La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37363/2024, è tornata a pronunciarsi su un tema complesso nell’ambito dell’esecuzione penale: l’applicabilità dell’isolamento diurno a un soggetto condannato all’ergastolo con rito abbreviato. La questione centrale riguarda il coordinamento tra la norma che mitiga la pena dell’ergastolo nel rito speciale e le disposizioni generali sul concorso di reati. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando un orientamento ormai consolidato.
I Fatti del Caso: Ergastolo e Pene Concorrenti
Il caso ha origine dal ricorso presentato da un individuo condannato alla pena dell’ergastolo per alcuni reati, giudicati con rito abbreviato. Oltre a questa condanna, il soggetto aveva riportato altre pene detentive temporanee per ulteriori reati, anch’esse definite con sentenze irrevocabili. In fase esecutiva, il Giudice dell’esecuzione del Tribunale di Como aveva emesso due distinte ordinanze, con le quali determinava un periodo complessivo di isolamento diurno di oltre quattordici mesi, in applicazione delle norme sul concorso di pene.
Il condannato si rivolgeva nuovamente al giudice dell’esecuzione chiedendo la revoca di tale misura, sostenendo che l’applicazione dell’isolamento diurno fosse illegittima poiché la condanna all’ergastolo era scaturita da un rito abbreviato. L’istanza veniva rigettata e il caso giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione.
La Questione Giuridica e le Norme sul Concorso di Pene
Il ricorrente basava la sua difesa su una presunta violazione dell’art. 442 del codice di procedura penale (nella sua formulazione antecedente alla riforma del 2019). Tale norma prevedeva che, in caso di rito abbreviato, la pena dell’ergastolo fosse sostituita con quella della reclusione di trent’anni. Secondo la difesa, applicare l’isolamento diurno, una sanzione tipicamente connessa all’ergastolo per reati gravissimi, sarebbe stato in contrasto con lo spirito mitigatore del rito speciale.
Tuttavia, la problematica si inserisce nel contesto del concorso di pene, disciplinato dall’articolo 72 del codice penale. Questa norma stabilisce che al condannato per più delitti, che importano complessivamente una pena superiore a cinque anni di reclusione, si applica l’isolamento diurno per un periodo che può variare da due a diciotto mesi. La Corte era chiamata a decidere quale norma dovesse prevalere in fase esecutiva: quella specifica sul rito abbreviato o quella generale sul cumulo di pene.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato, basando la sua decisione su due pilastri argomentativi principali.
In primo luogo, i giudici hanno rilevato un vizio procedurale decisivo: le ordinanze che avevano originariamente disposto l’isolamento diurno (datate 2018) non erano mai state impugnate dal condannato, diventando così definitive e non più contestabili nel merito. Già questo elemento era sufficiente a precludere l’accoglimento dell’istanza.
Nel merito, la Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, citando una precedente sentenza (n. 11934/2019). Il principio di diritto è chiaro: quando si deve determinare la pena complessiva da eseguire per un concorso di reati, il giudice dell’esecuzione deve applicare le norme sul cumulo delle pene (art. 663 c.p.p.), tra cui rientra l’art. 72 del codice penale. Quest’ultimo, richiamato anche dall’art. 80 c.p., prevale sulla disciplina specifica del rito abbreviato. In altre parole, il fatto che una delle pene concorrenti sia un ergastolo “mitigato” dal rito speciale non esclude l’applicazione delle conseguenze previste per il concorso di pene, incluso l’isolamento diurno.
Le Conclusioni: La Dichiarazione di Inammissibilità
In conclusione, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non solo conferma la correttezza delle ordinanze del giudice dell’esecuzione, ma rafforza un principio fondamentale: le regole che governano l’esecuzione della pena in caso di pluralità di reati hanno una loro autonomia e non vengono derogate dalle specificità dei singoli riti processuali che hanno portato alle condanne. Per il ricorrente, la decisione comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza della sua impugnazione.
La condanna all’ergastolo con rito abbreviato esclude l’applicazione dell’isolamento diurno per altri reati?
No. Secondo la Cassazione, in caso di concorso di pene inflitte con diverse sentenze, il giudice dell’esecuzione deve applicare le norme generali sul cumulo, tra cui l’art. 72 del codice penale, che prevede l’isolamento diurno. Questa regola generale prevale sulla norma speciale del rito abbreviato.
Cosa accade se un’ordinanza del giudice dell’esecuzione non viene impugnata nei termini?
L’ordinanza diventa definitiva e non può più essere messa in discussione nel suo contenuto. Nel caso specifico, la mancata impugnazione delle precedenti ordinanze che avevano determinato l’isolamento diurno è stata una delle ragioni per cui il ricorso è stato ritenuto inammissibile.
Quali sono le conseguenze di un ricorso per cassazione dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria è dovuta perché si ritiene che l’impugnazione sia stata proposta con colpa, cioè senza una seria possibilità di accoglimento.