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Inammissibilità ricorso Cassazione per motivi generici

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per spaccio di lieve entità. I motivi sono stati giudicati generici e assertivi, non in grado di confrontarsi adeguatamente con la logica motivazione della Corte d’Appello. L’ordinanza chiarisce i limiti per la concessione delle attenuanti generiche in presenza di recidiva qualificata e per l’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, sottolineando la rilevanza dei precedenti penali e della pericolosità della condotta.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44442 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 44442/2023)

Inammissibilità ricorso Cassazione: quando i motivi sono troppo generici

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre importanti chiarimenti sui requisiti di specificità dei motivi di ricorso e conferma principi consolidati in materia di attenuanti e di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione sottolinea come l’inammissibilità del ricorso in Cassazione sia una conseguenza diretta della presentazione di doglianze generiche e assertive, che non si confrontano criticamente con la sentenza impugnata. Analizziamo il caso per comprendere le ragioni della Corte.

I Fatti di Causa

Un individuo veniva condannato in primo e secondo grado alla pena di nove mesi di reclusione e 1.200 euro di multa per reati legati allo spaccio di stupefacenti, qualificati come di lieve entità ai sensi dell’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990. La condanna si basava sulle prove raccolte, tra cui l’osservazione diretta della cessione da parte degli agenti di Polizia Giudiziaria e le dichiarazioni dell’acquirente.

L’imputato, tramite il suo difensore, presentava ricorso per Cassazione, articolando cinque motivi principali, tra cui il vizio di motivazione sul diniego delle attenuanti generiche, della circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità, e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131 bis del codice penale.

L’Analisi dei Motivi di Ricorso

Il ricorrente lamentava una serie di presunte mancanze nella motivazione della Corte d’Appello. In particolare, contestava:

  1. Diniego delle attenuanti generiche: Si chiedeva il loro riconoscimento con prevalenza sulla recidiva contestata.
  2. Diniego dell’attenuante ex art. 62, n. 4 c.p.: Riguardante il danno patrimoniale di speciale tenuità.
  3. Mancato riconoscimento dell’art. 131 bis c.p.: Si lamentava l’assenza di motivazione sulla non applicabilità della causa di non punibilità.
  4. Illogicità della motivazione: Contestazione generica della sentenza impugnata.
  5. Violazione di legge: Si ipotizzava la possibilità di un proscioglimento nel merito.

La Decisione della Corte: l’Inammissibilità Ricorso Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. La ragione fondamentale risiede nella natura dei motivi proposti, giudicati “assolutamente privi di specificità in tutte le loro articolazioni e del tutto assertivi”. Secondo i giudici, il ricorrente non si è confrontato adeguatamente con le argomentazioni logiche e giuridicamente corrette della Corte d’Appello, limitandosi a riproporre le proprie tesi senza evidenziare vizi di legittimità concreti.

Le Motivazioni

La Corte ha analizzato punto per punto i motivi, smontandoli uno ad uno.

Per quanto riguarda le attenuanti generiche, la Cassazione ha ribadito che la Corte territoriale ha correttamente applicato l’art. 69, comma 5, c.p., che impedisce di concedere le attenuanti in regime di prevalenza in caso di contestazione di recidiva qualificata.

Sul diniego dell’attenuante del lucro di speciale tenuità (art. 62, n. 4, c.p.), i giudici hanno ricordato che, secondo le Sezioni Unite, essa è applicabile ai reati di spaccio solo se la condotta denota una finalità di lucro marginale e se l’evento dannoso o pericoloso è anch’esso di lieve entità. Nel caso specifico, la Corte di merito aveva correttamente evidenziato il pericolo per la salute pubblica derivante dalla natura della sostanza ceduta (droga pesante), escludendo così la tenuità del pericolo.

Infine, riguardo alla richiesta di applicazione dell’art. 131 bis c.p., la Corte ha sottolineato che la valutazione sulla tenuità del fatto è un potere discrezionale del giudice di merito. In questo caso, la decisione di non applicare la norma era stata ampiamente motivata sulla base dei precedenti penali dell’imputato, considerati indicativi di una “spiccata propensione criminosa” e di una “non marginale pericolosità sociale”, elementi ostativi al riconoscimento della particolare tenuità del fatto.

Le Conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale del processo penale di legittimità: un ricorso per Cassazione, per essere ammissibile, deve contenere critiche specifiche, pertinenti e argomentate contro la decisione impugnata. Non è sufficiente una mera riproposizione delle proprie difese o una contestazione generica della sentenza. La decisione evidenzia inoltre come i precedenti penali e la pericolosità sociale dell’imputato costituiscano un ostacolo quasi insormontabile all’applicazione di benefici come le attenuanti generiche o la non punibilità ex art. 131 bis c.p. La conseguenza dell’inammissibilità è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile se i motivi presentati sono generici, assertivi e non si confrontano in modo specifico e critico con le argomentazioni della sentenza impugnata. In pratica, non basta dissentire dalla decisione, ma bisogna dimostrare un vizio di legittimità (errore di diritto o vizio di motivazione) in modo puntuale.

La presenza di precedenti penali impedisce l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.)?
Sì, secondo la sentenza, i precedenti penali possono essere un elemento decisivo per escludere l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. Se i precedenti sono indicativi di una “spiccata propensione criminosa” e di una “non marginale pericolosità sociale”, il giudice può legittimamente ritenere che il comportamento non sia episodico e che l’offesa non sia di particolare tenuità, negando così il beneficio.

In un reato di spaccio, è possibile ottenere l’attenuante per aver agito per un lucro di speciale tenuità?
Sì, è possibile, ma a due condizioni cumulative. L’attenuante del lucro di speciale tenuità (art. 62, n. 4, c.p.) richiede che non solo il profitto sia marginale, ma anche che l’evento dannoso o pericoloso sia di lieve entità. Nel caso analizzato, la Corte ha ritenuto che la cessione di “droga pesante” costituisse un pericolo significativo per la salute pubblica, escludendo quindi la possibilità di applicare questa attenuante, a prescindere dall’entità del guadagno.

Termini giuridici

Inammissibile
Un atto, come un ricorso, che non può essere esaminato dal giudice perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Recidiva qualificata
La condizione di chi commette un nuovo reato dopo una precedente condanna, con specifiche aggravanti previste dalla legge, che comportano un trattamento sanzionatorio più severo.
Attenuanti generiche
Circostanze non specificate dalla legge che il giudice può considerare per diminuire la pena, valutando il caso concreto (art. 62-bis c.p.).
Art. 131 bis cod. pen.
Norma che prevede la non punibilità per reati per i quali è prevista una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, quando l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento non è abituale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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