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Reato di molestie condominiali: vicina condannata, ricorso perso

Una condomina è stata condannata per il reato di molestie condominiali a causa di continui disturbi arrecati a una famiglia vicina. L’imputata ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La condanna è quindi diventata definitiva. Oltre a una multa, la donna dovrà pagare le spese processuali, una somma alla Cassa delle ammende e rimborsare le spese legali sostenute dalla famiglia vittima del reato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18178 Anno 2023
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18178 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 18178/2023)

Vivere in condominio: quando il disturbo diventa reato

Vivere in un condominio richiede pazienza e rispetto reciproco. A volte, però, i dissapori superano il limite della normale convivenza, sfociando in comportamenti illegali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestie condominiali a carico di una donna che aveva reso la vita impossibile ai suoi vicini. Questa decisione chiarisce i confini tra un semplice litigio e una condotta penalmente rilevante, offrendo un importante spunto di riflessione sulla tutela della tranquillità domestica.

La vicenda: molestie continue e petulanti

I fatti alla base della sentenza riguardano una serie di comportamenti molesti e disturbanti messi in atto da una condomina nei confronti di una famiglia residente nello stesso stabile. Per quasi un anno, la famiglia ha subito continue angherie che hanno compromesso la loro serenità. Le prove raccolte durante il processo, basate sulle testimonianze delle vittime e di altri condomini, hanno dimostrato in modo chiaro la natura petulante e fastidiosa delle azioni dell’imputata. Il Tribunale ha quindi riconosciuto la sua colpevolezza, condannandola al pagamento di un’ammenda per il reato previsto dall’articolo 660 del Codice Penale.

L’errore nel ricorso: confondere i gradi di giudizio

Non accettando la condanna, la donna ha deciso di impugnare la sentenza. Il suo ricorso, tuttavia, si basava su una rilettura delle prove e su una contestazione di come il giudice di merito avesse valutato le testimonianze. Questo è stato l’errore fatale. La Corte di Cassazione, infatti, non è un terzo grado di processo dove si possono ridiscutere i fatti. Il suo compito è quello di ‘giudice della legge’ (giudice di legittimità): verifica soltanto che le norme siano state applicate correttamente, senza entrare nel merito delle prove. Tentare di convincere la Cassazione a rivalutare chi ha detto la verità o quale testimonianza sia più credibile è una strategia destinata a fallire.

Il reato di molestie condominiali secondo la legge

L’articolo 660 del Codice Penale punisce chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, oppure per mezzo del telefono, reca a taluno molestia o disturbo per petulanza o per altro biasimevole motivo. Nel contesto condominiale, questo reato si configura quando le azioni superano la soglia della normale tollerabilità. Non si tratta di un singolo episodio, ma di una serie di condotte insistenti e fastidiose, attuate con la consapevolezza di disturbare la quiete altrui. La petulanza, ovvero un atteggiamento di arrogante insistenza, è un elemento chiave che caratterizza questa fattispecie di reato.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato respinto

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno spiegato che le motivazioni presentate dalla difesa non riguardavano errori di diritto, ma tentavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado. Il Tribunale, secondo la Corte, aveva motivato la sua decisione in modo logico e coerente, basandosi su prove testimoniali valide e valutate secondo le regole del processo penale. Di conseguenza, non c’era alcun motivo per annullare la sentenza di condanna per il reato di molestie condominiali.

Le conclusioni: la condanna definitiva e le conseguenze economiche

Con la dichiarazione di inammissibilità, la condanna è diventata definitiva. La condomina non solo dovrà pagare l’ammenda di 400 euro, ma è stata anche condannata a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende, una sanzione prevista proprio per chi presenta ricorsi inammissibili. Inoltre, dovrà rimborsare tutte le spese legali sostenute dalla famiglia vicina per difendersi nel giudizio di Cassazione. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: la giustizia ha strumenti per proteggere i cittadini da comportamenti prevaricatori e la convivenza civile in condominio è un bene tutelato dalla legge penale.

Quali comportamenti possono integrare il reato di molestie in un condominio?
Comportamenti ripetuti e insistenti che disturbano la quiete e la tranquillità di una persona, come rumori molesti, dispetti continui, insulti o minacce, possono configurare il reato di molestie, specialmente se attuati per un motivo futile o biasimevole.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver attivato inutilmente la giustizia.

La vittima di molestie può ottenere un risarcimento nel processo penale?
Sì, la vittima può ‘costituirsi parte civile’ nel processo penale. In questo modo, se l’imputato viene condannato, il giudice può anche stabilire un risarcimento per i danni morali e materiali subiti dalla vittima.

Termini giuridici

Ammenda
È una sanzione pecuniaria (una multa) prevista per i reati minori, detti 'contravvenzioni'. Si distingue dall'arresto, che è la pena detentiva per lo stesso tipo di reati.
Ricorso per Cassazione
È l'ultimo grado di giudizio in Italia. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti del processo, ma controlla solo che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge.
Inammissibilità
È una decisione con cui un giudice dichiara un ricorso o un appello irricevibile, senza nemmeno esaminarlo nel merito. Succede quando mancano i requisiti di legge per presentarlo.
Parte Civile
È la vittima di un reato che partecipa al processo penale per chiedere il risarcimento dei danni subiti a causa del comportamento dell'imputato.
Cassa delle ammende
È un ente statale finanziato con le somme versate da chi viene condannato al pagamento di specifiche multe e ammende in un processo penale, come nel caso di ricorso inammissibile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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