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Resistenza e oltraggio: la Cassazione nega l’assorbimento

Un cittadino, condannato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che l’oltraggio dovesse essere assorbito nella resistenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i reati di resistenza e oltraggio tutelano beni giuridici diversi e hanno strutture differenti. Pertanto, non vi è assorbimento ma concorso tra i due delitti, soprattutto quando le persone offese non coincidono completamente.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Resistenza e oltraggio: quando i due reati non si escludono a vicenda

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46020/2023, è tornata a pronunciarsi sul delicato rapporto tra i delitti di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, confermando un orientamento ormai consolidato. La questione centrale riguarda la possibilità che la condotta oltraggiosa venga ‘assorbita’ da quella di resistenza, quando entrambe sono commesse nel medesimo contesto. La Suprema Corte ha fornito una risposta negativa, chiarendo le ragioni giuridiche che portano a considerare i due reati autonomi e, quindi, a punirli in concorso.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un intervento delle forze dell’ordine presso un’abitazione privata, a seguito della segnalazione di una lite familiare. All’arrivo dei militari, un uomo si rendeva responsabile di due distinte condotte illecite: da un lato, opponeva resistenza con violenza e minacce nei confronti di un carabiniere per impedirgli di effettuare i controlli; dall’altro, proferiva offese all’onore e al prestigio dello stesso militare e di un suo collega, alla presenza di altre persone. Per tali fatti, l’uomo veniva condannato in primo e secondo grado per i reati di resistenza (art. 337 c.p.) e oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis c.p.).

La Questione Giuridica e il concorso tra resistenza e oltraggio

La difesa dell’imputato ha basato il proprio ricorso in Cassazione su un unico motivo: l’errata applicazione della legge penale per il mancato assorbimento del reato di oltraggio in quello di resistenza. Secondo la tesi difensiva, le frasi offensive erano state pronunciate con il solo scopo di rafforzare l’azione di resistenza, diventandone parte integrante. Pertanto, l’imputato avrebbe dovuto essere punito unicamente per il reato più grave di resistenza. Questa argomentazione ha posto alla Corte la questione sulla coesistenza o meno delle due fattispecie.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. Le motivazioni della decisione si articolano su più livelli, offrendo una chiara lezione sulla distinzione tra i due delitti.

Distinzione degli Interessi Giuridici Tutelati

Il primo e fondamentale argomento riguarda la diversità dei beni giuridici protetti dalle due norme. L’art. 337 c.p. (resistenza) tutela la sicurezza e la libertà di azione del pubblico ufficiale, garantendo il regolare svolgimento delle funzioni pubbliche. L’art. 341-bis c.p. (oltraggio), invece, protegge l’onore e il prestigio del singolo funzionario, e di riflesso, l’immagine e la credibilità della Pubblica Amministrazione che egli rappresenta.

Diversità Strutturale dei Reati di resistenza e oltraggio

La Corte sottolinea come le due fattispecie criminose abbiano una struttura completamente diversa. La resistenza si concretizza attraverso ‘violenza o minaccia’ finalizzata ad opporsi a un atto d’ufficio. L’oltraggio, invece, consiste nell’offendere l’onore e il prestigio in un contesto specifico (luogo pubblico o aperto al pubblico, presenza di più persone). La condotta ingiuriosa non è un elemento costitutivo della resistenza; pertanto, se posta in essere, configura un reato autonomo.

Pluralità delle Persone Offese

Nel caso specifico, la Corte ha evidenziato un dato fattuale decisivo: la resistenza era stata diretta contro un solo carabiniere, mentre l’oltraggio era stato rivolto a due militari. Questa non coincidenza delle persone offese è di per sé sufficiente a escludere qualsiasi ipotesi di assorbimento, poiché le condotte lesive hanno colpito soggetti diversi.

Le Conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce con fermezza un principio consolidato: i reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale concorrono tra loro e non si escludono a vicenda. Anche quando le offese sono proferite nel contesto di un’azione di resistenza, esse non perdono la loro autonomia, poiché ledono un bene giuridico distinto. La decisione ha importanti implicazioni pratiche, confermando che chi si oppone a un pubblico ufficiale con violenza e, al contempo, lo offende, risponderà di entrambi i reati, con un conseguente aggravamento della pena finale.

Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale può essere assorbito da quello di resistenza?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che i due reati concorrono. Questo perché tutelano beni giuridici diversi (la libertà d’azione per la resistenza; l’onore e il prestigio per l’oltraggio) e hanno strutture normative distinte. La condotta offensiva non è un elemento necessario della resistenza.

Cosa succede se l’oltraggio è rivolto a più ufficiali, ma la resistenza solo a uno?
Questa circostanza, secondo la sentenza, è un motivo che di per sé esclude la possibilità di assorbimento. La non coincidenza delle persone offese dimostra che sono state commesse azioni illecite distinte che hanno leso soggetti diversi.

La condotta ingiuriosa è un elemento necessario del reato di resistenza?
No, la condotta ingiuriosa non è un elemento costitutivo del reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.). Per questo motivo, se la resistenza è accompagnata anche da offese, queste ultime configurano l’autonomo reato di oltraggio (art. 341-bis c.p.).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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