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LexCEDpedia

Pericolo Di Reiterazione

Definizione

Il rischio concreto e attuale che l'indagato commetta nuovamente reati della stessa specie.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 305 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 53% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 13%
  • Rigettato 33%
  • Inammissibile 53%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 242%
  • Penale Sez. 130%
  • Penale Sez. 428%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 47887/2019in 15 provvedimenti
  • Cass. 9894/2016in 10 provvedimenti
  • Cass. 45659/2015in 7 provvedimenti
  • Cass. 11250/2018in 23 provvedimenti
  • Cass. 5054/2020in 19 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere confermata per traffico di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per associazione finalizzata al traffico di droga aggravata dal metodo mafioso. La difesa contestava l'assenza di un ruolo stabile nel gruppo e sosteneva l'insussistenza del pericolo di reiterazione per il tempo trascorso dai fatti, richiamando precedenti assoluzioni in indagini simili. I giudici hanno respinto il ricorso. Gli ermellini hanno evidenziato il ruolo attivo dell'indagato, il quale aveva reclutato un corriere per trasportare 32 chili di marijuana e gli aveva consegnato cellulari con chat criptate per parlare con il vertice del clan. La Suprema Corte ha chiarito che i gravi indizi cautelari richiedono solo una qualificata probabilità di colpevolezza e che il tempo trascorso non cancella la pericolosità criminale.
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Braccialetto elettronico: la Cassazione nega l’autonomo ricorso
Un uomo indagato per tentata estorsione riceve la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico dopo aver aggredito violentemente una vittima per questioni economiche. L'indagato contesta l'imposizione del dispositivo di controllo e l'uso dei suoi precedenti procedimenti per giustificare il pericolo di recidiva. Il Tribunale del Riesame conferma il provvedimento e la Corte di Cassazione respinge il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici affermano che il braccialetto elettronico costituisce solo una modalità esecutiva degli arresti domiciliari e non un aggravamento autonomamente impugnabile. Inoltre, la magistratura può legittimamente desumere la pericolosità sociale e il rischio di nuovi reati da denunce pregresse e carichi pendenti, anche in assenza di condanne irrevocabili. L'indagato perde il ricorso e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Arresti domiciliari per spaccio: il lavoro non cancella la misura
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per spaccio con braccialetto elettronico a carico di un indagato. L'uomo gestiva trattative e cessioni continuative di hashish, proseguite perfino durante una precedente misura cautelare. La difesa chiedeva una misura meno gravosa, facendo leva sul modesto valore delle singole dosi e sulla recente assunzione con contratto a tempo indeterminato. I giudici hanno respinto il ricorso. Il nuovo posto di lavoro non cancella il pericolo concreto e attuale di commettere altri reati, dimostrato dalla capacità dell'uomo di operare sul mercato illecito anche da casa.
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Schema Ponzi da milioni: resta la custodia cautelare in carcere
Il Tribunale del riesame ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere verso un intermediario finanziario abusivo. L'uomo gestiva un vasto schema Ponzi con oltre 164 querelanti e profitti illeciti per cinque milioni di euro andati dispersi. L'indagato ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo di aver collaborato e affermando l'assenza di pericoli attuali per via della cessata attività e della rottura dei legami relazionali. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'ordinanza cautelare ha motivato puntualmente l'elevata professionalità criminale, l'uso di società estere e la facilità di riprodurre la condotta illecita anche a distanza, rendendo la custodia carceraria l'unica misura proporzionata per contenere il pericolo di reiterazione.
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Riesame delle misure cautelari: ritardo traduzione e arresti
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un uomo accusato di concorso in detenzione di droga. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine hanno rinvenuto hashish, un bilancino e tracce di stupefacenti pesanti gettati nello scarico dal coinquilino ospitato. La difesa ha impugnato l'ordinanza lamentando la mancata tempestiva traduzione in inglese del provvedimento e l'assenza di indizi a carico dell'indagato. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. In materia di riesame delle misure cautelari, il ritardo nella notifica della traduzione all'indagato straniero non annulla l'ordinanza, ma sposta solo in avanti il termine per proporre ricorso. Inoltre, la condotta di chi ritarda l'apertura della porta alla polizia per aiutare il complice integra un grave quadro indiziario.
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Custodia cautelare in carcere: illegittima senza prove concrete
Una giovane donna incensurata viene arrestata mentre confeziona droga procurata dal compagno della sorella. Il giudice per le indagini preliminari dispone per lei gli arresti domiciliari presso la casa materna. Tuttavia, il Tribunale del Riesame revoca il beneficio e impone la custodia cautelare in carcere, ritenendo la vicinanza geografica dell'abitazione della madre al luogo di spaccio un motivo sufficiente a presumere contatti illeciti. La Suprema Corte accoglie il ricorso della difesa e annulla l'ordinanza senza rinvio. I giudici di legittimità stabiliscono che la custodia cautelare in carcere rappresenta l'estrema risorsa e richiede una dimostrazione puntuale dell'inadeguatezza delle misure domiciliari, non potendo basarsi su mere congetture territoriali o ruoli marginali nel reato.
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Misure cautelari per riciclaggio: confermati gli arresti
Una donna indagata per associazione a delinquere e riciclaggio ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava gli arresti domiciliari. La difesa contestava la competenza per territorio del giudice e sosteneva l'assenza di esigenze cautelari attuali, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e la revoca di una misura analoga in un'altra sede. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la competenza territoriale nel luogo in cui sono state materialmente predisposte le fatture false, considerata la prima condotta punibile. Inoltre, i costanti rapporti con i complici e la gestione recente di quote e cariche societarie confermano la piena attualità delle misure cautelari per riciclaggio. L'indagata è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: furto lieve ma seriale
L'Indagato, persona senza fissa dimora e con diversi alias, ha commesso molteplici furti nell'arco di soli quattro giorni. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere, ravvisando gravi indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Il Tribunale del Riesame ha confermato il provvedimento restrittivo. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la sproporzione della misura rispetto al modesto valore della merce e contestando il mancato ricorso a misure non detentive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'assenza di un domicilio idoneo e la serialità dei furti giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere come unico presidio efficace.
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Reato di rissa: la difesa cade e resta il divieto di dimora
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava il divieto di dimora nel comune di Roma per il reato di rissa. L'uomo sosteneva di essersi soltanto difeso da un'aggressione subita in un sottopassaggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato di rissa è sufficiente lo scontro tra gruppi contrapposti con l'intento reciproco di offendersi, come confermato dai testimoni e dalle lesioni riportate dai partecipanti. La Corte ha inoltre ribadito la sussistenza del pericolo di reiterazione per via dei precedenti penali e dell'assenza di dimora e lavoro stabili. L'indagato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Contrabbando: Cassazione conferma carcere, respinto ricorso su misure cautelari
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per contrabbando internazionale, confermando la custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e dei pericoli di fuga e reiterazione, oltre all'adeguatezza delle misure cautelari personali. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato in modo logico e coerente, basandosi su intercettazioni e sui legami dell'indagato con ambienti criminali. Il pericolo di fuga era concreto per i suoi contatti e la capacità di procurarsi mezzi per l'allontanamento. Il pericolo di reiterazione era attuale per i contatti continuativi nel contrabbando.
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Custodia Cautelare in Carcere: Spaccio di Droga e Pericolo di Recidiva
Un individuo, inizialmente sottoposto a divieto di dimora per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha visto aggravarsi la sua posizione. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, ottenendo dal Tribunale del Riesame l'applicazione della custodia cautelare in carcere, ritenuta più adeguata per il pericolo di reiterazione dei reati. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'errata valutazione delle esigenze cautelari e la proporzionalità della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della custodia cautelare in carcere. Ha ribadito che la valutazione del pericolo di recidiva e l'idoneità della misura sono state correttamente analizzate dai giudici precedenti, specialmente per la natura e la gravità dei fatti.
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Misure cautelari: Arresti Domiciliari Convalidati per Reati Societari
Il Tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per un Imprenditore, accusato di reati societari e fallimentari. L'Imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza delle esigenze cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il pericolo di reiterazione si valuta considerando le modalità delle condotte, la personalità dell'indagato e il contesto, non solo il tempo trascorso o l'assenza di cariche formali. La gestione spregiudicata e la partecipazione in altre società radicano la capacità a delinquere, giustificando le misure cautelari.
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Attualità del pericolo di reiterazione: carcere confermato
L'Indagato, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata all'emissione di fatture false, riciclaggio e intestazione fittizia, chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa sosteneva la mancanza di gravi indizi e contestava l'attualità del pericolo di reiterazione, evidenziando che i fatti risalivano a due anni prima e lamentando la mancata valutazione di una perizia tecnica di parte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la contabilità aziendale era del tutto inattendibile e che l'attualità del pericolo di reiterazione non richiede la presenza imminente di nuove occasioni per delinquere. La gravità dei fatti, la struttura organizzata e il ruolo professionale svolto dall'Indagato dimostrano la permanenza della sua pericolosità sociale. L'Indagato resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Assenze e domiciliari: no al pericolo di reiterazione del reato
Un dipendente pubblico con funzioni di vertice nella Polizia locale subisce un'indagine per truffa aggravata e false attestazioni della presenza in servizio. Il Pubblico Ministero richiede gli arresti domiciliari. Il Giudice e il Tribunale del Riesame respingono l'istanza. L'indagato avrebbe causato un danno economico modesto, pari a soli 56 euro, attraverso condotte sporadiche e risalenti nel tempo, senza elementi che indichino la prosecuzione degli illeciti. Il Pubblico Ministero propone ricorso per Cassazione contro tale diniego. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso della Procura. I giudici di legittimità confermano l'assenza delle esigenze di tutela cautelare: il pericolo di reiterazione del reato deve risultare concreto e attuale. Nel caso di specie, la modesta entità del danno e la natura isolata degli episodi escludono ogni necessità di custodia cautelare.
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Misure cautelari: Cassazione conferma no a arresto per bancarotta
Un Pubblico Ministero ha chiesto l'applicazione di misure cautelari personali per un Indagato, accusato di bancarotta fraudolenta preferenziale e impropria. Il Giudice per le indagini preliminari e il Tribunale del Riesame hanno rigettato la richiesta, non riscontrando il pericolo di reiterazione del reato o di inquinamento probatorio. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti o rivalutare le prove, ma solo verificare la logicità e la correttezza giuridica della motivazione dei giudici di merito, che nel caso specifico era adeguata.
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Derubricazione del reato e misura cautelare: resta il pericolo
L'Imputato ha richiesto la revoca o modifica dell'obbligo di dimora sostenendo che la derubricazione del reato e misura cautelare da tentato omicidio a lesioni personali avesse ridotto la gravità del fatto. La difesa ha anche invocato il tempo trascorso, presunte confessioni e risarcimenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che la gravità concreta della condotta violenta rimane inalterata pur cambiando il titolo del reato. Il pericolo di reiterazione rimane concreto per la presenza di precedenti penali e per la personalità del soggetto, mentre il solo decorso del tempo non azzera la pericolosità. L'Imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Misure cautelari: Cassazione conferma il carcere per traffico di droga
Un individuo, già in custodia cautelare in carcere per traffico di droga, ha chiesto di sostituire la misura con gli arresti domiciliari. Il Ricorrente sosteneva di essere stato assolto dal reato associativo e che i suoi legami criminali fossero distanti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la decisione dei giudici precedenti, ritenendo che la sua capacità organizzativa e il suo stabile inserimento nel traffico di stupefacenti indicassero un elevato pericolo di reiterazione. Le misure cautelari in carcere sono state mantenute.
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Attualità esigenze cautelari: il tempo conta, ma non sempre
Un individuo, già sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati contro il patrimonio e associazione a delinquere, ha chiesto la sostituzione con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, ritenendo ancora sussistente l'attualità delle esigenze cautelari. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha chiarito che, nella fase di modifica di una misura cautelare, il tempo trascorso prima dell'applicazione iniziale della misura non rileva. Conta solo il tempo dopo l'applicazione e l'eventuale mutamento del quadro originario, che nel caso specifico non è stato riscontrato. Il pericolo di reiterazione del reato rimaneva concreto.
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Custodia cautelare in carcere: presunzione e legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il ricorrente contestava l'attualità del pericolo di reiterazione per via del tempo trascorso dai reati. I giudici hanno stabilito che nei reati di criminalità organizzata opera una presunzione di pericolosità. L'indagato non ha dimostrato la rescissione dei legami con il clan mafioso. Le indagini recenti hanno confermato i continui contatti con membri del sodalizio criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'uomo alle spese.
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Revoca misure cautelari: il tempo non basta contro corruzione e turbativa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un Amministratore, indagato per corruzione e turbativa d'asta nell'ambito di gare pubbliche. L'Amministratore aveva chiesto la revoca misure cautelari, in particolare la misura interdittiva che gli impediva di contrattare con la pubblica amministrazione. La Suprema Corte ha ritenuto che il mero decorso del tempo non sia sufficiente a far venir meno il pericolo di reiterazione del reato, data la gravità del quadro indiziario e la stabilità dei legami illeciti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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