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Soggiorno illegale e particolare tenuità del fatto: la prova

Due cittadini stranieri sono stati condannati dal Giudice di Pace per ingresso e soggiorno illegale in Italia. Entrambi hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Uno dei due ha inoltre contestato la mancata applicazione del reato continuato con una precedente condanna. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi sulla particolare tenuità del fatto, confermando che l’onere della prova spetta all’imputato. Tuttavia, ha accolto il ricorso del primo cittadino straniero limitatamente al reato continuato, poiché il giudice di primo grado aveva totalmente ignorato la sua richiesta. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio solo su questo punto, mentre il ricorso del secondo cittadino straniero è stato interamente rigettato con condanna alle spese.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 32990 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 1 n. 32990/2023)

Il reato di soggiorno illegale e la particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso delicato riguardante il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Due cittadini stranieri avevano ricevuto una condanna dal Giudice di Pace al pagamento di una multa di cinquemila euro ciascuno. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione del giudice di non applicare la particolare tenuità del fatto (istituto che esclude la punibilità quando il danno è minimo e il comportamento è occasionale). Secondo la difesa, il giudice di primo grado non aveva valutato correttamente le situazioni personali dei due ricorrenti, accomunando ingiustamente le loro posizioni processuali.

Il primo cittadino straniero ha evidenziato la presenza di una figlia in Italia e la necessità di scontare una misura alternativa alla detenzione. Il secondo cittadino straniero ha invece sottolineato la propria incensuratezza (assenza di precedenti condanne penali) e la totale mancanza di segnalazioni di condotte illecite a suo carico. Entrambi ritenevano che queste circostanze personali fossero sufficienti per ottenere l’archiviazione del procedimento per la scarsa gravità dell’illecito commesso.

La richiesta di continuazione dei reati

Oltre alla questione della gravità del fatto, il primo cittadino straniero ha sollevato un secondo motivo di ricorso molto specifico. Egli ha lamentato la mancata applicazione della continuazione (meccanismo giuridico che unifica le pene quando più reati sono commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso) tra il reato di soggiorno illegale e un altro reato per cui aveva già subito una condanna definitiva.

Il difensore aveva formulato questa specifica richiesta durante l’udienza davanti al Giudice di Pace, allegando i relativi verbali. Tuttavia, il magistrato non ha preso in esame la domanda nel testo della sentenza, ignorando completamente la richiesta della difesa. Questo silenzio del giudice rappresenta un vizio di omessa pronuncia (mancata decisione su una richiesta delle parti), che invalida parzialmente la sentenza e richiede necessariamente un nuovo esame da parte di un altro magistrato dello stesso ufficio giudiziario.

Le motivazioni della decisione sulla particolare tenuità del fatto

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto inammissibile il primo motivo di ricorso presentato da entrambi i cittadini stranieri. La sentenza chiarisce che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in modo automatico o sulla base di semplici affermazioni generiche. L’imputato ha l’onere della prova (dovere di dimostrare i fatti a proprio favore) riguardo alla presenza di un giustificato motivo che ha impedito il suo allontanamento dal territorio nazionale.

La Cassazione ha spiegato che le semplici difficoltà tipiche della condizione di migrante non documentato non bastano a giustificare la violazione della legge. La mancanza di un lavoro regolare o la provenienza di mezzi economici da attività instabili non costituiscono elementi eccezionali idonei a escludere la punibilità. Il Giudice di Pace ha quindi agito correttamente nel negare il beneficio, poiché i ricorrenti non avevano allegato prove concrete di situazioni oggettive o soggettive tali da rendere impossibile l’allontanamento dall’Italia.

Le conclusioni sul ricorso per soggiorno illegale

La Corte di Cassazione ha deciso di accogliere parzialmente il ricorso del primo cittadino straniero. I giudici hanno annullato la sentenza impugnata limitatamente alla mancata valutazione della continuazione dei reati. Un nuovo Giudice di Pace dovrà ora esaminare la richiesta di unificazione delle pene e decidere se applicare lo sconto di pena previsto dalla legge per il disegno criminoso unico.

Al contrario, il ricorso del secondo cittadino straniero è stato interamente rigettato. La Suprema Corte lo ha condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende (fondo pubblico per le spese di giustizia). Questa decisione conferma la linea rigorosa dei giudici sulla necessità di allegare prove precise per ottenere benefici legali e per evitare sanzioni pecuniarie aggiuntive in sede di legittimità.

Si può applicare la particolare tenuità del fatto al reato di soggiorno illegale?
Sì, l’istituto è applicabile anche a questo reato, ma l’imputato deve dimostrare elementi concreti e straordinari che giustifichino la sua condotta, non bastando le normali difficoltà legate alla condizione di migrante.

Chi deve provare la sussistenza dei motivi che impediscono l’allontanamento dall’Italia?
L’onere della prova spetta interamente all’imputato, il quale deve allegare documenti o elementi precisi che dimostrino l’impossibilità oggettiva o soggettiva di lasciare il territorio nazionale.

Cosa succede se il giudice ignora una richiesta di continuazione dei reati?
Si configura un vizio di omessa pronuncia che comporta l’annullamento parziale della sentenza da parte della Cassazione e il rinvio a un nuovo giudice per l’esame della richiesta.

Termini giuridici

Particolare tenuità del fatto
Causa di esclusione della punibilità o procedibilità quando l'offesa è minima e il comportamento è occasionale.
Reato continuato
Disposizione che permette di unificare sotto un'unica pena più reati commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso.
Omessa pronuncia
Mancata decisione da parte del giudice su una specifica richiesta o domanda presentata dalle parti.
Ammenda
Pena pecuniaria prevista per le contravvenzioni, ovvero i reati meno gravi.
Giudice di Pace
Magistrato onorario competente a decidere su reati minori e controversie di modesta entità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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