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Ricettazione carte di pagamento: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva concesso l’attenuante della particolare tenuità del fatto a un imputato per ricettazione carte di pagamento. La Corte ha chiarito che, ai fini della valutazione della gravità del reato, non rileva il fallimento dei tentativi di prelievo, bensì il danno potenziale, non determinabile, derivante dalla possibilità di un utilizzo seriale delle carte stesse. Pertanto, il riconoscimento dell’attenuante è stato ritenuto illegittimo.

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Pubblicato il 6 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 40519 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 2 n. 40519/2024)

Ricettazione Carte di Pagamento: Danno Potenziale vs. Prelievi Falliti

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 40519/2024 affronta un tema di grande attualità: la corretta valutazione della gravità nel reato di ricettazione carte di pagamento. La pronuncia chiarisce un principio fondamentale: per determinare la sussistenza dell’attenuante del danno di speciale tenuità, non conta l’esito dei singoli tentativi di utilizzo, ma il valore potenziale e indeterminato dello strumento di pagamento. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti del Caso

Un individuo veniva condannato in primo grado dal Tribunale di Udine per i reati di ricettazione e utilizzo indebito di una carta di credito e di una tessera bancomat, entrambe risultate rubate. Il giudice di primo grado, tuttavia, riconosceva all’imputato l’attenuante prevista dall’art. 648, comma 4, del codice penale, relativa alla particolare tenuità del fatto. La motivazione di tale sconto di pena si basava su una circostanza specifica: i tre tentativi di prelievo di denaro effettuati con le carte non erano andati a buon fine.

Contro questa decisione, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Udine proponeva ricorso diretto per Cassazione (il cosiddetto ricorso per saltum), contestando la violazione di legge nell’applicazione dell’attenuante.

L’errata valutazione nella ricettazione carte di pagamento

Il cuore della questione giuridica ruota attorno a come debba essere valutato il ‘danno’ nel caso di ricettazione carte di pagamento. Il Tribunale aveva ancorato la sua valutazione all’esito concreto delle operazioni, ovvero al fatto che nessun danno patrimoniale effettivo si era verificato, dato il fallimento dei prelievi.

Il ricorrente, invece, sosteneva una tesi differente, basata sulla consolidata giurisprudenza di legittimità: il disvalore del reato non risiede nel valore materiale del supporto plastico (la carta) né nell’importo effettivamente sottratto, ma nel danno potenziale derivante dalla sua possibile utilizzabilità. Questo danno, per sua natura, non è facilmente quantificabile ma è intrinsecamente elevato.

La Procedura del Ricorso per Saltum

La Corte ha preliminarmente confermato l’ammissibilità del ricorso diretto del Pubblico Ministero. Quando l’impugnazione riguarda una violazione di legge nella determinazione della pena in un giudizio abbreviato, la via corretta è proprio il ricorso per saltum. Esso si converte in appello solo se anche l’imputato presenta un’impugnazione, cosa non avvenuta nel caso di specie.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso del Procuratore, annullando la sentenza impugnata. Gli Ermellini hanno ribadito un orientamento ormai consolidato: la valutazione del danno nella ricettazione di strumenti come carte di pagamento, assegni in bianco o documenti di identità non può basarsi sul valore dello stampato o sull’esito di singole operazioni.

Il criterio corretto è quello del danno potenziale, legato alla ‘potenziale utilizzabilità’ dello strumento. Una carta di credito o un bancomat consentono un utilizzo seriale, potenzialmente illimitato fino al blocco della stessa, per effettuare prelievi o pagamenti. Questo potenziale è di per sé un danno significativo e non determinabile a priori.

La Corte ha specificato che proprio i tre tentativi di prelievo, sebbene falliti, dimostravano la volontà dell’imputato di sfruttare serialmente le carte. Pertanto, fondare la concessione dell’attenuante sul fallimento di tali tentativi è un errore di diritto. Di conseguenza, la valutazione del Tribunale sulla limitata portata offensiva del fatto è stata giudicata scorretta.

Conclusioni

La sentenza in esame consolida un principio cruciale in materia di reati contro il patrimonio. Per la ricettazione carte di pagamento, il danno da considerare ai fini dell’attenuante della speciale tenuità non è quello effettivamente prodotto, ma quello potenziale. La mera ricezione di tali strumenti, idonei a un uso seriale e fraudolento, configura un fatto di per sé grave, il cui disvalore non può essere diminuito dal semplice fallimento dei tentativi di utilizzo. La decisione è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d’Appello di Trieste, che dovrà procedere a un nuovo giudizio tenendo conto dei principi espressi dalla Cassazione.

Come si valuta il danno nella ricettazione di carte di pagamento ai fini dell’attenuante della speciale tenuità?
La valutazione non si basa sul valore materiale della carta o sull’esito dei prelievi, ma sul danno potenziale, non determinabile, derivante dalla sua possibile utilizzabilità seriale.

Il fallimento dei tentativi di prelievo con una carta rubata può giustificare una pena più lieve per chi l’ha ricevuta?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il fallimento dei tentativi non riduce la gravità del reato, poiché il disvalore risiede nella potenziale offensività dello strumento di pagamento, che rimane elevata.

Cosa accade quando il Pubblico Ministero impugna una sentenza con un ricorso per saltum?
Il ricorso è diretto alla Corte di Cassazione per una violazione di legge. Se, come in questo caso, la Corte lo accoglie, annulla la sentenza e rinvia il caso per un nuovo giudizio alla Corte d’Appello, che dovrà attenersi ai principi di diritto stabiliti.

Termini giuridici

Ricettazione
Reato commesso da chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto.
Ricorso per saltum
Mezzo di impugnazione con cui si ricorre direttamente in Cassazione, saltando il grado di appello, per denunciare esclusivamente violazioni di legge.
Attenuante
Circostanza che la legge considera idonea a diminuire la gravità di un reato e che comporta una riduzione della pena.
Contraddittorio scritto
Procedimento in cui le parti processuali espongono le proprie argomentazioni tramite memorie scritte depositate in cancelleria, anziché in un'udienza orale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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