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Particolare tenuità del fatto: no al furto da 210 euro

L’Imputato è stato condannato per il tentato furto di un avvitatore elettrico del valore di circa 210 euro. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e richiedendo una pena inferiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e ripetitivi rispetto a quelli già respinti in appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna a quattro mesi di reclusione e 100 euro di multa, condannando l’uomo anche al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1530 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 1530/2022)

Il tentato furto e la richiesta di particolare tenuità del fatto

L’Imputato ha tentato di sottrarre un avvitatore elettrico del valore di circa 210 euro all’interno di un esercizio commerciale. Il personale di vigilanza ha scoperto il fatto e ha bloccato l’uomo prima che potesse fuggire. I giudici di merito hanno pronunciato una sentenza di condanna per il reato di tentato furto. La Corte di Appello ha successivamente confermato la pena di quattro mesi di reclusione e 100 euro di multa. L’Imputato ha deciso di impugnare questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha incentrato il ricorso sulla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale. Questo istituto giuridico permette di escludere la punibilità del colpevole quando il danno causato è estremamente ridotto e la condotta non risulta abituale. La difesa ha cercato di ottenere una riduzione della pena o l’annullamento della condanna proprio facendo leva sul modesto valore economico del bene che l’uomo voleva rubare.

Quando un ricorso viene considerato generico

La difesa ha strutturato il ricorso presentando un unico motivo di contestazione. Il difensore ha lamentato una presunta violazione di legge da parte dei giudici di secondo grado. Secondo la tesi difensiva, i giudici non avrebbero valutato correttamente la gravità complessiva dell’episodio. La difesa ha insistito per ottenere un trattamento sanzionatorio molto più mite rispetto a quello stabilito nei precedenti gradi di giudizio. Tuttavia, la formulazione del ricorso presentava un grave difetto di forma e di sostanza. Il difensore ha riproposto in modo quasi identico le stesse argomentazioni già illustrate davanti alla Corte di Appello. Il ricorso non conteneva alcuna critica specifica o analisi dettagliata dei punti deboli della sentenza impugnata. La giurisprudenza richiede che il ricorso per Cassazione debba confutare direttamente le motivazioni del provvedimento del giudice precedente, senza limitarsi a una sterile ripetizione di concetti già esaminati e respinti.

Le motivazioni della Cassazione sulla particolare tenuità del fatto

I giudici della Suprema Corte hanno respinto fermamente le tesi della difesa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile a causa della sua genericità. I magistrati hanno evidenziato come la Corte di Appello avesse già fornito una motivazione logica, coerente e completa sul punto. La sentenza di secondo grado aveva analizzato approfonditamente la condotta dell’Imputato e aveva escluso la sussistenza della particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano valutato sia il valore commerciale dell’avvitatore elettrico, pari a oltre duecento euro, sia le modalità concrete con cui l’uomo aveva agito. La Cassazione ha ribadito che il giudizio sulla gravità del reato spetta esclusivamente ai giudici di merito. Quando la motivazione della sentenza impugnata è logica e priva di contraddizioni, la Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice precedente. La semplice riproduzione dei motivi di appello dimostra la mancanza di una reale critica alla sentenza.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso per tentato furto

La decisione della Corte di Cassazione mette la parola fine alla vicenda giudiziaria dell’Imputato. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno confermato la condanna originaria. L’Imputato dovrà quindi scontare la pena di quattro mesi di reclusione e pagare la multa di 100 euro. Oltre alla pena principale, la dichiarazione di inammissibilità comporta pesanti sanzioni economiche accessorie. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento di tutte le spese processuali sostenute per il giudizio. Inoltre, i giudici hanno imposto all’Imputato il pagamento della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi manifestamente infondati o privi di reali motivi giuridici. La giustizia penale richiede rigore e precisione, e l’abuso degli strumenti di impugnazione viene severamente sanzionato dalla legge.

Quando si applica la particolare tenuità del fatto?
Si applica quando il danno causato dal reato è minimo e il comportamento del colpevole non è abituale, escludendo così la punibilità.

Cosa succede se si presenta un ricorso generico in Cassazione?
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e può condannare il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Il valore di un oggetto rubato influisce sulla gravità del reato?
Sì, il valore economico del bene è uno degli elementi che i giudici valutano per stabilire la gravità del fatto e l’applicabilità di sanzioni più miti.

Termini giuridici

Particolare tenuità del fatto
Causa di esclusione della punibilità che si applica quando l'offesa provocata dal reato è di minima entità e il comportamento del colpevole non è abituale.
Tentato furto
Il reato commesso da chi compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a impossessarsi della cosa mobile altrui, senza tuttavia riuscire a portare a termine l'azione.
Inammissibilità
La condizione di un ricorso o di una domanda giudiziale che non può essere esaminata nel merito dal giudice perché priva dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Cassa delle ammende
Un ente istituito presso il Ministero della Giustizia che raccoglie le sanzioni pecuniarie e finanzia progetti di assistenza per le vittime di reato e di reinserimento dei detenuti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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