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Ingresso e soggiorno illegale: Ricorso generico, condanna confermata

Un cittadino straniero, condannato al pagamento di 5.000 euro di ammenda per il reato di ingresso e soggiorno illegale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che la legge italiana fosse in contrasto con una direttiva europea e che la sanzione fosse eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi di ricorso troppo generici e non specifici. Hanno inoltre confermato che la valutazione del giudice sulla gravità del fatto era corretta. La condanna è quindi diventata definitiva, con l’aggiunta del pagamento delle spese processuali e di un’ulteriore somma.

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Pubblicato il 16 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 23832 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 23832/2023)

La condanna per ingresso e soggiorno illegale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito principi importanti in materia di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. La vicenda riguarda un cittadino straniero condannato dal Giudice di Pace al pagamento di una multa (tecnicamente un’ammenda) di 5.000 euro. Il reato contestato era quello previsto dall’articolo 10-bis del Testo Unico sull’Immigrazione, che punisce appunto la permanenza irregolare in Italia. Non accettando la decisione, l’imputato ha deciso di presentare ricorso fino all’ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione, sperando di ottenere l’annullamento della condanna.

I motivi del ricorso: tra diritto europeo e pena eccessiva

La difesa ha basato il ricorso su due argomenti principali. In primo luogo, ha sostenuto che la norma italiana sull’ingresso e soggiorno illegale fosse in contrasto con una direttiva dell’Unione Europea (la n. 2008/115/CE). Secondo questa tesi, il giudice avrebbe dovuto ‘disapplicare’ la legge nazionale a favore di quella comunitaria, che ha un’impostazione diversa sul tema dei rimpatri. In secondo luogo, l’imputato ha lamentato l’eccessività della sanzione. A suo parere, la multa da 5.000 euro era sproporzionata e il giudice non aveva motivato a sufficienza come fosse arrivato a determinare quell’importo, violando i criteri di legge.

La genericità del ricorso come ostacolo insuperabile

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto completamente le argomentazioni della difesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, una decisione che impedisce ai giudici di entrare nel merito della questione. Il motivo principale di questa decisione è stata la genericità dei motivi presentati. I giudici supremi hanno spiegato che non basta citare una direttiva europea per ottenere la disapplicazione di una legge nazionale. È necessario argomentare in modo specifico e puntuale, dimostrando come e perché, nel caso concreto, esista un conflitto insanabile. Il ricorso, invece, si limitava a enunciazioni di principio senza calarle nella realtà dei fatti accertati.

La valutazione sulla pena e l’ingresso e soggiorno illegale

Anche il secondo motivo di ricorso, relativo all’importo della multa, è stato giudicato infondato. La Corte ha ricordato che la determinazione della pena è un’attività che rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Questo potere non è arbitrario, ma guidato da criteri precisi, come la gravità del fatto. Nel caso specifico, il Giudice di Pace aveva commisurato la sanzione proprio in base alla gravità della condotta. Poiché il ricorso non ha evidenziato errori logici o violazioni di legge in questa valutazione, la Cassazione non ha potuto fare altro che confermare la correttezza della decisione iniziale.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile

La Suprema Corte ha chiarito che un ricorso per cassazione deve contenere critiche specifiche e pertinenti alla sentenza impugnata. Non può essere un’occasione per ridiscutere i fatti o sollevare questioni teoriche slegate dal caso. La critica alla presunta violazione della direttiva europea è stata giudicata ‘tematica che esula dall’accertamento di responsabilità’, ovvero un argomento astratto non collegato alla prova della colpevolezza. Allo stesso modo, la critica sulla pena è stata respinta perché il giudice di primo grado aveva esercitato correttamente il suo potere discrezionale, indicando la gravità del fatto come parametro per la quantificazione dell’ammenda. L’inammissibilità è stata la conseguenza inevitabile di un’impugnazione debole e non adeguatamente argomentata.

Le conclusioni: la condanna diventa definitiva

L’esito finale è sfavorevole per il ricorrente. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso rende la sentenza di condanna definitiva e non più impugnabile. Di conseguenza, l’imputato è obbligato a pagare l’ammenda di 5.000 euro. Oltre a ciò, come previsto dalla legge in caso di ricorso inammissibile, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un’ulteriore somma di 3.000 euro a favore della ‘cassa delle ammende’. Questa decisione sottolinea l’importanza di strutturare un ricorso in Cassazione con argomenti giuridici solidi e specifici, poiché motivi generici portano quasi sempre a una pronuncia di inammissibilità e a ulteriori costi.

Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che l’appello presenta difetti formali o legali così gravi (ad esempio è troppo generico) che i giudici non possono nemmeno esaminare il caso nel dettaglio. La decisione precedente diventa automaticamente definitiva.

Posso contestare una multa per soggiorno illegale perché troppo alta?
Sì, è possibile contestare l’importo di una sanzione, ma è necessario dimostrare con argomenti legali specifici che il giudice ha commesso un errore nel valutarne l’entità, ad esempio ignorando elementi importanti o non motivando la sua scelta.

Una legge italiana può essere ignorata se contrasta con una direttiva europea?
In determinate circostanze, un giudice nazionale ha il dovere di non applicare una legge italiana che sia in conflitto con il diritto dell’Unione Europea. Tuttavia, questo principio deve essere invocato in modo corretto e specifico nel corso del processo.

Termini giuridici

Ammenda
È una sanzione penale di tipo pecuniario, cioè il pagamento di una somma di denaro, prevista per i reati minori chiamati 'contravvenzioni'.
Ricorso per cassazione
È l'ultimo grado di giudizio in Italia. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla solo che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge.
Inammissibilità
È una decisione con cui un giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito, perché privo dei requisiti di legge (es. è troppo generico o presentato fuori termine).
Disapplicazione della norma interna
È il potere-dovere di un giudice nazionale di non applicare una legge italiana se questa risulta in contrasto con una norma dell'Unione Europea direttamente efficace.
Dosimetria della pena
È il processo logico che il giudice segue per decidere la quantità esatta della pena (es. l'importo di un'ammenda) basandosi sulla gravità del reato e sulla capacità a delinquere del colpevole.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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