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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso contro una condanna per spaccio di lieve entità. I motivi, incentrati su uso personale, particolare tenuità del fatto e trattamento sanzionatorio, sono stati giudicati generici e riproduttivi di censure già adeguatamente respinte nei gradi di merito, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. L’analisi sottolinea che l’inammissibilità del ricorso in Cassazione è una conseguenza diretta della mancanza di specificità e novità nelle doglianze presentate.

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Pubblicato il 8 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12303 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 12303/2024)

Inammissibilità Ricorso Cassazione: Quando i Motivi sono Generici

La Suprema Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale del processo penale: la specificità dei motivi di ricorso. Quando un appello si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte, senza una critica puntuale alla decisione impugnata, la conseguenza è netta: l’inammissibilità del ricorso in Cassazione. Questo caso offre uno spunto prezioso per comprendere i limiti del giudizio di legittimità e l’importanza di una difesa tecnica e mirata.

I Fatti del Caso

Il ricorrente era stato condannato in giudizio abbreviato alla pena di otto mesi di reclusione e 1066 euro di multa per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità, previsto dall’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/90. La sostanza in questione era marijuana, sequestrata in una quantità corrispondente a oltre 180 dosi medie singole. Contro la sentenza della Corte d’Appello, che confermava la condanna, la difesa proponeva ricorso per Cassazione.

I Motivi del Ricorso e l’Inammissibilità in Cassazione

La difesa articolava il ricorso su tre punti principali, sostanzialmente identici in due distinti atti proposti da due diversi legali:

  1. Mancato riconoscimento dell’uso personale: Si sosteneva che la sostanza stupefacente fosse destinata esclusivamente all’uso personale e non allo spaccio.
  2. Omesso rilievo della particolare tenuità del fatto: Si chiedeva l’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p., data la presunta minima offensività della condotta.
  3. Trattamento sanzionatorio: Si contestava la conferma della pena, ritenuta eccessiva, il riconoscimento della recidiva e il diniego delle attenuanti generiche.

La Corte di Cassazione ha giudicato tutti i motivi inammissibili. La ragione di fondo risiede nel fatto che le argomentazioni proposte non erano altro che una sterile riproduzione di censure già esaminate e motivatamente respinte dalla Corte d’Appello.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La decisione della Corte si basa su una logica procedurale rigorosa. Il giudizio di Cassazione non è un terzo grado di merito, ma un giudizio di legittimità. Il suo scopo non è rivalutare i fatti, ma controllare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e motivato in modo logico e non contraddittorio le loro decisioni.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva già spiegato, con argomenti giuridici corretti e non illogici, perché la destinazione allo spaccio fosse provata da indizi gravi, precisi e concordanti. Aveva inoltre motivato l’impossibilità di riconoscere la particolare tenuità del fatto, considerando la rilevante quantità di droga detenuta (oltre 180 dosi) e la natura abituale del comportamento. Infine, aveva giustificato la pena inflitta, di poco superiore al minimo, in relazione a un grave precedente non troppo lontano nel tempo.

I ricorsi presentati, secondo la Suprema Corte, non hanno mosso una critica specifica e puntuale a queste motivazioni. Si sono limitati a riproporre le stesse tesi difensive, senza spiegare dove e perché la Corte d’Appello avesse sbagliato nel suo ragionamento giuridico. Questa genericità e riproduttività delle doglianze rende il ricorso inidoneo a innescare un vero controllo di legittimità, portando inevitabilmente alla sua inammissibilità.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

La declaratoria di inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea una lezione cruciale per ogni difensore: un ricorso per Cassazione non può essere una semplice riproposizione delle proprie tesi. Deve invece consistere in un’analisi critica e tecnica della sentenza impugnata, individuandone i vizi di legittimità (violazioni di legge o difetti di motivazione) in modo chiaro e specifico. In assenza di tale specificità, l’esito più probabile è una declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione, con conseguente aggravio di spese per l’assistito.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici e si limitano a riprodurre censure già adeguatamente vagliate e respinte dal giudice di merito, senza muovere una critica specifica alle argomentazioni della sentenza impugnata.

È sufficiente non essere d’accordo con la valutazione dei fatti del giudice d’appello per ricorrere in Cassazione?
No, non è sufficiente. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti. Il ricorso deve evidenziare un errore di diritto o un vizio logico nella motivazione della sentenza precedente, non un semplice disaccordo con la ricostruzione fattuale, che è compito esclusivo dei giudici di merito.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
In base a quanto stabilito dall’art. 616 del codice di procedura penale, la dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 3.000 euro.

Termini giuridici

Inammissibilità
Condizione di un atto giuridico, come un ricorso, che ne impedisce l'esame nel merito da parte del giudice a causa di vizi di forma o di sostanza, come la genericità dei motivi.
Doglianze riproduttive
Motivi di ricorso che si limitano a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza criticare specificamente la motivazione della sentenza impugnata.
Particolare tenuità del fatto
Causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis c.p. per reati con pene contenute, quando l'offesa è di minima gravità e il comportamento non è abituale.
Cassa delle ammende
Ente pubblico in cui vengono versate somme di denaro derivanti da sanzioni pecuniarie processuali, come quelle inflitte in caso di dichiarazione di inammissibilità di un ricorso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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