Pene sostitutive e Riforma Cartabia: la competenza del giudice
L’introduzione delle pene sostitutive attraverso il d.lgs. 150/2022 ha segnato una svolta nel sistema sanzionatorio italiano, mirando a ridurre il sovraffollamento carcerario per le pene brevi. Tuttavia, l’applicazione pratica di queste novità nei processi in corso richiede una precisa analisi delle norme transitorie. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i confini della competenza giurisdizionale per i procedimenti che si trovavano in fase di legittimità al momento del cambio normativo.
L’analisi dei fatti
Il caso trae origine dal ricorso di due soggetti condannati per reati associativi e contro la fede pubblica. Uno dei ricorrenti ha invocato l’applicazione delle nuove sanzioni sostitutive introdotte dalla riforma, sostenendo che la Suprema Corte avesse il potere di decidere in merito. La sentenza di appello era stata però deliberata il 18 novembre 2022, ovvero poche settimane prima dell’entrata in vigore della nuova legge (fissata al 30 dicembre 2022). Al momento del cambio legislativo, il processo era dunque già pendente dinanzi alla Corte di Cassazione.
La decisione della Corte
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l’orientamento già espresso dalle Sezioni Unite. Il punto focale della decisione risiede nella distinzione tra processi ancora in fase di cognizione e processi già giunti in Cassazione. Secondo gli Ermellini, se la sentenza di appello è stata pronunciata prima del 30 dicembre 2022, il giudice della legittimità non può intervenire direttamente sulla determinazione della pena sostitutiva, poiché la sua funzione è limitata al controllo della correttezza giuridica della decisione impugnata.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano su una lettura rigorosa dell’art. 95 del d.lgs. 150/2022. Questa norma transitoria stabilisce che, per i procedimenti pendenti davanti alla Cassazione all’entrata in vigore della riforma, il condannato a una pena non superiore a quattro anni può presentare istanza di applicazione delle pene sostitutive al giudice dell’esecuzione. La pendenza del grado di giudizio si determina con la lettura del dispositivo in udienza, rendendo irrilevante il momento del deposito della motivazione o la pendenza dei termini per impugnare. Poiché nel caso di specie la sentenza di appello era antecedente alla riforma, la competenza è scattata automaticamente in capo al giudice dell’esecuzione, da attivarsi entro trenta giorni dall’irrevocabilità della condanna. Per l’altro ricorrente, la Corte ha rilevato che le questioni relative alle attenuanti erano già state risolte correttamente nei gradi di merito.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ribadisce che la riforma non attribuisce poteri di merito al giudice di legittimità per i casi già definiti nei gradi precedenti. Le pene sostitutive restano uno strumento fondamentale per la deflazione carceraria, ma la loro attivazione deve seguire rigorosamente i binari procedurali tracciati dal legislatore. Per i condannati i cui processi erano già in Cassazione a fine 2022, la sede naturale per tali istanze rimane la fase dell’esecuzione penale. Questo garantisce che la valutazione sulla meritevolezza del beneficio avvenga in una sede idonea all’esame dei presupposti fattuali richiesti dalla legge.
Chi decide sulle pene sostitutive se il processo è in Cassazione?
Se il processo era già pendente in Cassazione al 30 dicembre 2022, la richiesta va presentata al giudice dell’esecuzione entro trenta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza.
Cosa succede se la sentenza di appello è stata emessa prima della Riforma Cartabia?
In questo caso si applica la disciplina transitoria che sposta la competenza sulla sostituzione della pena alla fase dell’esecuzione penale, anziché a quella di cognizione.
Quali sono i limiti di pena per accedere alle sanzioni sostitutive?
La riforma prevede la possibilità di sostituire pene detentive che non superano i quattro anni di reclusione, a condizione che non sia stata concessa la sospensione condizionale.