Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 41398 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 6 Num. 41398 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 26/09/2023
ORDINANZA
sui ricorsi proposti da
NOME, nato in Marocco DATA_NASCITA
NOME COGNOME, nato in Marocco il DATA_NASCITA
avverso la sentenza emessa il 13/03/2023 dal Gip del Tribunale di Cremona;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME
OSSERVA
Ritenuto che i ricorsi devono essere dichiarati inammissibile con procedura de plano, perché il motivo proposto, concernente la qualificazione giuridica dei fatti, non è consentito in relazione alla tipologia di sentenza impugnata, emessa ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen.;
considerato che il comma 2bis dell’art. 448 cod. proc. pen., introdotto con la L. 23/6/2017 n. 103, in vigore dal 3 agosto dello stesso anno, prevede che il ricorso per cassazione avverso la sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen. è ammissibile esclusivamente per motivi attinenti: a) all’espressione della volontà dell’imputato; b) al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza; c) all’erronea qualificazione giuridica del fatto; d) all’illegalità della pena o della misura di sicurezza irrogate;
rilevato che questa Corte (Sez. 1, n. 15553 del 20/3/2018, Maugeri, Rv. 272619) ha già avuto modo di affermare che il legislatore della novella ha cristallizzato nell’art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. il risultato dell’elaborazione giurisprudenziale del giudice di legittimità, che, prima dell’introduzione della menzionata disposizione, consentiva di dedurre, con il ricorso per cassazione avverso la sentenza di patteggiamento, l’erronea qualificazione giuridica del fatto ma solo in presenza di un «errore manifesto», ossia di un errore che emerge dalla stessa sentenza impugnata perché espressivo di una palese svista del giudice, escludendosi l’ipotesi in cui il preteso errore sia individuabile per mezzo di una specifica attività di verifica (del tipo di quella dibattimentale) degli atti del procedimento;
considerato che un errore di tal fatta non è stato invero dedotto dai ricorrenti, che hanno genericamente e in modo assertivo censurato la mancata riqualificazione dei fatti ai sensi dell’art. 75, comma 5, d.P.R. n. 309/90;
ritenuto che i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 settembre 2023 Il Consigliere estensore COGNOME
Il Presidente