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Pericolo di reiterazione: quando si resta in carcere?

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati fiscali e associazione per delinquere. La Corte ha ritenuto sussistente e attuale il pericolo di reiterazione, basandosi sulla particolare spregiudicatezza degli indagati e su elementi che indicavano la prosecuzione di attività illecite, nonostante la difesa sostenesse la cessazione delle stesse. È stato inoltre chiarito che la condanna alle spese è dovuta anche in caso di rigetto parziale dei motivi di riesame.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 43571 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 43571/2023)

Pericolo di Reiterazione: La Cassazione e la Valutazione del Rischio Attuale

Il pericolo di reiterazione del reato è uno dei pilastri su cui si fonda l’applicazione delle misure cautelari, in particolare quella della custodia in carcere. Ma come si valuta se questo pericolo è concreto e attuale, specialmente quando la difesa sostiene che ogni attività illecita è cessata? Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa luce su questo punto, confermando un approccio sostanziale che va oltre le mere apparenze.

I Fatti: L’Ordinanza di Custodia Cautelare e il Ricorso

Il caso riguarda due imprenditori, indagati per associazione per delinquere finalizzata a gravi reati fiscali, tra cui l’autoriciclaggio, attraverso un complesso sistema di società. Il Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, confermata in sede di riesame dal Tribunale.

Gli indagati hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza delle esigenze cautelari. In particolare, la difesa ha argomentato che il presupposto principale della misura, ovvero il pericolo di reiterazione, non fosse più attuale.

La Posizione della Difesa: Attività Illecita Cessata?

La tesi difensiva si basava su diversi elementi che, a loro dire, dimostravano la fine delle operazioni illegali:

  • La società principale utilizzata per le frodi aveva smesso di fatturare.
  • Le intercettazioni telefoniche indicavano una fase di dismissione dell’impresa.
  • Gli stessi indagati avevano dichiarato di aver desistito dalle attività illecite dopo aver appreso delle indagini a loro carico.
  • Le conversazioni con professionisti esteri erano semplici richieste di pareri, non prodromiche alla creazione di nuove società per scopi illegali.

In sostanza, la difesa tentava di presentare un quadro di ravvedimento e cessazione completa dell’attività criminale.

Il Pericolo di Reiterazione Secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha respinto completamente questa ricostruzione, dichiarando i ricorsi inammissibili. Secondo i giudici, il Tribunale del Riesame aveva correttamente e logicamente motivato la sussistenza di un pericolo di reiterazione concreto e attuale. Gli elementi valorizzati dalla Corte sono stati:

  1. Ruolo apicale e organizzazione complessa: Gli indagati avevano un ruolo di primo piano in un’associazione per delinquere capillare, che si avvaleva di una ventina di società, prestanome e attività sovranazionali.
  2. Attività illecite recenti: Erano state documentate fatture emesse e utilizzate nel corso del 2022, nonché incontri per pianificare ulteriori illeciti.
  3. Manovre di occultamento: Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, gli indagati stavano tentando di cedere le attività e i beni, acquistati con proventi delittuosi, a prestanome, proprio per coprire gli illeciti commessi.
  4. Spregiudicatezza e precedenti: La Corte ha sottolineato la particolare spregiudicatezza dei soggetti, uno dei quali con precedenti penali, ed entrambi imputati in un altro procedimento per bancarotta fraudolenta. Inoltre, uno degli indagati aveva occultato dei cellulari rilevanti per le indagini all’interno di una stufa, smentendo ogni pretesa di collaborazione.

La Questione delle Spese Processuali

Un motivo di ricorso riguardava l’illegittima condanna alle spese processuali, poiché il Tribunale del Riesame aveva escluso la sussistenza di due delle tre esigenze cautelari invocate (pericolo di fuga e di inquinamento probatorio). La Cassazione ha chiarito che la condanna alle spese dipende dall’esito finale del dispositivo, non dalla motivazione. Poiché il ricorso era stato rigettato nel suo complesso, la soccombenza era da considerarsi totale, rendendo irrilevante l’accoglimento di specifici motivi che non avevano portato all’annullamento della misura.

Le Motivazioni della Decisione

La decisione della Cassazione si basa su una valutazione complessiva e logica degli elementi a disposizione. I giudici hanno ritenuto che la ricostruzione difensiva fosse parziale e frammentaria, incapace di scalfire la solida argomentazione del provvedimento impugnato. L’elevata caratura criminale, la complessità dell’organizzazione, i tentativi di occultare i proventi illeciti e il comportamento tenuto durante le indagini sono stati tutti interpretati come indicatori di un rischio attuale e concreto che, senza una misura adeguata come il carcere, gli indagati avrebbero continuato a delinquere.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: nella valutazione del pericolo di reiterazione, il giudice deve guardare alla sostanza dei comportamenti e non fermarsi a dichiarazioni di intenti o a formali cessazioni di attività. La spregiudicatezza dimostrata, l’organizzazione strutturata e i tentativi di eludere la giustizia sono elementi che pesano più di una visura camerale che attesta la cessata fatturazione. Per gli operatori del diritto, ciò significa che per contrastare efficacemente una misura cautelare non basta affermare la fine delle attività illecite, ma è necessario fornire prove concrete e inequivocabili di un reale e definitivo allontanamento dal contesto criminale.

Quando si può considerare attuale il pericolo di reiterazione anche se l’indagato sostiene di aver cessato l’attività illecita?
Il pericolo è considerato attuale quando, nonostante le dichiarazioni dell’indagato, emergono elementi concreti come la pianificazione di nuove attività illecite, tentativi di occultare i proventi dei reati, o una particolare spregiudicatezza e organizzazione criminale che rendono probabile la commissione di nuovi delitti.

Se un ricorso al Tribunale del Riesame viene accolto solo in parte, si devono pagare comunque le spese processuali?
Sì. La Cassazione chiarisce che la condanna alle spese si basa sull’esito del dispositivo finale. Se l’ordinanza cautelare viene confermata, anche se alcuni motivi di ricorso vengono accolti (ad esempio, escludendo alcune esigenze cautelari), la soccombenza è considerata totale e le spese sono dovute.

Quali elementi usa la Corte per valutare la ‘spregiudicatezza’ di un indagato ai fini della misura cautelare?
La Corte valuta diversi fattori, tra cui il ruolo di primo piano in un’associazione complessa, l’uso di numerose società e prestanome, attività a livello internazionale, la presenza di precedenti penali, e comportamenti volti a ostacolare le indagini, come l’occultamento di prove (es. cellulari).

Termini giuridici

Custodia cautelare in carcere
Misura restrittiva della libertà personale disposta dal giudice prima della condanna definitiva, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza e specifiche esigenze cautelari, come il pericolo di reiterazione del reato.
Pericolo di reiterazione
Il rischio concreto e attuale che l'indagato, se lasciato in libertà, possa commettere altri gravi delitti. È una delle esigenze cautelari che possono giustificare una misura come la custodia in carcere.
Riesame
Procedimento con cui si richiede a un tribunale (il Tribunale del Riesame) di rivalutare la legittimità e il merito di un'ordinanza che applica una misura cautelare personale.
Soccombenza
La condizione della parte che perde in un giudizio. Comporta, di norma, la condanna al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte vincitrice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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