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Oltraggio a pubblico ufficiale: condanna per frasi udite da terzi

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Il ricorrente aveva contestato la decisione della Corte d’Appello, ma i giudici di legittimità hanno ritenuto i motivi di ricorso del tutto generici e infondati. La condotta offensiva, infatti, era stata tenuta alla presenza di più persone, le quali avevano chiaramente percepito, o erano comunque in condizione di sentire, le frasi ingiuriose rivolte al pubblico ufficiale. Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.

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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34433 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 34433/2023)

Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale e la presenza di testimoni

Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale richiede requisiti precisi per potersi configurare legalmente. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato il caso di un cittadino condannato per aver offeso un pubblico ufficiale in un luogo pubblico. L’imputato ha cercato di contestare la decisione dei giudici di merito, ma la Suprema Corte ha respinto il ricorso in modo netto. La pronuncia offre l’occasione per fare chiarezza su un aspetto fondamentale di questa fattispecie penale: la presenza di più persone al momento del fatto.

Quando le parole offensive diventano reato

La legge tutela l’onore e il prestigio dei pubblici ufficiali mentre compiono il proprio dovere. Per configurare il reato non basta una semplice offesa verbale pronunciata in privato. La condotta deve avvenire in un luogo pubblico o aperto al pubblico e, soprattutto, deve essere percepibile da altre persone. Questo elemento di pubblicità serve a garantire che l’offesa colpisca la reputazione istituzionale del soggetto e non solo la sua sfera personale.

Nel caso specifico, l’imputato aveva pronunciato frasi fortemente ingiuriose. La difesa ha provato a minimizzare l’accaduto, sostenendo che non vi fosse la prova certa della percezione delle offese da parte di terzi. Tuttavia, la ricostruzione dei fatti ha dimostrato uno scenario del tutto diverso. I testimoni presenti sul posto non solo potevano udire le parole, ma si trovavano in una posizione fisica tale da percepire chiaramente ogni singola espressione oltraggiosa.

La giurisprudenza stabilisce che non serve la prova matematica che ogni presente abbia compreso ogni parola. È sufficiente la concreta possibilità di percepire l’offesa da parte di una pluralità di soggetti. Questo significa che la semplice presenza fisica di terzi in un raggio d’azione utile a udire le offese fa scattare la tutela penale.

Le motivazioni della Cassazione sull’oltraggio a pubblico ufficiale

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto il ricorso del tutto inammissibile a causa della sua genericità. La difesa non ha contestato in modo specifico le prove raccolte nei precedenti gradi di giudizio, limitandosi a riproporre argomenti già ampiamente superati. La Corte d’Appello aveva già ampiamente spiegato come la condotta si fosse svolta in presenza di più persone. Questi soggetti avevano effettivamente udito le frasi oltraggiose o si trovavano comunque in condizioni ottimali per farlo.

La Cassazione ha ricordato che il ricorso non può limitarsi a una generica contestazione dei fatti. Il ricorrente deve indicare con precisione i vizi logici o giuridici della sentenza impugnata. Poiché l’atto di impugnazione mancava di questa specificità, i giudici lo hanno dichiarato manifestamente infondato. La decisione sottolinea l’importanza di rispettare le regole processuali quando si decide di ricorrere in sede di legittimità. Non è possibile chiedere un terzo grado di giudizio sperando in una semplice rivalutazione dei fatti già accertati.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla condanna

La decisione della Cassazione mette un punto fermo sulla vicenda, confermando la colpevolezza del ricorrente. L’inammissibilità del ricorso comporta conseguenze finanziarie immediate e severe per l’autore del reato. Oltre alla conferma della condanna penale per oltraggio a pubblico ufficiale, la Corte ha imposto il pagamento delle spese processuali.

Inoltre, i giudici hanno sanzionato la condotta processuale del ricorrente, ritenuta colpevole per aver presentato un ricorso palesemente infondato. Questa valutazione ha portato alla condanna al pagamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva serve a scoraggiare l’uso strumentale della giustizia e a punire i ricorsi presentati senza reali basi giuridiche. Il cittadino deve quindi farsi carico di tutte le spese derivanti da una difesa non adeguatamente strutturata. Chiunque si trovi coinvolto in procedimenti simili deve valutare con estrema attenzione la fondatezza dei propri motivi di appello prima di procedere.

Quando si configura il reato di oltraggio a pubblico ufficiale?
Il reato si configura quando si offende l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale in un luogo pubblico o aperto al pubblico, alla presenza di più persone.

È necessaria la prova che i presenti abbiano sentito chiaramente le offese?
No, non è necessaria la prova matematica dell’ascolto, ma è sufficiente che le persone presenti si trovassero in condizioni tali da poter percepire le frasi ingiuriose.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Chi presenta un ricorso inammissibile rischia la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
Impossibilità di esaminare il ricorso nel merito a causa di gravi difetti formali o della mancanza di requisiti previsti dalla legge.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico istituito presso il Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme versate da chi perde le cause penali.
Giudizio di legittimità
Il controllo svolto dalla Corte di Cassazione incentrato esclusivamente sulla corretta applicazione delle norme di legge, senza rivalutare i fatti.
Genericità dei motivi
La mancanza di specificità e precisione nelle contestazioni mosse contro la sentenza impugnata, che rende il ricorso non esaminabile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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