sui propri beni, disposto per presunta violazione delle norme sull'IVA. Hanno presentato ricorso per riesame, sostenendo di aver avuto conoscenza del sequestro solo in un secondo momento, rendendo così il loro ricorso tempestivo. La Cassazione ha però rigettato i ricorsi, confermando che il termine perentorio per l'impugnazione del sequestro preventivo decorre dalla conoscenza effettiva del blocco dei beni, non dalla notifica formale del provvedimento. Poiché i ricorrenti avevano già chiesto la restituzione dei beni in una data precedente, dimostrando di essere a conoscenza del sequestro, il loro ricorso è stato considerato tardivo.
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Favoreggiamento aggravato: avvisare il clan costa caro
Un uomo ha avvisato la capo clan di un'organizzazione mafiosa riguardo una denuncia per tentata estorsione sporta dal proprio nipote contro un affiliato. Questo gesto, volto a favorire l'allontanamento dell'affiliato latitante, è stato qualificato come favoreggiamento personale aggravato. Il Tribunale ha confermato gli arresti domiciliari. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, che contestava la gravità indiziaria e la configurabilità dell'aggravante, ritenendo la motivazione del Tribunale logica e coerente. La sentenza ribadisce l'importanza delle intercettazioni come prova.
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Sequestro Preventivo per Reati Tributari: Ricorso Inammissibile per Vizio Formale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda, Salento Energia S.R.L.S., contro un'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo dei suoi beni. L'azienda contestava il sequestro preventivo per reati tributari e autoriciclaggio, ma il suo ricorso è stato respinto. Il Tribunale del riesame aveva già dichiarato inammissibile l'impugnazione precedente, poiché il difensore dell'indagato non aveva una procura speciale per rappresentare anche la società. La Cassazione ha confermato che la società non era legittimata a proporre ricorso, non avendo mai presentato un proprio riesame valido.
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Sequestro Preventivo: Cassazione Conferma Blocco Beni per Riciclaggio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo, confermando il `sequestro preventivo` di denaro e autovetture. I beni erano stati bloccati in relazione a reati di riciclaggio, falsità materiale e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Il ricorrente contestava l'incompletezza degli atti trasmessi e la mancanza di motivazione sul 'fumus delicti' (indizi di reato) e sul 'periculum in mora' (pericolo di dispersione dei beni). La Corte ha ritenuto le argomentazioni della difesa generiche e infondate, ribadendo che l'onere di produrre prove favorevoli spetta alla difesa e che una precedente sentenza di assoluzione parziale non invalidava il sequestro complessivo.
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Riesame del sequestro preventivo: la spedizione postale fa fede
Il giudice disponeva il sequestro preventivo di un alloggio popolare contestando all'occupante il reato di occupazione abusiva. L'assegnataria impugnava il vincolo inviando l'atto tramite raccomandata postale entro i dieci giorni di legge. Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile l'impugnazione, ritenendola tardiva perché pervenuta in cancelleria oltre il termine e negando l'interesse a ricorrere per intervenuta decadenza dal titolo. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito: ai fini del riesame del sequestro preventivo rileva la data di spedizione dell'atto e non quella di ricezione. I giudici hanno annullato l'ordinanza, rinviando gli atti per un nuovo esame.
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Associazione mafiosa: Cassazione conferma custodia, respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Indagato contro la misura cautelare della custodia in carcere, confermando l'accusa di **associazione di tipo mafioso** (Art. 416-bis c.p.). La difesa contestava la mancanza di gravi indizi e l'attendibilità dei collaboratori di giustizia, sostenendo che l'Indagato fosse detenuto durante la formazione del clan. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, ritenendo la motivazione congrua e logica. Ha ribadito che il suo ruolo è verificare la corretta applicazione del diritto, non riesaminare i fatti o la valutazione delle prove. Gli indizi, tra cui intercettazioni e testimonianze, erano sufficienti a dimostrare la partecipazione al clan dedito a traffico di droga, estorsioni e riciclaggio tramite un autonoleggio.
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Gravità Indiziaria: Quando basta la probabilità per le misure cautelari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una donna accusata di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, agendo come prestanome per un bar. La donna contestava la "gravità indiziaria e misure cautelari" a suo carico e la presunta nullità del suo interrogatorio di garanzia. La Corte ha stabilito che la valutazione della gravità indiziaria per le misure cautelari richiede solo una seria probabilità di colpevolezza, non la certezza. Ha inoltre chiarito che i vizi dell'interrogatorio di garanzia non possono essere sollevati tramite ricorso al riesame, poiché non inficiano la legittimità originaria della misura. Il ricorso della donna è stato rigettato.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla per motivazione insufficiente
Un'attività commerciale (bar tabacchi) è stata sottoposta a sequestro preventivo. Si sospettava che il Coniuge della Titolare avesse fittiziamente intestato l'attività a lei per eludere misure di prevenzione patrimoniali, configurando il reato di trasferimento fraudolento di valori. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro. La Titolare ha presentato ricorso in Cassazione. Ha lamentato sia un errore procedurale (mancato rinvio dell'udienza per impedimento del difensore) sia vizi di motivazione sul merito. La Cassazione ha respinto il motivo sull'impedimento del difensore. Ha invece accolto il ricorso sul merito. Ha rilevato che l'ordinanza del Tribunale del Riesame non aveva motivato adeguatamente sull'elemento soggettivo (il dolo specifico) del reato di trasferimento fraudolento di valori e sul periculum in mora. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale del Riesame per un nuovo esame, che dovrà chiarire i punti mancanti.
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Ricorso Cautelare: Inammissibilità per PEC oltre orario d’ufficio
Un imputato, sottoposto a custodia in carcere per reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio, ha presentato ricorso contro l'ordinanza che confermava la misura cautelare. Il ricorso si basava sulla presunta tardività della trasmissione degli atti e sull'inefficacia della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cautelare, stabilendo che la richiesta di riesame inviata via PEC oltre l'orario d'ufficio non fa decorrere il termine dal giorno stesso. Inoltre, le contestazioni sulla valutazione delle prove sono state considerate questioni di merito, non ammissibili in sede di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese.
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Ricorso cautelare inammissibile: l’ex avvocato resta in carcere
La Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cautelare proposto da un ex avvocato, accusato di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. La difesa contestava l'insufficienza della motivazione dell'ordinanza cautelare e l'assenza di pericolo di recidiva dopo la radiazione dall'albo. La Corte ha ribadito che il Tribunale del Riesame può integrare le motivazioni e che la radiazione non esclude il pericolo di recidiva se il soggetto è il 'dominus' delle attività illecite. Il professionista resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Autoriciclaggio: quando una società è complice e non terzo in buona fede
La Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare contro il sequestro preventivo di 250mila euro, finalizzato alla confisca per autoriciclaggio. Un individuo, già condannato per truffa, aveva investito i proventi illeciti nell'acquisto di un immobile, poi ceduto a terzi, con il denaro confluito nella società, rappresentata dalla sua compagna. La Corte ha confermato la sussistenza del reato di autoriciclaggio, ritenendo la società non un terzo in buona fede a causa dei forti legami con l'indagato e l'assenza di prova sulla legittima provenienza dei fondi. Il sequestro è stato quindi mantenuto.
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Amministratore vs Società: la legittimazione all’impugnazione del sequestro
Un amministratore di una società ha impugnato un sequestro probatorio di pellet e materie prime, disposto per presunta frode commerciale. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che l'amministratore non aveva la **legittimazione all'impugnazione del sequestro** perché i beni appartenevano alla società e lui agiva in proprio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che l'indagato deve avere un interesse concreto e attuale alla restituzione dei beni, agendo per conto della società con procura speciale.
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Sequestro probatorio: contabilità aziendale e riciclaggio
L'amministratrice di due società ha impugnato il sequestro probatorio di scritture contabili e documentazione bancaria, disposto dalla Procura per accertare ipotesi di riciclaggio legate a cospicui flussi di contanti con un soggetto terzo. La difesa lamentava l'assenza di motivazione sul reato presupposto e l'eccessiva ampiezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena validità del decreto. I giudici hanno chiarito che il sequestro probatorio è legittimo quando individua l'ambito investigativo, dimostra la pertinenza dei documenti e rispetta il criterio di proporzionalità, specialmente se la restituzione dei supporti avviene tempestivamente dopo l'estrazione della copia forense.
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Sequestro probatorio: il PM perde il ricorso per vizio formale
Un Pubblico Ministero disponeva un sequestro probatorio a carico di un indagato per un'ipotesi di reato. Il Tribunale del Riesame accoglieva la richiesta difensiva e revocava il sequestro probatorio per difetto di motivazione sulle esigenze investigative, ordinando la restituzione dei beni. Il Pubblico Ministero territoriale proponeva allora ricorso per cassazione contro tale ordinanza di revoca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la legge processuale non attribuisce al Pubblico Ministero che ha emesso il decreto originario il potere di impugnare la decisione del Riesame, spettando tale facoltà unicamente all'ufficio requirente istituito presso il tribunale collegiale. L'indagato ottiene così la definitiva restituzione delle cose sequestrate.
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