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Permesso di costruire per campi da padel: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un’area con campi da padel, stabilendo che tali opere richiedono un permesso di costruire e non una semplice SCIA. La Corte ha chiarito che le agevolazioni per gli Enti del Terzo Settore riguardano la localizzazione delle loro sedi, ma non li esonerano dal rispetto della normativa edilizia. La decisione sottolinea che la realizzazione di impianti sportivi che comportano una trasformazione permanente del suolo è considerata nuova costruzione, giustificando la misura cautelare per l’aggravio del carico urbanistico.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Permesso di Costruire per Campi da Padel: la Cassazione Conferma la Linea Dura

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale in materia di edilizia: la costruzione di impianti sportivi come i campi da padel richiede un permesso di costruire e non può essere realizzata con una semplice SCIA. Questa decisione chiarisce anche che le agevolazioni previste per gli Enti del Terzo Settore non costituiscono un’esenzione dalle norme urbanistiche. Analizziamo insieme i dettagli di questo importante caso.

I fatti del caso

La vicenda ha origine dall’appello di un Pubblico Ministero contro la decisione di un Giudice per le indagini preliminari, che aveva revocato il sequestro preventivo di un’area contenente campi da padel e altre strutture. Il sequestro era stato disposto per il reato di abuso edilizio.

Il soggetto ricorrente, gestore dell’impianto, sosteneva la legittimità delle opere sulla base di una SCIA, ritenendo non necessario un permesso di costruire. A sostegno della propria tesi, invocava le speciali disposizioni a favore degli Enti del Terzo Settore, che permetterebbero una maggiore flessibilità nella destinazione d’uso degli immobili. Inoltre, contestava la tempestività dell’appello del PM, ritenendolo tardivo.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del sequestro e del provvedimento del Tribunale del riesame. La sentenza si fonda su tre pilastri argomentativi principali:

1. Aspetti procedurali: L’appello del Pubblico Ministero è stato considerato tempestivo, in quanto la comunicazione iniziale del provvedimento tramite PEC non era conforme alle modalità previste dalla legge all’epoca dei fatti, che richiedevano la consegna fisica di una copia dell’atto.
2. Necessità del permesso di costruire: La Corte ha stabilito che la realizzazione di campi da padel, con plateatici in cemento e strutture annesse, costituisce un intervento di ‘nuova costruzione’ che modifica in modo permanente il territorio. Di conseguenza, è indispensabile ottenere il permesso di costruire.
3. Sussistenza del periculum in mora: È stato confermato che il pericolo che giustifica il sequestro risiede nell’aggravio del carico urbanistico che le opere abusive comportano, anche se già ultimate. La libera disponibilità del bene consentirebbe il protrarsi delle conseguenze negative del reato.

La questione degli Enti del Terzo Settore e il permesso di costruire

Un punto centrale della difesa era l’applicazione dell’art. 71 del Codice del Terzo Settore. Tale norma prevede che le sedi di questi enti siano compatibili con tutte le destinazioni d’uso omogenee. La Cassazione, tuttavia, ha chiarito che questa disposizione ha lo scopo di favorire la collocazione territoriale degli enti (‘il dove’), ma non crea una deroga alle normative edilizie (‘il come’).

In altre parole, un Ente del Terzo Settore può più facilmente insediarsi in diverse zone del territorio, ma quando costruisce deve rispettare le stesse regole di tutti gli altri soggetti, incluse quelle che impongono il permesso di costruire per interventi significativi. Qualsiasi altra interpretazione creerebbe una disparità di trattamento ingiustificata e potenzialmente incostituzionale.

La valutazione del periculum in mora e del carico urbanistico

La Corte ha ribadito un principio consolidato: il sequestro preventivo per reati edilizi è ammissibile anche a costruzione finita. Il periculum non è legato solo all’attività edificatoria in sé, ma anche alle conseguenze che l’opera abusiva genera sul territorio.

Nel caso specifico, la realizzazione di un impianto sportivo in un’area a destinazione agricola e soggetta a vincolo paesaggistico rappresenta un aggravio del carico urbanistico. L’uso continuato della struttura comporterebbe un’alterazione dell’assetto territoriale che il sequestro mira a impedire.

Le motivazioni

La Corte Suprema ha motivato la sua decisione sottolineando che la costruzione di campi da padel, con basamenti e strutture fisse, non rientra nell’attività di edilizia libera, ma configura un intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio. Tale intervento, per sua natura e impatto, richiede il previo rilascio del permesso di costruire, come previsto dal d.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia).

L’analisi del Tribunale è stata ritenuta corretta e approfondita, in quanto ha esaminato le caratteristiche specifiche delle opere, concludendo che queste non potevano essere autorizzate tramite una semplice SCIA. La Corte ha inoltre evidenziato l’irrilevanza del comportamento tenuto dall’amministrazione comunale, che aveva richiesto integrazioni alla pratica. L’eventuale affidamento del privato sulla regolarità del proprio operato non può sanare un abuso edilizio oggettivo.

Infine, la Corte ha respinto la censura secondo cui il giudice penale si sarebbe sostituito all’amministrazione, chiarendo che il rispetto delle norme edilizie cogenti non è materia di discrezionalità tecnica, ma un obbligo di legge la cui violazione ha rilevanza penale.

Le conclusioni

La sentenza consolida l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la realizzazione di impianti sportivi come i campi da padel, che comportano una trasformazione non precaria del suolo, è soggetta al regime del permesso di costruire. La decisione serve da monito: le agevolazioni settoriali, come quelle per il Terzo Settore, non devono essere interpretate come un ‘lasciapassare’ per eludere le normative urbanistiche e di governo del territorio. Il sequestro preventivo si conferma uno strumento efficace per bloccare non solo la costruzione, ma anche l’utilizzo di opere abusive che incidono negativamente sul carico urbanistico e sull’assetto territoriale.

È sufficiente una SCIA per costruire campi da padel?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che la costruzione di campi da padel, implicando una trasformazione permanente del territorio, è qualificabile come ‘nuova costruzione’. Pertanto, è necessario ottenere un permesso di costruire e una SCIA non è sufficiente.

Gli Enti del Terzo Settore godono di deroghe per ottenere i titoli edilizi?
No. Le agevolazioni previste per gli Enti del Terzo Settore (art. 71, D.Lgs. 117/2017) riguardano la compatibilità delle loro sedi con le diverse destinazioni d’uso del territorio (il ‘dove’), ma non li esonerano dal rispettare la normativa edilizia e di sicurezza (il ‘come’). Devono quindi richiedere il permesso di costruire come qualsiasi altro soggetto quando l’intervento lo richiede.

Il sequestro preventivo di un’opera abusiva è legittimo anche se la costruzione è già terminata?
Sì. La Corte ha confermato che il sequestro è legittimo anche a costruzione ultimata. Il pericolo (periculum in mora) che giustifica la misura non è solo l’avanzamento dei lavori, ma anche l’aggravio del carico urbanistico e le conseguenze negative sul territorio derivanti dalla disponibilità e dall’uso dell’opera illegale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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