Il caso e l’inammissibilità del ricorso per cassazione
Un detenuto avvia un reclamo contro i costi imposti dall’amministrazione penitenziaria per le copie cartacee dei documenti digitali. Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta del recluso e conferma la legittimità dei costi applicati. La persona detenuta sceglie di impugnare il provvedimento davanti ai giudici di legittimità.
Il difensore deposita l’atto di impugnazione lamentando questioni puramente disciplinari. L’impostazione difensiva genera subito una grave incongruenza tra la decisione contestata e le ragioni esposte nel testo del ricorso. Questa radicale divergenza determina l’inammissibilità del ricorso per cassazione.
La pertinenza dei motivi nell’inammissibilità del ricorso per cassazione
L’impugnazione davanti alla Suprema Corte richiede una rigorosa corrispondenza tra le censure proposte e la motivazione del provvedimento contestato. Il ricorrente deve attaccare in modo specifico le basi giuridiche e fattuali della decisione sfavorevole.
Nel caso analizzato, il difensore ha formulato un motivo incentrato sulle norme dell’ordinamento penitenziario in materia disciplinare. L’atto menziona l’ordinanza sul costo delle copie cartacee solo nell’intestazione introduttiva. Il corpo dell’atto difensivo ignora completamente il tema economico e amministrativo deciso dai giudici di merito.
I giudici di legittimità qualificano tali argomentazioni come totalmente inconferenti (prive di collegamento con la causa). L’omessa censura delle effettive ragioni decisorie equivale all’assenza totale di motivi, impedendo qualsiasi valutazione nel merito.
Le motivazioni: l’inammissibilità del ricorso per cassazione per difetto di correlazione
I giudici della settima sezione penale evidenziano come i motivi di doglianza non tocchino minimamente il contenuto del provvedimento impugnato. La difesa ha invocato violazioni di legge relative al regime disciplinare carcerario, dimenticando di contestare il regime tariffario sulle copie cartacee.
La Corte ribadisce un principio cardine del rito penale: il motivo di ricorso deve confrontarsi direttamente con la motivazione dell’atto impugnato. Quando le doglianze risultano del tutto slegate dall’oggetto della decisione, la Corte non può compiere alcuna verifica di legittimità. La mancata contestazione dell’effettiva decisione rende l’impugnazione giuridicamente vuota ed espone il ricorrente a sanzioni pecuniarie.
Le conclusioni: gli effetti pratici della pronuncia
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso proposto dal detenuto. La decisione definitiva conferma integralmente l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza sui costi delle copie cartacee.
Il ricorrente subisce conseguenze economiche rilevanti. I giudici condannano la parte privata al pagamento di tutte le spese processuali sostenute durante il procedimento. La Corte infligge inoltre la sanzione di tremila euro da versare in favore della Cassa delle ammende per aver promosso un giudizio manifestamente privo di fondamento.
Quando un ricorso per cassazione viene considerato inammissibile per motivi inconferenti?
L’atto è inammissibile quando le argomentazioni difensive non contrastano le ragioni del provvedimento impugnato, ma trattano questioni del tutto estranee alla decisione.
Cosa rischia chi presenta un ricorso privo di correlazione con la sentenza?
La parte soccombente rischia la condanna al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Il giudice di legittimità può correggere l’errore del difensore ed esaminare il caso reale?
No, la Corte di Cassazione valuta esclusivamente i vizi denunciati nei motivi di ricorso e non può sostituirsi alla difesa nell’individuazione delle censure.