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Responsabilità ente e 131 bis: la Cassazione chiarisce

Una società e il suo amministratore vengono assolti in primo grado per il reato di gestione illecita di rifiuti, in base al principio della particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.). La Corte di Cassazione annulla la sentenza, stabilendo due principi fondamentali: in primo luogo, il giudice deve accertare la sussistenza del reato prima di valutarne la tenuità; in secondo luogo, e soprattutto, la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto non si applica mai alla responsabilità ente prevista dal D.Lgs. 231/2001, data la sua natura autonoma rispetto a quella della persona fisica.

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Pubblicato il 23 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Responsabilità Ente e Tenuità del Fatto: Un Binomio Impossibile

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 37237 del 2024 offre un chiarimento cruciale sul rapporto tra la non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis c.p., e la responsabilità ente disciplinata dal D.Lgs. 231/2001. La Suprema Corte ha stabilito un principio netto: la tenuità del fatto riguarda solo la persona fisica, non la persona giuridica, la cui posizione deve essere sempre valutata autonomamente.

Il Caso: Dalla Gestione Rifiuti all’Assoluzione per Tenuità

Il caso trae origine da un procedimento a carico dell’amministratore di una società a responsabilità limitata, operante nel settore della raccolta di rifiuti urbani. All’amministratore era stato contestato il reato di cui all’art. 256 del D.Lgs. 152/2006 per non aver adottato le corrette procedure di contabilizzazione dei rifiuti in ingresso e in uscita dal centro di raccolta. Di conseguenza, alla società era stato contestato l’illecito amministrativo previsto dal D.Lgs. 231/2001, quale ente nel cui interesse sarebbe stato commesso il reato.

Il Tribunale di primo grado aveva assolto sia l’amministratore sia la società applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo la violazione di lieve entità.

I Motivi del Ricorso e la Responsabilità Ente

Sia l’amministratore che la società hanno impugnato la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa sosteneva che il fatto non dovesse essere considerato un reato penale (art. 256), bensì un mero illecito amministrativo (sanzionato dall’art. 258 D.Lgs. 152/2006), e che quindi l’assoluzione avrebbe dovuto essere più ampia. Inoltre, la società lamentava che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato sulla sussistenza della sua responsabilità, saltando direttamente alle conclusioni sulla tenuità.

La Decisione della Cassazione: Autonomia e Rigore

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, annullando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo giudizio. La decisione si fonda su due pilastri argomentativi di fondamentale importanza.

In primo luogo, la Corte ha censurato il Tribunale per carenza di motivazione. Il giudice di merito, infatti, prima di dichiarare la non punibilità per tenuità del fatto, avrebbe dovuto accertare compiutamente se la condotta contestata integrasse effettivamente il reato presupposto. Un’analisi che, nel caso di specie, è stata quasi del tutto omessa.

Ma il punto nevralgico della sentenza riguarda il secondo, decisivo errore di diritto. La Cassazione ha ribadito con forza un principio già consolidato: la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis c.p., non è applicabile alla responsabilità ente.

Le motivazioni

La motivazione della Corte è chiara e si basa sulla natura autonoma della responsabilità della persona giuridica rispetto a quella della persona fisica che commette materialmente il reato. Il sistema del D.Lgs. 231/2001 delinea un percorso di accertamento della colpevolezza dell’ente che è distinto e indipendente. L’eventuale applicazione all’autore del reato della causa di non punibilità per tenuità non impedisce, né tantomeno esclude, la sanzione a carico dell’ente. Il giudice ha l’obbligo di procedere a un autonomo accertamento della responsabilità amministrativa della società, verificando se il reato sia stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio e se sussistano eventuali modelli organizzativi idonei a prevenire tali illeciti.
Estendere l’art. 131 bis all’ente significherebbe confondere due piani di responsabilità che il legislatore ha volutamente tenuto separati, vanificando la logica preventiva e sanzionatoria del D.Lgs. 231/2001.

Le conclusioni

Le implicazioni pratiche di questa sentenza sono significative. Anche quando il reato commesso da un amministratore o da un dipendente è considerato di lieve entità, la società non può automaticamente beneficiare della non punibilità. Il processo a carico dell’ente deve proseguire, e il giudice dovrà valutare in modo autonomo e specifico se l’illecito ha portato un vantaggio alla società e se questa aveva adottato le misure necessarie per prevenirlo. Questa pronuncia rafforza l’importanza dei modelli organizzativi 231 come strumento essenziale per le aziende al fine di proteggersi da sanzioni, indipendentemente dalla gravità del reato commesso dalla singola persona fisica.

Un giudice può assolvere un imputato per “particolare tenuità del fatto” senza prima aver accertato la sussistenza del reato?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che, prima di affrontare il tema del riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il Tribunale deve compiutamente soffermarsi sulla prova della colpevolezza e accertare in maniera adeguata la ricorrenza dei presupposti del reato contestato.

La causa di non punibilità per “particolare tenuità del fatto” (art. 131 bis c.p.) si applica anche alla responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001)?
No. La Corte ha affermato che la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile alla responsabilità ente. Ciò a causa della differenza tra i due tipi di responsabilità e della natura autonoma della responsabilità dell’ente rispetto a quella penale della persona fisica.

Cosa succede se un reato presupposto commesso da una persona fisica viene considerato di lieve entità? La società ne risponde comunque?
Sì, la società può comunque essere chiamata a rispondere. L’eventuale applicazione all’agente della causa di esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto non impedisce di applicare all’ente la sanzione amministrativa. Il giudice deve procedere all’autonomo accertamento della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e vantaggio l’illecito fu commesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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