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LexCEDpedia

Recidiva Qualificata

Definizione

Una circostanza aggravante che si applica quando una persona commette un nuovo reato dopo essere già stata condannata in passato, dimostrando una maggiore pericolosità sociale.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 318 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 82% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 9%
  • Rigettato 8%
  • Inammissibile 82%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 777%
  • Penale Sez. 219%
  • Penale Sez. 64%

Precedenti più richiamati

  • Cass. S.U. 3585/2020in 12 provvedimenti
  • Cass. 44610/2023in 7 provvedimenti
  • Cass. S.U. 20808/2018in 10 provvedimenti
  • Cass. 57755/2018in 9 provvedimenti
  • Cass. S.U. 5859/2011in 11 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Desistenza volontaria esclusa se la vittima blocca il furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un imputato colpevole di tentato furto in abitazione. L'uomo si era introdotto nel cortile di una casa privata, ma il proprietario lo aveva bloccato tempestivamente allertando le forze dell'ordine. La difesa sosteneva la sussistenza della desistenza volontaria e l'estinzione del reato per prescrizione. I giudici hanno respinto ogni richiesta. L'interruzione dell'azione non è dipesa da una scelta spontanea, bensì dalla reazione della vittima che ha materialmente impedito la fuga e il furto. Inoltre, per i fatti commessi nel 2018 opera la sospensione della prescrizione introdotta dalla Legge Orlando, che ha allungato i tempi di estinzione del reato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: tentato furto con violenza e ricorso bocciato
L'imputato ha sottratto beni e ha usato violenza e minaccia contro la vittima per garantirsi la fuga, commettendo subito dopo un ulteriore tentativo di sottrazione. I giudici di merito hanno qualificato l'episodio come rapina impropria e hanno applicato l'aumento di pena per recidiva qualificata, riscontrando una spiccata pericolosità sociale. L'autore ha proposto ricorso per cassazione contestando sia la definizione giuridica del fatto sia il calcolo della pena, sostenendo l'assenza di adeguata motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'imputato si è limitato a riproporre le medesime censure sui fatti già respinte in appello, senza criticare la logica dei giudici. Il collegio ha confermato la condanna definitiva e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: stop all’accusa malgrado la rapina
Due imputati hanno subito una condanna per rapina pluriaggravata con armi e uno di essi anche per ricettazione. Nel giudizio di rinvio, la corte territoriale ha confermato la loro responsabilità penale, respingendo i dubbi sollevati sull'attendibilità del riconoscimento visivo della vittima. I difensori hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo l'estinzione dell'accusa di ricettazione per decorso del tempo massimo. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze sull'identificazione e sulla rapina, ma hanno accertato la prescrizione del reato di ricettazione per uno dei condannati, escludendo che il giudicato parziale impedisse la cancellazione dell'accusa. La Suprema Corte ha ridotto la pena a quattro anni di reclusione per l'autore prosciolto e ha confermato la condanna integrale per il complice.
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Furti ripetuti e recidiva qualificata: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per plurimi episodi di furto, sia tentati che consumati. La difesa contestava l'applicazione della recidiva qualificata, sostenendo l'assenza di un effettivo pericolo sociale. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, evidenziando che l'atto riproponeva le medesime tesi già respinte dalla Corte di Appello senza apportare nuovi vizi di legittimità. I giudici di secondo grado avevano motivato in modo logico la persistente inclinazione criminale dell'imputato, dedotta dal suo intero percorso criminale e dai nuovi reati commessi. Ritenendo il ricorso meramente reiterativo e privo di fondamento, la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile, confermando la condanna definitiva e sanzionando il ricorrente con le spese di giudizio e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: la condanna resta ferma in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per tentato furto e furto pluriaggravato, commessi a fine 2019 con recidiva qualificata. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale valorizzando testimonianze e riprese filmate, confermando la severità della sanzione e negando le attenuanti generiche. Davanti alla Suprema Corte, la difesa ha contestato la recidiva e il calcolo della pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La questione sulla recidiva costituiva un motivo inedito, mai discusso in appello, mentre le critiche sul trattamento sanzionatorio risultavano totalmente generiche e prive di reale confronto con la sentenza impugnata. L'imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la richiesta di sconto aggrava i costi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione alla pena di un anno, un mese e dieci giorni di reclusione. Il condannato contestava la misura della sanzione decisa dalla Corte di Appello. In particolare, il difensore lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e la mancata esclusione della recidiva contestata. I Supremi Giudici hanno confermato la decisione dei magistrati di secondo grado, evidenziando la correttezza del calcolo della pena partendo dalla base legale minima. Il ricorso è risultato privo di specificità e finalizzato a richiedere un nuovo giudizio sul merito della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, condannando l'interessato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga e telefoni in carcere: condanna confermata per il detenuto
I giudici hanno condannato un detenuto per l'illecita introduzione di droga e telefoni in carcere. Le guardie avevano scoperto buste con stupefacenti e dispositivi mobili nella sua diretta disponibilità. L'uomo sosteneva di ignorare il contenuto dei pacchi consegnati dal cappellano della struttura. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva, giudicando del tutto illogico il coinvolgimento inconsapevole del recluso in un'operazione criminale così delicata. I giudici hanno inoltre negato le circostanze attenuanti generiche per via dei numerosi precedenti penali e dell'elevata gravità della condotta, applicando la recidiva qualificata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: patto valido esclude il ricorso
Diversi imputati, condannati per reati di spaccio e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, hanno impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione. Alcuni di loro avevano precedentemente chiuso il processo di secondo grado tramite il concordato in appello, concordando la pena con l'accusa. Nonostante l'accordo, hanno contestato la mancata assoluzione d'ufficio e l'eccessiva severità della sanzione. Altri coimputati hanno lamentato il mancato riconoscimento della lieve entità del reato e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili. Chi stipula un patto sulla pena non può rimettere in discussione il merito o contestare la valutazione dell'assoluzione, salvi vizi sulla volontà o pene illegali. I giudici hanno inoltre confermato la gravità dei fatti e la recidiva per gli altri coimputati, condannando tutti al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso in truffa pluriaggravata: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per concorso in truffa pluriaggravata continuata. L'imputato contestava il riconoscimento della recidiva qualificata e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno rilevato la totale genericità dei motivi di impugnazione. Il ricorrente non ha spiegato le ragioni giuridiche del dissenso né ha contrastato i fatti accertati in merito alla serialità delle condotte e all'assenza di pentimento. La Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando l'imputato al pagamento delle spese legali, alla rifusione della difesa della parte civile e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa Aggravata: La Prescrizione del Reato Salva gli Imputati
Due soggetti erano stati condannati per tentata truffa aggravata. Hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha infatti accertato che, considerando i periodi di sospensione, il termine massimo per la `prescrizione del reato` era già scaduto prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna, dichiarando il reato estinto. Questo evidenzia l'importanza del calcolo preciso dei termini di prescrizione in ambito penale.
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Ricorso Penale Inammissibile: Furto Aggravato e Recidiva, la Cassazione Decide
Due persone sono state condannate per concorso in furto aggravato. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza. Le condannate hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata disapplicazione della recidiva qualificata e l'eccessiva severità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le doglianze manifestamente infondate e meramente ripetitive di quelle già esaminate. Di conseguenza, le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Genericità Costa Cara al Lavoratore
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato, anche con recidiva qualificata. Ha presentato un ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo è avvenuto perché le argomentazioni del Lavoratore erano troppo generiche e astratte. Non indicavano chiaramente quali errori avessero commesso i giudici precedenti. Di conseguenza, il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di sostanze stupefacenti e dell'accertamento della loro destinazione alla vendita. Il giudice di merito ha negato le circostanze attenuanti generiche e ha applicato la recidiva a causa dei molteplici precedenti penali specifici commessi negli ultimi cinque anni. L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione dei fatti e il trattamento sanzionatorio. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile poiché privo di argomentazioni specifiche contro le logiche motivazioni d'appello, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa Aggravata: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di truffa aggravata e continuata. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la sentenza, riducendo la pena ma confermando la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza del reato di truffa per assenza di artifici e raggiri e il riconoscimento della recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati dal Lavoratore miravano a una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in Cassazione. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Truffa aggravata: la remissione di querela non estingue il reato
Un individuo è stato condannato per truffa aggravata, avendo venduto confezioni vuote al posto di telefoni. La vittima ha successivamente ritirato la querela dopo essere stata risarcita. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'estinzione del reato per remissione della querela. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, data la recidiva qualificata dell'imputato, la truffa era procedibile d'ufficio. La remissione della querela non estingue il reato quando la legge prevede la procedibilità d'ufficio, come nel caso della truffa aggravata da recidiva qualificata.
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Recidiva qualificata: no agli sconti di pena per i recidivi
L'Imputato è stato condannato per tentata rapina, lesioni e porto abusivo di arma da sparo. Contro la sentenza di secondo grado, L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata esclusione della recidiva qualificata e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del quadro sanzionatorio evidenziando una prolungata carriera criminale, caratterizzata da condanne per un totale superiore a 21 anni di reclusione, e la manifesta indifferenza verso i precedenti periodi di detenzione. Tale profilo manifesta una pericolosità sociale ingravescente. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rito abbreviato condizionato: Cassazione annulla aggravante e impone ricalcolo pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per usura ed estorsione. I giudici di merito avevano negato il rito abbreviato condizionato e applicato un'aggravante per danno patrimoniale di particolare gravità. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'Imputato per i reati. Tuttavia, ha annullato la sentenza nella parte in cui non riconosceva il rito abbreviato condizionato, ritenendo la prova richiesta necessaria. Ha anche eliminato l'aggravante del danno patrimoniale, giudicandola illogica. La Corte d'Appello dovrà ora ricalcolare la pena, riconoscendo lo sconto per il rito e senza l'aggravante. La condanna al risarcimento per la Persona Offesa è stata confermata.
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Dosimetria della pena: la Cassazione conferma la discrezione del giudice
Un Lavoratore, condannato per reato di droga, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la severità della pena (dosimetria della pena) e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la dosimetria della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché la motivazione non sia arbitraria. Inoltre, il giudice non deve rispondere a ogni singola deduzione difensiva per negare le attenuanti, ma solo indicare gli elementi ostativi. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione sulla recidiva qualificata, basata sui precedenti e sul fatto che il reato è avvenuto durante gli arresti domiciliari.
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Riciclaggio e Inammissibilità: Quando il Ricorso in Cassazione non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da due soggetti, condannati per riciclaggio. La Ricorrente contestava l'applicazione della recidiva qualificata, ma la Cassazione ha ribadito il divieto di far prevalere le attenuanti generiche su tale aggravante. Il Ricorrente lamentava un travisamento della prova e l'erronea qualificazione del reato. Tuttavia, i suoi motivi sono stati giudicati aspecifici e volti a una diversa valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'esito è l'inammissibilità ricorso in Cassazione per entrambi, con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione.
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Pena tentato furto: la Cassazione corregge la multa illegale
Un individuo è stato condannato per tentato furto aggravato con recidiva. La difesa ha contestato l'entità della pena, in particolare la multa. La Corte di Cassazione ha chiarito che la pena tentato furto deve essere calcolata entro i limiti specifici del reato tentato, non come semplice riduzione del reato consumato. Ha poi rilevato d'ufficio (di sua iniziativa) l'illegalità della pena pecuniaria inflitta. La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza nella parte relativa alla multa, riducendola da 400 a 80 euro, poiché l'importo originario superava i limiti legali. Il ricorso sulla pena detentiva è stato dichiarato inammissibile.
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