Inammissibilità Ricorso Cassazione per Abusi Edilizi: Analisi di una Sentenza
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema degli abusi edilizi, confermando la condanna di un imputato e dichiarando l’inammissibilità del suo ricorso. Questa decisione offre importanti spunti di riflessione sull’applicazione di istituti come la prescrizione, la remissione in pristino e la particolare tenuità del fatto, oltre a ribadire le severe conseguenze dell’inammissibilità ricorso cassazione quando i motivi sono manifestamente infondati.
I Fatti del Caso e le Decisioni dei Giudici di Merito
Il caso riguarda un imputato condannato in primo e secondo grado per una serie di reati edilizi previsti dal D.P.R. 380/2001. La Corte di Appello, confermando la decisione del Tribunale, aveva condannato l’imputato alla pena di 4 mesi di arresto e 30.000 euro di ammenda, pur dichiarando estinto un reato minore per l’avvenuto ripristino dello stato dei luoghi. Contro questa sentenza, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, basando la sua difesa su tre motivi principali.
I Motivi del Ricorso: Tra Prescrizione e Tenuità del Fatto
La difesa dell’imputato si articolava su tre punti chiave, ritenuti dalla Suprema Corte palesemente infondati:
- Omessa declaratoria di estinzione dei reati per remissione in pristino: Si sosteneva che il ripristino dello stato dei luoghi avrebbe dovuto estinguere tutti i reati contestati, e non solo uno.
- Omessa declaratoria di estinzione dei reati per prescrizione: Secondo il ricorrente, il tempo trascorso avrebbe dovuto portare all’estinzione dei reati.
- Omessa declaratoria di non punibilità per particolare tenuità del fatto: Si chiedeva l’applicazione dell’art. 131-bis c.p., sostenendo la scarsa gravità dei fatti.
La Decisione e le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Vediamo nel dettaglio le motivazioni alla base di questa netta decisione.
Le Motivazioni sull’Inammissibilità del Ricorso Cassazione
Il primo motivo è stato respinto poiché, come correttamente evidenziato dalla Corte d’Appello, l’effetto estintivo della remissione in pristino si applica solo alla specifica fattispecie prevista dall’art. 181 del d.lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), ma non si estende automaticamente alle altre contravvenzioni edilizie previste dal D.P.R. 380/2001.
Sul tema della prescrizione, la Corte ha chiarito un punto fondamentale. Ha ritenuto corretta l’applicazione dell’art. 159 c.p., come modificato dalla c.d. “Legge Orlando” (L. 103/2017), che prevede una sospensione del corso della prescrizione per un periodo di un anno e sei mesi. Grazie a questa sospensione, al momento della pronuncia della sentenza d’appello, i reati non erano ancora prescritti. Questo principio, affermato da numerose sentenze, si applica ai reati commessi a partire dal 3 agosto 2017.
Infine, è stata esclusa la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno sottolineato che la gravità degli abusi e la “pervicace volontà di proseguire” nell’illecito, anche dopo l’accertamento e tentando un condono, testimoniavano una condotta non occasionale e un’offesa tutt’altro che minima, incompatibile con i presupposti dell’art. 131-bis c.p.
Le Conclusioni
La sentenza in esame ribadisce con forza diversi principi. In primo luogo, l’inammissibilità ricorso cassazione non è una mera formalità, ma una sanzione concreta per impugnazioni prive di fondamento giuridico, che comporta costi significativi per il ricorrente. In secondo luogo, chiarisce che la remissione in pristino ha un ambito applicativo limitato e non costituisce un “salvacondotto” per tutti i reati edilizi. Infine, la decisione conferma la piena operatività della “Legge Orlando” nel calcolo dei termini di prescrizione, un elemento cruciale che gli operatori del diritto devono attentamente considerare. La condotta complessiva dell’imputato, caratterizzata da ostinazione nell’illecito, si è rivelata determinante nell’escludere benefici come la particolare tenuità del fatto.
Perché il motivo di ricorso sulla prescrizione è stato respinto?
La Corte ha applicato la cosiddetta “Legge Orlando” (L. 103/2017), che ha introdotto una sospensione del corso della prescrizione per un periodo di un anno e sei mesi dopo la sentenza di primo grado. Grazie a questa sospensione, i reati non erano ancora estinti al momento della decisione della Corte d’Appello.
La demolizione dell’opera abusiva (remissione in pristino) estingue sempre tutti i reati edilizi?
No. Secondo la sentenza, la remissione in pristino ha un effetto estintivo limitato alla specifica contravvenzione prevista dall’art. 181 del d.lgs. 42/2004, ma non cancella automaticamente le altre violazioni edilizie contestate ai sensi del D.P.R. 380/2001.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende. In questo caso, la somma è stata fissata in 3.000 euro.