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Tentato Furto

Definizione

Il tentativo di sottrarre un bene altrui che non si realizza per cause indipendenti dalla volontà del colpevole.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Specificità dei motivi di appello: furto e ricorso respinto
Un uomo subisce una condanna in primo grado per tentato furto all'interno di un supermercato e per violazione del foglio di via obbligatorio. Il condannato presenta impugnazione, ma la Corte d'Appello dichiara il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure. L'imputato si rivolge quindi alla Corte di Cassazione, lamentando un eccessivo formalismo dei giudici di secondo grado e una lesione del diritto di difesa. I giudici supremi confermano pienamente la decisione d'appello. La Corte ribadisce che la specificità dei motivi di appello costituisce un onere inderogabile a carico della difesa. Gli argomenti difensivi non contestavano in modo puntuale le ragioni della prima sentenza, risultando astratti e smentiti dagli atti di causa. Il ricorso è respinto con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: da piccolo furto a grave reato violento
Una persona sottrae merci per 274 euro all'interno di un punto vendita. L'addetto alla sicurezza interviene prontamente per bloccarla. Per assicurarsi la fuga, il soggetto aggredisce il vigilante, lo spinge a terra e distrugge un arredo del locale. La difesa chiede di qualificare il gesto come semplice furto tentato e di applicare l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione. La Suprema Corte qualifica l'azione come rapina impropria consumata: per perfezionare questo reato basta l'impiego della forza fisica subito dopo l'apprensione del bene, senza che serva acquisirne il dominio duraturo. Respinta anche l'attenuante per il valore dei beni e il danneggiamento.
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Spesa nascosta e tentato furto: la Cassazione nega la tenuità
Un'acquirente ha nascosto diversi generi alimentari nella propria borsa all'interno di un supermercato, tentando di superare le casse senza pagare. Il personale di vigilanza ha bloccato la donna e ha recuperato subito la merce. I giudici di merito hanno condannato l'imputata per tentato furto a due mesi e venti giorni di reclusione, negando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. La Suprema Corte ha accertato la piena responsabilità sulla base dei riscontri probatori. Inoltre, i giudici hanno ribadito che l'abitualità nella commissione di illeciti analoghi, sia precedenti sia successivi, impedisce qualsiasi riconoscimento della particolare tenuità del fatto, confermando la pena e aggiungendo una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto: bottino assente ma la condanna resta
L'Imputato ha subito una condanna per furto consumato e tentato furto aggravato. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la validità della notifica, l'identificazione tramite telecamere e sostenendo l'ipotesi del reato impossibile per la temporanea mancanza dei beni nel luogo dell'azione. La Suprema Corte ha respinto tutte le doglianze dichiarando il ricorso inammissibile. Il delitto di tentato furto scatta anche quando la cosa mobile da rubare sia temporaneamente assente, poiché conta la rappresentazione mentale dell'agente al momento del fatto. I giudici hanno inoltre ribadito la piena validità del riconoscimento facciale operato dalla polizia giudiziaria mediante filmati. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e sanzione
L'Imputato, condannato per tentato furto, ha impugnato la sentenza della Corte di Appello davanti ai giudici supremi. La difesa ha lamentato violazioni di legge e difetti motivazionali, ma non ha contestato specificamente la responsabilità nel precedente grado di giudizio. La Suprema Corte ha rilevato la totale genericità delle doglianze, prive di un confronto puntuale con le argomentazioni logiche della sentenza impugnata. L'esito ha sancito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando in via definitiva la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto: chiede l’assoluzione ma subisce la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per tentato furto, invocando lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto per evitare la sanzione. I giudici di merito avevano negato entrambe le scusanti a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali specifici del soggetto. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la pronuncia impugnata, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno evidenziato che i precedenti penali escludono la tenuità dell'offesa. Inoltre, la determinazione della pena al di sotto della media non impone al giudice un obbligo di motivazione approfondita. L'Imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con machete: no alla particolare tenuità del fatto
Due soggetti forzano la porta di un'abitazione armati di scalpello e machete per rubare beni interni, ma fuggono all'arrivo delle forze dell'ordine minacciando un agente. I giudici di merito condannano uno degli autori per tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato presenta ricorso in Cassazione invocando la particolare tenuità del fatto, sostenendo che l'immobile fosse disabitato, privo di refurtiva e che l'azione fosse goffa senza uso effettivo delle armi. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici escludono la particolare tenuità del fatto a causa della violenza sulle porte, del possesso di armi e della resistenza armata contro le forze dell'ordine, confermando la condanna e imponendo il pagamento alla Cassa delle ammende.
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Specificità dei motivi di appello: ricorso vago respinto
Il Tribunale condanna un uomo per il reato di tentato furto. L'imputato presenta appello contro la quantificazione della pena, ma formula censure del tutto generiche senza contestare puntualmente i ragionamenti dei primi giudici. La Corte di Appello dichiara inammissibile l'atto difensivo per carenza formale. L'interessato propone quindi ricorso per cassazione lamentando una violazione di legge. La Suprema Corte respinge l'impugnazione evidenziando come la specificità dei motivi di appello sia un requisito indispensabile per accedere a un nuovo grado di giudizio. L'onere di contestazione critica deve essere proporzionato alla precisione della sentenza impugnata. I giudici confermano quindi l'inammissibilità dell'appello e condannano il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: la videosorveglianza non esclude l’aggravante
Due persone hanno presentato ricorso contro la loro condanna per tentato furto aggravato. Hanno sostenuto che la presenza di un sistema di videosorveglianza avrebbe dovuto escludere l'aggravante di 'esposizione della cosa alla pubblica fede'. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che la videosorveglianza non esclude il furto aggravato se serve solo a identificare i colpevoli e non impedisce immediatamente il reato. Solo una sorveglianza efficace che blocca subito l'azione criminale può escludere tale aggravante.
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Calunnia e resistenza: ricorso inammissibile, condanna confermata
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto, resistenza a pubblico ufficiale e calunnia, avendo falsamente accusato i Carabinieri di avergli procurato lesioni. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la configurazione dei reati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Lavoratore chiedesse una nuova valutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità. La condanna per calunnia e resistenza a pubblico ufficiale è stata quindi confermata.
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Tentato furto: Ricorso inammissibile, condanna confermata
Una persona è stata condannata per tentato furto. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la condanna. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. Il motivo del ricorso, che contestava la configurabilità del tentato furto, era già stato esaminato e respinto dai giudici precedenti con argomenti validi. Di conseguenza, la persona è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Tentata rapina impropria: la violenza post-furto non è tentato furto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina impropria e un altro reato. L'imputato sosteneva che il suo comportamento dovesse essere qualificato come tentato furto, non tentata rapina impropria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'uso della violenza per assicurarsi la fuga dopo un tentativo di furto, specialmente con l'arrivo di altre persone, configura correttamente il reato di tentata rapina impropria, non un semplice furto tentato. La decisione ha ribadito l'importanza della violenza successiva al furto per la qualificazione del reato.
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Tentato Furto e Particolare Tenuità del Fatto: Quando il Valore non Basta
Tre individui hanno tentato di rubare prodotti cosmetici e sanitari per un valore irrisorio (35,21 euro) da un supermercato. Condannati per tentato furto, hanno chiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto, sostenendo la lieve entità del danno e la loro giovane età. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha confermato che, nonostante il basso valore, l'organizzazione dell'azione e la natura dei beni (non di prima necessità) indicavano un disvalore sociale significativo, escludendo la particolare tenuità del fatto. I motivi di appello non avevano contestato adeguatamente queste ragioni.
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Tentato Furto: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un Imputato, condannato per tentato furto dalla Corte d'Appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli contestava la sua colpevolezza e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati dall'Imputato erano generici e ripetevano argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Nessun furto consumato sotto il vigilante: è tentato furto
Un cliente preleva dei profumi in un negozio aeroportuale e li nasconde nella manica della propria giacca. La guardia giurata osserva direttamente l'intera scena e lo blocca subito dopo l'uscita dalle casse. I giudici di merito condannano l'uomo per furto consumato ed escludono la prescrizione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici stabiliscono che si tratta di tentato furto, poiché il controllo continuo del vigilante impedisce di acquisire l'autonoma disponibilità della merce. Inoltre, il semplice occultamento negli abiti non costituisce un mezzo fraudolento. Senza l'aggravante e con la riqualificazione a tentativo, il reato risulta estinto per prescrizione, portando all'annullamento della condanna senza rinvio.
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Tentato Furto: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per tentato furto. Il Giudice d'Appello aveva già confermato la condanna, riconoscendo un'attenuante ma infliggendo due mesi di reclusione e 80 euro di multa. Il Ricorrente lamentava la mancata applicazione dello stato di necessità e altri vizi, ma la Cassazione ha ritenuto le sue argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti. La sentenza ha evidenziato l'assenza di pericolo per il Ricorrente e l'irrilevanza della restituzione della refurtiva, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Tentato Furto: Ricorso in Cassazione Inammissibile, Condanna Confermata
Un imputato, condannato per tentato furto, ha presentato un ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso in Cassazione inammissibile. L'imputato aveva riproposto argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. La Corte ha ribadito che il sindacato di legittimità non permette di riesaminare il merito della pena se la motivazione è logica e conforme alla legge, in base agli articoli 132 e 133 del Codice Penale. Per l'obbligo di motivazione, basta indicare gli elementi più rilevanti. La decisione finale ha confermato l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furti seriali e reato continuato: la Cassazione nega lo sconto
L'imputata ha tentato di rubare generi alimentari per un valore di circa 600 euro da un supermercato, venendo fermata dalla sicurezza. I giudici di merito l'hanno condannata a quattro mesi di reclusione e trecento euro di multa. La difesa ha proposto ricorso per ottenere il riconoscimento del reato continuato rispetto a un precedente furto alimentare commesso undici mesi prima nello stesso comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, spiegando che la semplice somiglianza dei beni rubati, la vicinanza territoriale e l'inclinazione al crimine non provano l'esistenza di un progetto iniziale unitario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e sanzionato la ricorrente con tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Tentato Furto e Patteggiamento, la Cassazione Decide
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto di merce in un supermercato, a seguito di un patteggiamento (sentenza ex art. 444 c.p.p.). Ha presentato un ricorso, contestando l'omessa motivazione sulla qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le motivazioni troppo generiche. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza di motivazioni specifiche per evitare un ricorso inammissibile.
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Tentato furto aggravato: tagliare l’antitaccheggio costa caro
Due soggetti hanno tentato di sottrarre merce da un negozio tagliando le placche magnetiche con una tronchesina. I giudici di merito hanno condannato entrambi gli imputati per tentato furto aggravato dalla violenza sulle cose. La difesa ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo l'assenza di violenza sul bene principale e l'invalidità della querela. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la forzatura del dispositivo antitaccheggio costituisce piena violenza sulla cosa. Tale elemento qualifica il fatto come reato procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante ogni contestazione sulla querela. La Corte ha confermato la condanna e ha imposto una sanzione pecuniaria.
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