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Particolare tenuità del fatto negata per lo spaccio abituale

L’Imputato è stato condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità a seguito delle dichiarazioni dell’Acquirente e dei riscontri dei tabulati telefonici. Il Giudice d’Appello ha concesso il beneficio della non menzione della pena nel casellario giudiziario, ma ha confermato la condanna penale. L’Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riapertura del dibattimento e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La pluralità delle cessioni dimostra l’abitualità della condotta illecita, elemento che impedisce di concedere la particolare tenuità del fatto. L’Imputato deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26167 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso penale e la particolare tenuità del fatto

Un recente intervento della Corte di Cassazione affronta la disciplina della particolare tenuità del fatto nei reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. La vicenda trae origine dall’accusa contestata a L’Imputato per la vendita di droga di lieve entità. Le indagini hanno ricostruito la responsabilità penale attraverso le dichiarazioni rese da L’Acquirente. I riscontri sui contatti telefonici tra le parti hanno confermato la ricostruzione dei fatti.

La Corte d’Appello ha riformato parzialmente la prima decisione concessa a L’Imputato. I giudici di secondo grado hanno concesso il beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziario. Essi hanno tuttavia confermato la pena di quattro mesi di reclusione e la multa di seicentoottantotto euro. L’Imputato ha quindi deciso di proporre ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l’innocenza del proprio assistito richiedendo l’annullamento della decisione impugnata.

I limiti del ricorso e la particolare tenuità del fatto

La difesa ha articolato il ricorso su diversi punti critici. Tra le doglianze principali spicca la richiesta di riesaminare le prove e le testimonianze del processo. Il ricorso ha sollecitato una nuova valutazione dei contatti telefonici e della credibilità delle dichiarazioni. La Suprema Corte ha ricordato la natura del giudizio di legittimità. I giudici di Cassazione non possono svolgere un nuovo esame del merito della causa. Il controllo si limita esclusivamente alla verifica della correttezza della motivazione.

Un ulteriore motivo di lamentela riguardava la mancata riapertura dell’istruttoria nel giudizio di secondo grado. La difesa pretendeva una nuova audizione di L’Acquirente per chiarire gli episodi contestati. Il giudizio d’appello si fonda su una presunzione di completezza delle prove già raccolte. La riapertura dell’istruzione dibattimentale costituisce un evento del tutto eccezionale. Il giudice d’appello dispone questa misura solo quando ritiene impossibile decidere allo stato degli atti. La scelta di non riascoltare il testimone appare sorretta da un percorso logico lineare.

La difesa ha sollecitato l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Questo istituto richiede l’assenza di abitualità nella condotta e una scarsa entità del danno arrecato. La pluralità degli episodi di cessione costituisce un ostacolo insuperabile. La presenza di contatti ripetuti dimostra una continuità nell’attività illecita incompatibile con la misura di favore.

Le motivazioni: i giudici confermano la condanna e l’abitualità della condotta

La Cassazione ha chiarito la correttezza della motivazione redatta dai giudici d’appello. Le motivazioni spiegano in modo dettagliato le ragioni del rigetto delle doglianze difensive. I giudici di merito hanno legittimamente valorizzato le dichiarazioni di L’Acquirente unitamente ai dati del traffico telefonico. Tale impianto probatorio risulta solido e privo di contraddizioni logiche.

In riferimento alla mancata applicazione dell’articolo centotrentuno bis del codice penale, i giudici hanno ribadito l’abitualità del comportamento illecito. La cessione ripetuta di sostanze stupefacenti esclude l’ipotesi dell’episodio isolato. Il legislatore nega il beneficio della causa di non punibilità a chi compie reati della stessa indole in modo sistematico. La pluralità dei contatti e delle consegne conferma una precisa scelta di condotta prolungata nel tempo. La motivazione della sentenza impugnata appare coerente con i principi costituzionali e con la giurisprudenza consolidata.

Le conclusioni: il verdetto finale e il rigetto del ricorso

Le conclusioni della Corte di Cassazione stabiliscono l’inammissibilità totale del ricorso. I motivi presentati dalla difesa sono risultati manifestamente infondati e non consentiti nel giudizio di legittimità. L’Imputato vede confermata in via definitiva la condanna penale stabilita nel giudizio precedente.

Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del processo. La legge impone inoltre il versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende. La Suprema Corte ha quantificato tale somma in tremila euro. La decisione ribadisce la fermezza della giurisprudenza contro i ricorsi pretestuosi o privi dei requisiti di ammissibilità. La condotta abituale di spaccio rimane sanzionata penalmente senza possibilità di accedere a benefici legati alla minima entità del fatto.

Quando le cessioni ripetute impediscono di beneficiare della particolare tenuità del fatto?
La presenza di più episodi di spaccio nei confronti dello stesso soggetto dimostra un comportamento abituale, elemento che esclude per legge la concessione della causa di non punibilità.

È possibile chiedere la riaudizione di un testimone in grado di appello?
La riapertura dell’istruttoria in appello è un evento eccezionale. Il giudice di secondo grado decide di riascoltare un testimone solo se ritiene impossibile decidere sulla base degli atti già raccolti.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile davanti alla Corte di Cassazione?
In caso di ricorso inammissibile la Cassazione condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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