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Pusher con ricetrasmittente: no allo spaccio di lieve entità

La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un individuo sorpreso a vendere droga. L’imputato operava come ‘pusher’ in una piazza di spaccio organizzata, utilizzando una ricetrasmittente e possedendo una notevole somma di denaro e numerose dosi. Al momento dell’arresto, ha tentato di fuggire con determinazione. Secondo i giudici, questi elementi (organizzazione, mezzi, quantità e comportamento) dimostrano una professionalità criminale incompatibile con la minore gravità del fatto. Di conseguenza, il ricorso dell’imputato è stato respinto e la sua condanna per spaccio ‘ordinario’ è diventata definitiva.

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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 22437 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 22437/2023)

Spaccio di lieve entità: quando l’organizzazione esclude l’ipotesi lieve

La legge distingue tra diverse forme di spaccio di sostanze stupefacenti. Una delle distinzioni più importanti riguarda lo spaccio di lieve entità, una fattispecie meno grave che comporta pene significativamente più basse. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito quali elementi impediscono di qualificare un’attività di spaccio come ‘lieve’, confermando la condanna di un pusher che operava in un contesto strutturato. Questo caso offre spunti importanti per capire come i giudici valutano la gravità di questo tipo di reato.

I fatti: un’attività di spaccio ben organizzata

La vicenda ha origine da un controllo delle forze dell’ordine in una nota piazza di spaccio. Durante l’operazione, un soggetto è stato colto in flagrante mentre cedeva sostanze stupefacenti. Non si trattava di un episodio isolato o improvvisato. L’imputato svolgeva il ruolo di ‘pusher’ all’interno di una struttura criminale più ampia. Utilizzava una ricetrasmittente per comunicare, un chiaro segno di un’attività coordinata e non occasionale. Inoltre, è stato trovato in possesso di una considerevole somma di denaro, provento dell’attività illecita, e di un numero elevato di dosi già pronte per la vendita. Al momento dell’intervento dei Carabinieri, ha reagito con forza, cercando di sottrarsi all’arresto e al sequestro della droga.

La richiesta di derubricazione a spaccio di lieve entità

La difesa dell’imputato ha tentato di ottenere una pena più mite sostenendo che il fatto dovesse essere classificato come spaccio di lieve entità. Questa qualifica giuridica, prevista dal comma 5 dell’articolo 73 del Testo Unico Stupefacenti, si applica quando l’offesa al bene giuridico protetto (la salute pubblica) è minima. Per stabilirlo, i giudici devono valutare una serie di indicatori: i mezzi usati, le modalità dell’azione, la quantità e la qualità della sostanza. L’obiettivo della difesa era dimostrare che, nonostante le apparenze, l’attività del suo assistito rientrava in un ambito di modesta gravità.

Le motivazioni: perché non è spaccio di lieve entità

La Corte di Cassazione ha respinto categoricamente la tesi difensiva. I giudici hanno sottolineato che la valutazione sulla lieve entità del fatto deve essere complessiva e non può ignorare il contesto in cui avviene lo spaccio. Nel caso specifico, diversi elementi indicavano una professionalità e un’organizzazione incompatibili con la minore gravità. L’inserimento in una ‘piazza di spaccio’ strutturata, l’uso di una ricetrasmittente per eludere i controlli, la disponibilità di numerose dosi e di una somma di denaro significativa sono stati considerati indici di un’attività criminale consolidata e non di un episodio marginale. Anche la determinazione mostrata nel tentativo di fuga è stata interpretata come un segno della piena consapevolezza e del coinvolgimento dell’imputato nel sistema criminale.

Le conclusioni: condanna confermata e ricorso inammissibile

Sulla base di queste considerazioni, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La richiesta di riconoscere lo spaccio di lieve entità è stata respinta perché non teneva conto degli elementi che, nel loro insieme, dipingevano un quadro di seria pericolosità sociale. L’esito finale è la conferma della condanna emessa nei gradi precedenti. L’imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l’organizzazione e la professionalità nello spaccio escludono la possibilità di beneficiare di un trattamento sanzionatorio più mite.

Cos’è lo spaccio di lieve entità?
È una forma meno grave del reato di spaccio, punita con pene più basse. Viene riconosciuta quando i mezzi, le modalità, la quantità e la qualità della droga indicano una minima offensività della condotta.

Perché in questo caso i giudici hanno escluso la lieve entità?
Perché l’imputato operava in un contesto organizzato (piazza di spaccio), usava una ricetrasmittente, possedeva numerose dosi e una somma di denaro considerevole. Questi elementi indicano una professionalità criminale incompatibile con un fatto di lieve entità.

Cosa significa che il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Significa che la Corte di Cassazione non ha nemmeno esaminato nel merito le richieste del ricorrente, ritenendole prive dei presupposti di legge. La conseguenza è la conferma definitiva della condanna e l’addebito delle spese processuali.

Termini giuridici

Fattispecie di lieve entità
Una versione meno grave di un reato, punita con una pena inferiore. La sua applicazione dipende da elementi come la quantità di droga, le modalità dell'azione e il guadagno.
Pusher
Termine gergale che indica chi vende droga al dettaglio, direttamente ai consumatori.
Ratio decidendi
È il principio di diritto, la ragione fondamentale su cui si basa la decisione di un giudice.
Inammissibilità del ricorso
Una decisione con cui il giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito, perché privo dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Cassa delle ammende
Un ente statale che gestisce i fondi derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne penali, destinandoli al miglioramento delle carceri e a programmi di reinserimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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