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Motivazione recidiva: obbligo di motivare in sentenza

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti per difetto di motivazione sulla recidiva. L’imputato era stato condannato per la detenzione di diverse sostanze. In appello, la Corte non aveva risposto al motivo specifico con cui si chiedeva l’esclusione della recidiva. La Cassazione ha ritenuto fondato questo motivo, sottolineando l’obbligo del giudice di motivare espressamente su ogni punto dell’impugnazione, rinviando per una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio.

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Pubblicato il 17 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 32785 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 4 n. 32785/2024)

Motivazione sulla recidiva: un obbligo inderogabile per il giudice

L’obbligo di motivazione è uno dei pilastri del nostro sistema processuale. Ogni decisione del giudice deve essere supportata da un percorso logico-giuridico chiaro e completo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ribadisce questo principio, annullando una condanna per spaccio di stupefacenti a causa di una totale omissione di motivazione sulla recidiva. Questo caso evidenzia come un vizio procedurale possa portare all’annullamento di una sentenza, anche se l’impianto accusatorio nel merito appare solido.

I fatti: la condanna per spaccio e l’appello

Il caso ha origine dalla condanna di un individuo per la detenzione, ai fini di spaccio, di un quantitativo non trascurabile di cocaina, hashish e marijuana. La pena inflitta in primo grado era stata di cinque anni di reclusione e 20.000 euro di multa, tenendo conto delle attenuanti generiche equivalenti alla contestata recidiva reiterata.

In appello, la Corte territoriale aveva parzialmente riformato la sentenza, revocando la confisca di una somma di denaro ma confermando nel resto la condanna. L’imputato, tramite il suo difensore, ha quindi proposto ricorso in Cassazione, articolando tre motivi di doglianza.

I motivi del ricorso: lieve entità e omessa motivazione sulla recidiva

I motivi di ricorso si concentravano su tre punti principali:

  1. Fatto di lieve entità: La difesa sosteneva che il caso dovesse rientrare nella fattispecie di lieve entità prevista dall’art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/90, data la quantità di sostanze.
  2. Esclusione della recidiva: Si contestava la mancata esclusione della recidiva ai sensi dell’art. 99, comma 4, del codice penale. Questo era il punto cruciale: la difesa lamentava che la Corte d’Appello avesse completamente ignorato questo specifico motivo di gravame.
  3. Trattamento sanzionatorio: Si criticava la quantificazione della pena.

La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo. I giudici hanno sottolineato che la valutazione sulla lieve entità non si basa solo sulla quantità, ma su un’analisi complessiva. Nel caso di specie, la presenza di telecamere di videosorveglianza per monitorare l’accesso degli acquirenti e l’arrivo delle forze dell’ordine, unita alla diversità delle sostanze (indicativa di un “mercato variegato”), configurava un’attività di spaccio “non certamente rudimentale”, tale da escludere la lieve entità.

La decisione della Corte: annullamento per vizio di motivazione recidiva

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nell’accoglimento del secondo motivo. I giudici di legittimità hanno constatato che la Corte d’Appello, pur avendo riportato in premessa il motivo relativo all’esclusione della recidiva, “ha totalmente omesso di motivare sul punto”.

Questo silenzio costituisce un grave vizio procedurale. Il giudice d’appello ha l’obbligo di rispondere a tutte le censure sollevate dall’appellante. Non può semplicemente ignorarle. La Cassazione ha quindi affermato che l’imputato ha un interesse concreto a conoscere i criteri con cui la legge viene applicata al suo caso, specialmente su un punto così rilevante come la recidiva, che incide pesantemente sul trattamento sanzionatorio.

Le motivazioni

La motivazione della Cassazione è netta: l’omessa risposta a uno specifico motivo di appello integra un vizio di motivazione che impone l’annullamento della sentenza. La Corte territoriale non ha spiegato perché non ha ritenuto di escludere la recidiva, venendo meno al suo dovere di fornire una giustificazione logico-giuridica per la sua decisione. Di conseguenza, anche il terzo motivo, relativo alla pena, è stato assorbito, poiché la valutazione sulla recidiva è un presupposto essenziale per la quantificazione della sanzione.

Le conclusioni

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, ma solo limitatamente al trattamento sanzionatorio. Ha quindi rinviato il caso a un’altra Sezione della Corte d’Appello per un nuovo giudizio sul punto. Il nuovo giudice dovrà esaminare specificamente il motivo relativo all’esclusione della recidiva e fornire una motivazione adeguata, che sia di accoglimento o di rigetto. Questa pronuncia riafferma l’importanza fondamentale del diritto di difesa e dell’obbligo di motivazione come garanzia di un giusto processo.

Perché la sentenza è stata annullata dalla Corte di Cassazione?
La sentenza è stata annullata perché la Corte d’Appello aveva completamente omesso di motivare su uno specifico motivo di ricorso presentato dalla difesa, quello relativo alla richiesta di esclusione della recidiva. Questo silenzio costituisce un vizio di motivazione.

Quali elementi escludono il ‘fatto di lieve entità’ nello spaccio di stupefacenti?
Secondo la sentenza, il ‘fatto di lieve entità’ può essere escluso non solo sulla base della quantità di droga, ma anche considerando le modalità dell’azione. Nel caso specifico, la presenza di un sistema di videosorveglianza e la detenzione di diverse tipologie di stupefacenti sono state ritenute indicative di un’attività di spaccio organizzata e ‘non rudimentale’, incompatibile con la lieve entità.

Cosa succede dopo l’annullamento con rinvio?
La causa viene rimandata a un’altra sezione della Corte d’Appello. Questo nuovo giudice dovrà riesaminare esclusivamente il punto per cui è avvenuto l’annullamento – in questo caso, il trattamento sanzionatorio, previa valutazione e motivazione sulla richiesta di esclusione della recidiva.

Termini giuridici

Recidiva
La condizione giuridica di chi, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro. Può comportare un trattamento sanzionatorio più severo.
Annullamento con rinvio
Decisione della Corte di Cassazione che invalida una sentenza e ordina un nuovo processo su specifici punti davanti a un diverso giudice dello stesso grado di quello che ha emesso la decisione annullata.
Trattamento sanzionatorio
La determinazione della pena concreta da infliggere al condannato, tenendo conto di tutte le circostanze del reato, come attenuanti e aggravanti.
Vizio di motivazione
Un difetto nella sentenza che riguarda le ragioni a sostegno della decisione del giudice. Può consistere in una motivazione mancante, illogica o contraddittoria.
Fatto di lieve entità
Una fattispecie di reato, in questo caso legata agli stupefacenti, considerata meno grave sulla base di indici come mezzi, modalità, qualità e quantità delle sostanze. Comporta una pena più mite.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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